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“Navigare necesse est, Vivere non est necesse”

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( Plutarco, Gneo Pompeo diede ai suoi marinai i quali opponevano resistenza ad imbarcarsi alla volta di Roma, a causa del cattivo tempo...)

Monselice, 13 aprile 2018. - di Adalberto de' Bartolomeis

Antonino Trizzino nacque a Bivona, in provincia di Agrigento il 27 maggio 1899. Fu ufficiale pilota della Regia Areonautica, ma nel 1938 fu costretto ad abbandonare la carriera militare e divenne un giornalista.

Tra i suoi diversi scritti che pubblicò uno molto singolare, che suscitò non poco scalpore fu " Navi e Poltrone" edito da Longanesi nel 1958. In questo libro pose in risalto tutte le inefficienze delle azioni di comando da parte degli apparati militari quadro, di alto grado e responsabilità da parte della Regia Marina e della Regia Areonautica.

La collaborazione tra le due forze armate italiane del tempo, ancor prima che scoppiasse quella sciagurata ed assurda seconda guerra mondiale non fu tra le migliori, nel senso che i rapporti arrivarono ad essere persino pessimi.

La disfatta subìta senza combattere della Marina, nella notte dal 11 al 12 novembre 1940, decise le sorti della guerra tra l'Italia e la Gran Bretagna. Taranto fu una vera e propria Trafalgar italiana. L'eliminazione nel Mar Grande di ben oltre metà della nostra flotta da battaglia modificava profondamente la situazione militare ed il rapporto di forze che erano dislocate nel Mediterraneo: quelle italiane e quelle inglesi, naturalmente a sfavore dell'Italia.

È vero che la Regia Marina riuscì a non esporre a troppi rischi corazzate come il Vittorio Veneto, il Doria ed il Giulio Cesare, ma affondarono, lo ripeto, più della metà di quella che all'epoca veniva considerata una delle più importanti marine del mondo intero, per numero di battelli, specificità di classi, armamento e validissimo equipaggio, ma poi, dopo l'8 settembre 1943 quello che restò della Marina, poco più di un terzo, si consegnò agli inglesi su ordini impartiti, ben precisi.

Nel frattempo la gloriosa Regia Areonautica era quasi del tutto scomparsa perché distrutta. L'ammiraglio di Squadra Angelo Jachino si rammaricò del forte attendismo che permeava fino al 1943 da parte di Supermarina solo perché una strana e controversa situazione si era costituita a gradi molto elevati e di responsabilità in entrambi i ruoli delle due forze armate, al punto che "diplomaticamente" la storia lo riporta come semplice "prudenza", pur sapendo dove si trovavano ciascuna delle unità navali inglesi.

Sia l'ammiraglio Romeo Bernotti e sia l'ammiraglio Marcantonio Bragadin furono al corrente di molte cose sulle intenzioni da parte delle squadre navali inglesi comandate dal grande ammiraglio Lord Andrew Browne Cunningham. La ricognizione aerea italiana segnalò prima del bombardamento di Taranto un convoglio in pieno Mediterraneo centrale, diretto a Malta. Cosa ci facevano? Da Alessandria e da Gibilterra confluirono nel basso Mar Ionio numerose navi inglesi, come il giorno 10 novembre da Pantelleria e da Pianosa. Malgrado questo profluvio di notizie che non potevano lasciare dubbi sull'intensa e prolungata attività che il nemico si stava preparando a svolgere, l'ammiraglio Bragadin ritenne che l'alto comando navale italiano non si fosse potuto fare ancora un'idea esatta della situazione e le sue frasi furono: " in sostanza, se non l'avessero detto gli inglesi a guerra finita, noi non avremmo mai saputo cosa essi fecero in quei giorni".

Certamente gli inglesi non avrebbero mai potuto dirci quali fossero le loro intenzioni, ma era sufficiente sapere che essi erano fuori con tutte le loro navi per indurci ad affrontarli, per giunta sapendo di trovarli inferiori di forze. In buona sostanza la Marina subì passivamente l'intraprendenza del nemico, quantunque l'areonautica fece la sua parte, anche se incompleta ed imprecisa. Un altro ammiraglio, Inigo Campioni si chiuse con le sue forze nella baia di Taranto e trascurò le indispensabili misure di sicurezza non organizzando alcuna forza di vigilanza fuori dalla stessa baia per prevenire il probabile attacco degli inglesi, così che i britannici giunsero inavvertiti ed indisturbati.

L'ammiraglio Campioni, trucidato, purtroppo, dopo un mostruoso processo, nel 1944 in piena guerra civile, ammise che l'incursione di Taranto fu una clamorosa sconfitta, un insuccesso di vaste proporzioni, avendo perduto tre delle sei corazzate che gli erano state affidate. Tuttavia nulla valse per il suo infausto destino quando fu anche nominato sottocapo di stato maggiore della Marina. Egli divenne il supremo ispiratore e coordinatore delle operazioni navali, perché il suo capo di stato maggiore, ammiraglio Arturo Riccardi, che nello stesso tempo era anche sottosegretario di stato, era assorbito nell'attività politica. Così andarono le cose e la storia non smentisce per i documenti che non vennero distrutti, come invece accadde per altri.

“Navigare necesse est, Vivere non est necesse”