Lun01212019

Last update06:18:33

Back Cronaca Cronaca Cronaca Provinciale Cia e Taverna assolti: depositate le motivazioni della sentenza del Tribunale di Trento

Cia e Taverna assolti: depositate le motivazioni della sentenza del Tribunale di Trento

  • PDF
Valutazione attuale: / 10
ScarsoOttimo 

Il giudice del Tribunale di Trento aveva assolto lo scorso 21 setembre 2018 il consigliere provinciale e il giornalista dal reato di diffamazione a mezzo stampa per la querela dell'ex dirigente generale del Dipartimento della conoscenza Livia Ferrario

Trento, 8 gennaio 2019.Redazione

Dopo l'assoluzione pronunciata, nell'udienza del 21 settembre 2018, dal giudice del Tribunale di Trento dottor Giuseppe Serao del consigliere provinciale Claudio Cia e del nostro Direttore Claudio Taverna, all'epoca anche Direttore de "La Voce del Trentino" sono state depositate le motivazioni della sentenza ( sarà integralmente pubblicata nei prossimi giorni) che rigetta la querela della dirigente generale della Provincia Livia Ferrario «perché il fatto non costituisce reato».

Ecco il comunicato dell'ufficio stampa di Agire.

« Le frasi «incriminate» erano contenute in un comunicato stampa di Cia del gennaio 2017 che riguardava l'assegnazione delle cattedre dei docenti della scuola trentina, dopo il braccio di ferro sull'esclusione dei diplomati magistrati, mentre a Taverna veniva imputato un ipotetico omesso controllo. A fare scattare la querela, in particolare, due frasi: «In questa vicenda abbiamo pure visto dirigenti provinciali assecondare la volontà del politico di turno a favore di Tizio piuttosto che di Caio, assecondando interessi privati, anziché curarsi di applicare la legge nel rispetto del bene comune», e l'ironica affermazione che avevano «per così dire intrapreso atti che in buon trentino possiamo definire come "pestare un merdone"».

Il Tribunale ricostruisce nero su bianco una «effettiva situazione contenziosa venutasi a creare, stante l'originaria esclusione dei "docenti diplomati magistrali" nelle graduatorie provinciali "per titoli" della scuola elementare e che per effetto del ricorso avevano ottenutto la riammissione nelle stesse con previsione di un Commissario ad acta, individuato nella persona della Dott.ssa Beltrame, ma ciò, per effetto dell'avvenuta esecuzione da parte degli Uffici Provinciali preposti del provvedimento di ottemperanza del Consiglio di Stato dd. 3.11.2016, non aveva avuto poi, seguito».

Nel motivare la decisione, il giudice puntualizza che il diritto di critica non si concretizza nella mera narrazione dei fatti «bensì, nell'espressione di un giudizio o, più genericamente di un'opinione che, come tale, non può pretendersi rigorosamente obiettiva, posto che la critica, per sua natura non può che essere fondata su un'interpretazione, necessariamente soggettiva, di fatti e comportamenti». Ne consegue che «l'esercizio di un tale diritto, non può trovare altro limite che non sia quello dell'interesse pubblico e sociale della critica stessa qui certamente presente [...] mentre il limite deve invece, "intendersi superato", solo quando l'autore "trascenda ad attacchi personali, diretti a colpire, su un piano individuale, senza alcuna finalità di pubblico interesse, la figura morale del soggetto criticato...».

Ad avviso del Tribunale, discende l'assoluzione degli imputati con l'ampia formula perché il fatto non costituisce reato, in quanto: «non risulta, la valenza offensiva delle affermazioni in contestazione che si erano limitate ad evidenziare la situazione anche contenziosa che si era venuta a creare per effetto delle iniziative assunte dai docenti esclusi in un primo tempo dalle graduatorie d'insegnamento e prescindendo dalla questione circa la sua impunibilità/punibilità per l'incarico ricoperto da Cia [...]. Le espressioni incriminate attengono, quindi, ad una critica ammessa e lecita in un ordinamento che garantisce la libertà di manifastazione del pensiero, che non possono costituire reato, dal momento che non hanno trasmodato nella volgare contumelia, né nell'offesa alle qualità morali ed intellettuali della predetta dirigente e tanto più, erano provenienti da un esponente politico espressione dell'opposizione, quale era il Consigliere Provinciale CIA, pubblicamente critico nei confronti dell'operato provinciale, in materia di scuola, come dimostrato dal resoconto ufficile dei suoi interventi prodotti dalla difesa».

Parole, quelle sulla libertà di manifestazione del pensiero, che il Consigliere Cia ritiene importante evidenziare, anche alla luce delle polemiche proprio di questi giorni seguite alle sue opinioni sui corsi sulle relazioni di genere e sulle esternazioni pubbliche delle docenti che lo accusano di una non meglio precisata "caccia alle streghe".

Soddisfazione da parte del consigliere di "Agire per il Trentino", che vede concludersi positivamente l'ennesimo procedimento a suo carico, dopo il successo nella causa per fuga di notizie sensibili nel "caso termoculla" avviato dall'Azienda Sanitaria, l'assoluzione per il "caso firme" alle ultime elezioni comunali, l'archiviazione del procedimento per un presunto danno di immagine ad un giovane senegalese arrestato nei pressi di piazza Dante, e l'annullamento da parte della Commissione Centrale del Ministero della Salute del procedimento disciplinare avviato dall'ex Presidente IPASVI Luisa Zappini. Ora Cia attende l'esito dei rimanenti due procedimenti a suo carico, intentati dal sindaco di Cavedago per altrettante interrogazioni del consigliere.»

precedente articolo

Cia e Taverna assolti

Cia e Taverna assolti: depositate le motivazioni della sentenza del Tribunale di Trento