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Cronaca sulla morte di un operaio

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Trento, 10 luglio 2019.Redazione*

Abbiamo intenzionalmente atteso una decina di giorni prima di intervenire sulla morte di Michele Demattè, l'operaio e collega deceduto lo scorso 29 giugno 2019 all'ospedale di Trento, a seguito di un colpo di calore mentre prestava servizio all'interno di UNIFARM. Lo abbiamo fatto per tentare di capire come sia stata possibile una morte così assurda e, soprattutto, per comprendere appieno le reazioni della direzione aziendale e delle rappresentanze "sindacali" ufficialmente riconosciute dalla ditta di fronte a questa tragedia.

Cambia il direttore d'orchestra, ma la musica è sempre uguale

Le condotte della dirigenza UNIFARM sono le stesse di sempre. Durante una manifestazione che organizzammo il 16 settembre 2014, esponemmo davanti alla fabbrica di Ravina uno striscione provocatorio che recitava: " SOPRA IL LAVORATORE L'UNIFARM CAMPA, SOTTO L'UNIFARM IL LAVORATORE CREPA".

Fummo accusati, dall'allora amministratore delegato, di essere degli estremisti, di lanciare accuse diffamanti per il buon nome della società, di immaginare problemi inesistenti, persino di inventarci le leggi sulla sicurezza. Ci dissero che saremmo stati tutti denunciati, che ci avrebbero "spazzato via" dall'azienda. A distanza di cinque anni, però, grazie alla nostra denuncia, l'impresa è stata costretta a sottoporre a visita di sorveglianza, dal medico competente, tutto il proprio personale. E così sono emersi numerosi casi di malattie professionali, di patologie invalidanti e sono molti i lavoratori e le lavoratrici dichiarati idonei alla mansione con limitazioni e prescrizioni nell'esecuzione del proprio lavoro. All'epoca facemmo anche notare che la nostra compagna e collega MARIA , sofferente di crisi epilettiche, non avrebbe potuto usare in servizio il terminale applicato sul polso sinistro e, se fosse stata sottoposta a visita di sorveglianza aziendale, probabilmente oggi sarebbe ancora qui con noi. Nonostante tutto, continuammo a denunciare fatti ed incidenti sul lavoro, al punto che la dirigenza arrivò persino a sponsorizzare una raccolta di firme fra il personale contro di noi e, in un'assemblea appositamente convocata dall'amministratore delegato durante l'orario di lavoro, venne annunciata in pompa magna una denuncia nei confronti dei nostri legali rappresentanti alla Procura della Repubblica. In realtà, nessuno di noi è stato penalmente punito, l'alto dirigente aziendale accusatore non c'è più (assieme a parte del suo staff) e l'unico ad essere stato condannato è proprio uno degli alti gradi dell'azienda per aver diffamato un operaio nostro associato in ordine al suo infortunio sul lavoro.

Con l'avvento della nuova dirigenza ci saremmo aspettati un cambio di rotta. Ma questa tragedia ha dimostrato il contrario, i padroni sono sempre padroni!
Michele si è sentito male venerdì 28 giugno 2019. Solo casualmente un suo collega si è accorto che era ancora in azienda fuori orario e, nel cercarlo, lo trovava riverso a terra in stato di incoscienza. Subito trasferito in ambulanza al reparto rianimazione dell'ospedale Santa Chiara di Trento, decedeva il successivo sabato 29 giugno 2019. Nonostante la notizia fosse trapelata già da domenica 30 giugno 2019, la direzione aziendale emetteva uno scarno comunicato solo alle ore 15:56 di lunedì 1° luglio 2019:

" Buongiorno, in merito a quanto riportato sui giornali locali del Trentino siamo addolorati per quanto accaduto al nostro dipendente alla fine del turno di lavoro. Il lavoratore, che svolgeva le proprie mansioni in locali idonei e climatizzati, era sottoposto a visite periodiche ed era stato ritenuto anche recentemente idoneo alla mansione sia dal medico competente che dalla commissione sanitaria provinciale. Oggi hanno avuto accesso le autorità competente a cui abbiamo fornito e forniremo il massimo supporto per ricostruire l'accaduto. Cordiali saluti. La Direzione".

