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Roma sesta “regione speciale”

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Lettera Numero: 674

Verona, 19 aprile 2017. - di Leonardo Ferrari

Anche da chi non è attento alla politica una delle ragioni più comprensibili per le quali il Veneto ha diritto all'autonomia è il rispetto di un elementare senso di giustizia. L'art.3 della Costituzione recita: "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge..". Ma se Sicilia, Sardegna, Friuli Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige e Valle d'Aosta sono regioni a statuto speciale che godono di forme diverse di autonomia concesse per motivazioni di settant'anni fa, perché non possono goderne anche i cittadini di altre regioni?

Non è qui che si vuole analizzare se sussistano ancora quelle condizioni, ma se queste regioni sono autonome, non c'è motivo di negare l'autonomia ad un'altra regione che la chiede. Non tutte la chiedono. Ma il Veneto sì. Quindi logica, giustizia e legalità costituzionale vogliono che tale richiesta venga rispettata e l'autonomia concessa. Semplice.

Ma accanto alle cinque regioni "speciali" ce n'è un'altra, che proprio regione non è, ma che per numero di abitanti e finanziamenti è assimilabile. Si tratta di Roma, che con la scusa che è la capitale gode di uno status e di risorse assolutamente "speciali" nonostante sia arcinota l'incapacità dei suoi amministratori di dare servizi adeguati ai cittadini e di far quadrare i conti.

Ecco alcuni esempi illuminanti, tratti dal libro del ex sindaco Ignazio Marino "Un marziano a Roma".

"L'Atac tra il 2010 e 2013 aveva accumulato un disavanzo di ben 874 milioni di euro."
"Nel 2013 Roma doveva ancora pagare i terreni espropriati negli anni 50 per la costruzione del Villaggio delle Olimpiadi del 1960."
"La nuova Fiera di Roma, un investimento di 355 milioni di euro, è stata costruita su un terreno a rischio idrogeologico ed infatti diversi padiglioni sono già chiusi perché inagibili."
"Le gallerie utilizzate per un collegamento ferroviario urbano, inaugurato durante i mondiali di calcio del 1990 con la stazione di Vigna Clara, per la quale gli italiani pagarono 75 miliardi di LIRE, erano state chiuse dopo pochi giorni perché mal progettate e mai riaperte nei successivi 25 anni."
"I 16 sindaci che hanno preceduto la disastrosa epoca di Alemanno hanno accresciuto il debito, già presente nell'immediato dopo guerra, sino a raggiungere la somma di oltre 22 MILIARDI di euro che adesso devono essere pagati dai romani , con un prelievo fiscale aggiuntivo di circa 200 milioni di euro ogni anno, sia dal Resto degli italiani con altri 300 milioni di euro prelevati ogni anno dalle loro tasse."
"A Roma sono stati sottoscritti contratti che permettevano, ad esempio, ai macchinisti delle metropolitane di guidare poco più di 700 ORE all'anno, rispetto alle 950 ORE dei loro colleghi napoletani ed alle 1.100 ORE dei macchinisti milanesi, a parità di salario!!!!!"
"Roma ha raggiunto nel 2008 al termine dell'amministrazione Veltroni, ma come risultato di decenni, un totale di 22 MILIARDI e MEZZO di euro di debiti."
"Il parlamento autorizzava il Comune di Roma a trasferire i propri immensi debiti ad un Commissario nominato dal Governo. Il Commissario avrebbe dovuto pagare i debiti esistenti finanziando l'intera operazione con l'istituzione di una tassa addizionale comunale dello 0,4% a carico dei cittadini romani e con 1 euro a passeggero per l'imbarco sugli aerei in partenza dagli aereoporti di Roma. A questa somma che è di circa 200 milioni di euro, se ne aggiunge un'altra di 300 milioni di euro prelevati dalle tasse di tutti gli italiani, per un totale di circa 500 milioni di euro all'anno, senza un termine temporale preciso: sino a quando tutti i debiti di Roma saranno pagati."

Tutto questo senza considerare i finanziamenti statali per "Roma capitale" e i vari interventi urgenti a coprire i buchi dei vari ospedali romani. Si tratta insomma di una voragine di spesa dei soldi di tutti gli italiani che configura Roma come una sesta regione a statuto speciale, assistita come le altre cinque. Non si vede quindi il motivo di negare l'autonomia al Veneto che non ha bisogno di essere assistito dallo stato, ma che al contrario invia allo Stato risorse che poi non ritornano indietro.

Roma sesta “regione speciale”
 

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