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Finalmente giustizia, seppur parziale, è fatta

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Trento, 12 gennaio 2018. - Redazione*

Il giudice del lavoro presso il Tribunale di Rovereto ha emesso in data odierna le sentenze in merito ai 49 licenziamenti operati il 23 luglio 2015 dalla ARCESE TRASPORTI SPA di Arco (TN), a seguito di ricorso presentato da tutti (o quasi) gli autisti espulsi con la motivazione, risultata poi falsa, di "pesante e grave diminuzione del fatturato industriale pari a circa 40 milioni di euro nel quadriennio 2009-2012".

L'azienda arcense, dopo aver annunciato, durante le festività natalizie del 2014, la necessità di ridurre fortemente il proprio personale viaggiante in organico presso la sede trentina e le altre del Nord Italia, conveniva con le organizzazioni sindacali FILT/CGIL, FIT/CISL, UILT/UIL e la RSU, dapprima di collocare in cassa integrazione i lavoratori per circa 5 mesi (da febbraio 2015 a luglio 2015), poi di procedere al licenziamento collettivo di 49 unità lavorative.

Ovviamente le OO.SS. citate e (purtroppo) le RSU, senza nulla obiettare sui dati forniti dall'impresa in ordine ai motivi posti alla base del "licenziamento di massa", sottoscrivevano l'accordo il 23 luglio 2015, accettando di fatto tutti gli esuberi richiesti.

Gli autisti, però, abituati alla contiguità fra sindacati confederali ed aziende, hanno trovato valida sponda nelle organizzazioni sindacali di base (S.B.M. e Confederazione Cobas) con i quali hanno impugnato tutti i recessi, contestando le motivazioni dettate dalla direzione aziendale a giustificazione del processo di espulsione.

La causa di lavoro, gestita dagli avvocati Angela MODENA (del foro di Rovereto) e Dario ROSSI (del foro di Genova) in difesa delle maestranze licenziate, ha avuto inizio alla fine di maggio 2016, con il deposito dei ricorsi alla cancelleria del Tribunale di Rovereto e si è conclusa solo ieri con la lettura del dispositivo di sentenza in aula, poi depositata integralmente oggi.

L'iter giudiziale è stato complesso, soprattutto perchè il giudice del lavoro dottor Michele CUCCARO ha voluto vederci chiaro sulle reali motivazioni fornite dalla direzione aziendale a giustificazione dei licenziamenti.

Ha così nominato un Consulente Tecnico d'Ufficio (C.T.U.), nel caso specifico la nota commercialista dottoressa Marilena SEGNANA, alla quale ha affidato l'incarico di analizzare tutta la situazione economica e finanziaria del gruppo ARCESE.

Dalla relazione finale del perito nominato, ne è uscito un quadro alquanto diverso da quello prospettato dall'ARCESE TRASPORTI SPA in sede di trattativa.

Scrive il Giudice in sentenza: "Alla luce di tali articolate risposte [della disposta perizia, NdR], appare chiaro come: non vi sia alcuna evidenza e conferma del calo di fatturato lamentato dalla convenuta [ ARCESE TRASPORTI SPA, NdR] nella comunicazione di avvio della procedura (19.12.2014), essendosi, al contrario e secondo quanto evincibile dalla tabella riportata a pag. 4 della relazione integrativa della C.T.U.: a) verificata una significativa crescita del fatturato nel quadriennio 2009/12; b) interrotto nell'anno 2011 l'andamento negativo del risultato operativo; c) limitato ai soli anni 2009 e 2010 il risultato finale negativo: • la contrazione del "fatturato previsto per l'anno 2014 di quasi il 10%" costituisce un dato poco significativo, dal momento che è riferita esclusivamente al dato previsto per l'ultimo quadrimestre 2014 per la BU FTL in un documento interno ad uso aziendale e non rappresentando una contrazione rispetto al fatturato dell'anno precedente; • i dati relativi ad una "perdita di quasi 800.000 euro della BU FTL al giugno 2014" e ad una "perdita gestionale di € 2,5 mil. della BU FTL 2014" trovano riscontro unicamente in documenti aziendali interni inizialmente non prodotti, non verificabili in modo oggettivo da parte di soggetti esterni all'azienda o attraverso il confronto con il bilancio civilistico e, per di più, riportanti dati riferibili anche alle società trazioniste slovacca, polacca e rumena.

La comunicazione dd. 19.12.2014 va, pertanto, considerata come infedele e fuorviante, dal momento che ha enfatizzato i dati negativi e non ha, così, messo in condizione le OO.SS. (e l'autorità amministrativa) di valutare esattamente – nell'ambito del controllo preventivo loro demandato (si confrontino Cass. 750/2012 e 25758/2008) - la reale salute dell'azienda alla data di avvio della procedura che ha poi portato all'espulsione di ben quarantanove lavoratori".

In altre parole l'ARCESE TRASPORTI SPA ha mentito sapendo di mentire, continuando a ridurre personale nelle sedi nazionali ed incrementando quello delle società estere, soprattutto in Polonia, Slovacchia e Romania, ottenendo però i finanziamenti pubblici da parte della P.A.T. per lo scalo intermodale "fantasma" di Mori (oltre 12 milioni di euro). Su quest'ultimo punto, però, il giudice di primo grado non ha voluto indagare, limitandosi ad affermare che non è argomento di causa.

Per questi motivi ha dichiarato illegittima la procedura di mobilità, sottoscritta fra ARCESE TRASPORTI SPA e le OO.SS. FILT/CGIL, FIT/CISL, UILT/UIL nonché RSU nel luglio 2015, condannando l'impresa a risarcire, per ciascun autista licenziato, 20 mensilità della retribuzione globale di fatto, oltre a tutte le spese legali e le spese per la consulenza tecnica, per svariate centinaia di migliaia di euro.

La vittoria però è stata solo a metà, perché i lavoratori licenziati che hanno resistito per quasi 20 mesi in causa contro il colosso arcense, volevano anche la reintegra nel posto di lavoro che il Giudice di primo grado ha ritenuto di non riconoscere. Infatti la "vergognosa" legge Fornero prevede, tra le altre cose, che non tutti i licenziamenti dichiarati illegittimi dalla magistratura debbano prevedere la reintegrazione nel posto di lavoro, ma in alcuni casi è sufficiente il solo risarcimento economico dei lavoratori espulsi.

Gli avvocati Angela MODENA e Dario ROSSI hanno già annunciato ai sindacati di base (S.B.M. ed i propri associati hanno già dichiarato il proprio assenso) ed ai licenziati che questa sentenza non basta e che predisporranno appello per vedersi riconosciuta anche la reintegra nei posti di lavoro di tutti i licenziati.

La lotta contro ARCESE non finisce qui.

* comunicato del Sindacato di Base Multicategoriale - Trento

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