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Rovereto: Caso Filzi, tre studentesse vogliono denunciare i loro professori

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Tre ex studentesse del liceo Filzi di Rovereto  intendono citare in giudizio i loro professori dell'esame di maturità

Rovereto, 5 settembre 2019. - Redazione*

A distanza di un anno e più non hanno visto alcun procedimento di accertamento e di verifica nei confronti dei docenti che denunciarono per gravi irregolarità e inadeguatezza professionale nell'esame di maturità che le guardò nel 2018.

 

Ad oggi intendono continuare la loro battaglia pur nelle mille difficoltà di un sistema giudiziario che da poche speranze a degli studenti che vogliono attaccare un procedimento amministrativo qual è l'esame di maturità. Ma loro non si arrendono, non rinunciano al bisogno di giustizia! Con il sostegno dei genitori, si sono rivolti ad un'associazione di consumatori che gli sta supportando nel predisporre un'azione giudiziaria nei confronti di questi docenti che dal loro punto le hanno danneggiate e quindi le devono risarcire.

I fatti risalgono al giugno del 2018 tre studentesse Chiara, Margherita e Linda del liceo Filzi con un brillante percorso scolastico alle spalle, un percorso di studi esemplare concludono il loro percorso con un esame poco gratificante e questo dovuto alla mancanza di correttezza e professionalità di alcuni docenti all'interno della commissione esaminatrice. Tra questi in particolare un docente, sulla cui nomina furono sollevate diversi dubbi. La questione fu subito posta all'attenzione dell'allora dirigente che tra tentennamenti, false attenzione e traccheggiamenti vari faceva perdere del tempo prezioso forse allo scopo di far placare gli animi e far demordere i genitori e i ragazzi dal tentare un'azione giudiziaria.

In particolare uno dei componenti la commissione, il prof. Catalisano, precisamente in sostituzione del prof. Fernandes commissario esterno, mantenne un comportamento oltre che poco etico e scarsamente professionale nei confronti degli studenti che sostenevano la prova in quel momento (urla, minacce di interrompere la prova o ritirare gli elaborati ecc...) ma, riguardo all'espletamento della prova scritta, diede addirittura informazioni che sviarono molti studenti dal corretto espletamento degli elaborati, guidandoli quindi nella direzione di focalizzare le loro energie ed il loro tempo su aspetti che invece si rivelarono secondari rispetto ai criteri di valutazione previsti dal protocollo. Indicazioni che spinsero quindi molti degli studenti coinvolti nell'esame a produrre una prova che portò poi a una valutazione scarsa e quindi ad un risultato assolutamente incoerente con i loro percorsi di studi.

Le ragazze a distanza di oltre un anno sono ancora di più indignate e determinate ad andare avanti per ottenere giustizia nei confronti di un sistema ingiusto e malato, che, anziché premiare e proteggerei ragazzi, li squalifica e li mortifica. "Abbiamo studiato con impegno e costanza, mantenendo ottimi voti per tutto il percorso di studi - ribadiscono con fermezza e rabbia le ragazze- . Non ci stiamo a farci sottovalutate da una prova che è stata condotta male e certamente non per colpa nostra, ma dell'istituzione che invece avrebbe dovuto garantirci con la nomina ed il controllo di persone qualificate di guidarci correttamente e valutarci equamente".

Il problema fu segnalato non solo al dirigente allora in carica, ma anche ai dirigenti di provincia che si occupavano della questione, ma distanza di un anno e mezzo nulla di fatto. Anzi al danno anche la beffa; i ragazzi hanno visto gli stessi docenti rinominati di nuovo in commissioni d'esame e nulla, assolutamente nulla di quel procedimento di accertamento che chiesero. Vi fu nella immediatezza della cosa la nomina di uno pseudo ispettore (che poi si scoprì non rivestire nemmeno la carica di ispettore) che fece un intervento assolutamente di facciata quasi a dare un contentino, facendo credere che stavano verificando, ma nulla di fatto.

Secondo DELSACONS che segue le ragazze con i loro studi convenzionati, il procedimento si sarebbe potuto annullare se fosse stato impugnato in maniera tempestiva davanti al TAR; i termini per l'impugnativa sono però brevi e questo non è più possibile, ma certamente si può tentare un azione risarcitoria nei confronti dei soggetti coinvolti, dipartimento compreso a tutela degli interessi delle ragazze che si sentono danneggiate da quel comportamento professionalmente scorretto e soprattutto dall'inerzia della provincia che non ha provveduto in nessun modo né a correggere in tempo l'errore aprendo un vero procedimento di verifica.

Vedremo come si svilupperà la vicenda tenendo conto della capacità delle istituzioni dell'autonomia sempre molto abili nell'imbavagliare e mettere a tacere tutto ciò che può danneggiare l'immagine immacolata dell'autonomia, ma anche della determinazione delle ragazze che, se pur tra le mille difficoltà nell'individuare un procedimento giudiziario corretto e le notifiche adeguate trattandosi di una situazione abbastanza anomala, non intendono demordere dal loro obiettivo.

* comunicato DelsaCons

Per Contatti :
Cell. 3888255730

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