Una dichiarazione squallida e tardiva, che lascia sgomenti, funzionale solo ad escludere ogni responsabilità dell'azienda sulla morte dell'operaio. Null'altro. Come ci ha fatto notare una dipendente, " per tutti colleghi venuti a mancare [si tratta di quelli deceduti fuori dall'ambiente di lavoro, n.d.r.] c'è sempre stato un momento di silenzio, interrompendo le attività lavorative dei due turni, anche da parte dei lavoratori operanti nei magazzini UNIFARM siti in Liguria e Sardegna. Ma per Michele non è stato così, è stato solo disposto in fretta e furia un minuto di silenzio in concomitanza dei funerali, quando buona parte degli operai non era in azienda". E' una condotta emblematica, atta solo a minimizzare e cancellare quanto prima la tragedia, senza incidere sulla produzione e sui profitti della S.p.A., più importanti della vita umana...

La Triplice è sempre la Triplice

La Triplice sindacale (CGIL-CISL-UIL e loro categorie) è sempre la stessa. Dapprima in pompa magna sui giornali con i propri segretari generali a strombazzare che non si può morire di lavoro. Poi richieste d'incontro all'assessore provinciale ed alla direzione UNIFARM. E poi le fatidiche, inutili assemblee organizzate per turno, promosse allo scopo di "aggiornare e valutare i fatti occorsi in azienda". Hanno dichiarato scioperi? NO. Hanno effettuato denunce? NO. Hanno proposto iniziative di lotta a tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori e delle lavoratrici? NO. Come ci ha riferito una dipendente, le assemblee sono state " utilizzate per riportare ai lavoratori ciò che ha comunicato loro la direzione: i locali di UNIFARM sono tutti climatizzati e il lavoratore era sottoposto alle visite mediche periodiche. Ovvero l'azienda è in regola. Le maestranze lì presenti hanno però sbugiardato l'azienda. Sono stati denunciati lavori manuali svolti all'esterno nelle ore più calde, reparti con temperature oltre i 40°C con farmaci stoccati per la partenza, furgoni fermi sotto il sole in attesa di caricare e reparti con umidità oltre il 70%. Altri operai tacciono, temono le ritorsioni di dirigenti, capi e capetti e non si fidano della triplice". Allora cosa fanno i funzionari di CGIL-CISL-UIL? E' la stessa dipendente a raccontarlo: " I sindacalisti girano la frittata indicando i lavoratori in assemblea come negligenti nella comunicazione con i loro R.L.S.[Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza, n.d.r.] oltre che a prendersela con uno di loro, colpevole di non essere presente alla riunione. Poi divagano. C'è un punto che viene completamente ignorato nelle assemblee: la morte sul lavoro di un collega!". Lo affermiamo senza mezzi termini, la Triplice è complice.....

Michele è stato "suicidato"?

Michele è deceduto per un colpo di calore. Così ha stabilito l'autopsia. Ma allora basta domandarsi: se l'operaio morto " era[stato] sottoposto a visite periodiche ed era stato ritenuto anche recentemente idoneo alla mansione sia dal medico competente che dalla commissione sanitaria provinciale" e se " svolgeva le proprie mansioni in locali idonei e climatizzati" (dichiarazioni aziendali),come è possibile sia deceduto per un colpo di calore sul posto di lavoro? Basta porsi questa domanda per comprendere che la versione aziendale, avallata dalla triplice, fa acqua da tutte le parti. Se lavorava in locali idonei e climatizzati, come si è potuto verificare il colpo di calore? Se svolgeva mansioni idonee al suo stato di salute, cosa ha provocato il colpo di calore stesso? Ci permettiamo di affermare, seppur con i dovuti distinguo (riferiti a mansioni e ambienti diversi), che la morte di Michele è assimilabile a quella dell'operaio Carmine Minichino dentro la MARANGONI SPA di Rovereto, avvenuta nell'estate del 2015.

Che fare?

Innanzitutto abbiamo chiesto un'assemblea alla direzione dell'UNIFARM, per raccogliere il maggior numero di informazioni dai lavoratori e dalle lavoratrici al fine di presentare un esposto dettagliato all'UOPSAL. Poi, secondo le decisioni che l'assemblea assumerà, vorremmo proporre sia una raccolta fondi per la famiglia di Michele, sia valutare iniziative di lotta a tutela della salute e della vita di tutti i lavoratori e le lavoratrici UNIFARM. Non vogliamo che questa morte resti impunita!

* comunicato stampa del Sindacato di base Multicategoriale del Trentino

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