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Le responsabilità non scompaiono mai

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Monselice, 16 maggio 2018. - di Adalberto de' Bartolomeis

Sono ancora oggi molto vaste le zone d'ombra che la storia annota come ricerca delle responsabilità da parte dei vertici militari e della Real Casa Savoia riguardo un epilogo drammatico come fu quel famigerato 8 settembre 1943.

Abbandonando Roma, di fatto, in fretta e furia, senza un piano per poterla difendere, all'ultimo istante, si può dire, da quello che era un alleato, mutato in nemico ed invasore, volutamente gli Stati Maggiori di Forza Armata distrussero molti documenti che contenevano informazioni militari affinché non andassero in mano ai tedeschi. Tuttavia, le colpe che le vicende storiche hanno addossato al Re d'Italia, con il suo seguito di generali a capitolare di fronte al popolo italiano per sudditanza alle disposizioni che il governo anglo-americano impose a richiesta di volere mutare le condizioni da nemico a solo cobelligerante, ma non nuovo alleato, trovano la ricerca di un principale capro espiatorio che dovesse incarnare e diventare la rappresentazione di tutte le sciagure commesse come veri e propri atti criminali di guerra, in particolare, dal 1941 al 1943.

Solo a conclusione del conflitto sì pensò alla responsabilità che potesse avere un Pietro Badoglio, un Vittorio Emanuele III ed un Principe ereditario, Umberto II. Mario Roatta, generale di corpo d'armata, Capo di Stato Maggiore dell'Esercito due volte, fu colui che consigliò al Capo di Stato Maggiore Generale Maresciallo Badoglio e la Coorte del Sovrano tutte le modalità di come salvare la pelle da una sicura, imminente, cattura da parte dei tedeschi. Per questo non fu "premiato" ma destituito e successivamente arrestato quando il primo governo provvisorio italiano, a guida di Ivanoe Bonomi, ricevette pressione da parte delle imminenti potenze vincitrici di porre fine alla condotta di un militare non consona alle azioni commesse. Fu così che a questo generale cercarono di addossargli diverse responsabilità.

Divenne uno dei bersagli principali sul quale indirizzare tutte le colpe e gli errori dello Stato Maggiore del R.E. di Casa Savoia e di un inossidabile Maresciallo Badoglio che attraverserà indenne tutte le indagini, sia quelle sulle collusioni col passato regime fascista, sia quelle relative all'abbandono in mano germanica dell'intera Penisola, sia la responsabilità per la cattura di oltre 600.000 soldati italiani, finiti nei lager del Terzo Reich. l'Alta Corte di Giustizia di Roma condannò Mario Roatta all'ergastolo nel 1945 per diverse vicende: un presunto coinvolgimento nell'omicidio dei fratelli Rosselli nel 1937, resa colposa per la mancata difesa di Roma dopo l'8 settembre 1943, metodi e conduzione delle operazioni militari da lui rette al comando della seconda armata in Croazia dal 1942 al 1943.

Questi metodi da lui imposti nel periodo d'occupazione italiana nella ex Yugoslavia purtroppo previdero la distruzione di molti villaggi, nonché l'uccisione di molti civili. Tito e Stalin volevano la testa di quest'uomo ed i governi alleati non potevano stare a guardare, ancor prima della mattanza che avvenne, probabilmente, anche come ripicca da parte degli slavi con gli infoibamenti ed una moltitudine di esecuzioni sommarie tra il territorio dalmato, l'Istria, Trieste ed il Goriziano.

Addossare la maggior parte delle colpe a questo generale del Regio Esercito poteva rendere più possibile una ricomposizione degli odi interetnici, aumentando così un potere di contrattazione nel processo di accrescimento territoriale, naturalmente, a svantaggio dell'Italia, con i conseguenti risarcimenti dei danni di guerra. Si diffuse così, individuando questo capro espiatorio, come criminale, una specie di anteprima di una Norimberga all'italiana, con grande sollievo dei vari cortigiani Badogliani che potevano scaricare su questo militare tutte le loro colpevolezze e responsabilità. Vittima, ormai, di un giudizio storico implacabile Roatta riuscì a dissolversi nel nulla, fuggendo dapprima da un carcere romano, poi da un ospedale militare, divenendo così un'ombra ed applicando nella latitanza tutte le tecniche elusive che aveva appreso durante la sua lunga formazione militare ed in particolare nell'esperienza dei Servizi Informativi da lui diretti.

Attese come un fantasma l'evolversi degli eventi che lo portarono poi all'assoluzione ed annullamento di tutte le sentenze di condanna, una volta che il pericolo comunista poteva divampare in Italia e solo nel 1951 cominciò lentamente a riapparire. Come lui ebbe a dire in un suo diario " il segreto assoluto sulle proprie intenzioni e sui propri preparativi è in guerra, come tutti sanno, un elemento fondamentale di successo, come nelle circostanze ordinarie della vita". Lui lo applicò alla lettera.

Le responsabilità non scompaiono mai