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1943: rinasce l'Esercito Italiano

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Monselice, 3 dicembre 2019. - di Adalberto de' Bartolomeis

Il 27 settembre 1943 un generale di brigata italiano, Vincenzo Cesare Dapino è al comando della prima unità militare di circa 5.000 uomini del 1 Raggruppamento Motorizzato del Regio Esercito, ricostituitosi tra Bari, Lecce e Brindisi, con un governo di militari ed il Sovrano, Re d'Italia, Vittorio Emanuele III di Savoia.

Questa unità rappresentò il nascente esercito regolare che per la prima volta combatté al fianco degli anglo americani, ma non come nuovo alleato, bensì come cobelligerante. La diffidenza ed i pregiudizi da parte degli alleati fu fortissima nei confronti di sopraggiunti militari, ufficiali, sottufficiali e soldati, scampati alle catture, deportazioni e morti da parte dei tedeschi che, a seguito delle note vicende armistiziali dell'8 settembre 1943 considerarono loro, come del resto l'intero popolo italiano, dei traditori.

Purtroppo, in un primo tempo non è che "brillassero", altresì, i rapporti con i nuovi alleati, i quali videro Re, governo e militari con molto scetticismo, al punto che, almeno per un primo momento, fino dopo gli esiti delle due battaglie di Monte Lungo e di Monte Marrone, avvenute tra l'autunno del 1943 e la primavera del 1944, non ricevettero nessun aiuto.

Le ostilità pregiudiziali da parte degli alleati riguardarono non soltanto la scarsa fiducia nel mutamento di posizione da parte del nuovo governo italiano, ma purtroppo anche le pessime condizioni in cui si trovarono questi militari che, con uniformi logore, scarpe distrutte, armamenti individuali, quasi inesistenti, volevano dimostrare di non essere degli sbandati.
In buona sostanza, più gli inglesi che gli americani, non volevano che gli insorti militari italiani contro i tedeschi, benché, tardivamente, fu dichiarata guerra a quest'ultimi, solo il 13 ottobre 1943, si potessero riorganizzare e combatterli.

A Cefalonia si deve rammentare che il primo vero atto di guerra e purtroppo di resistenza, finì in un bagno di sangue italiano, contro il tedesco ed avvenne qualche settimana prima, per cui Monte Lungo fu niente meno che il secondo atto di guerra contro il tedesco, ma questa volta sul territorio italiano.

Le proteste del governo Regio e le insistenze dei comandi italiani in un primo tempo incontrarono forti ostilità da parte degli Alleati che semplicemente non si fidarono della possibilità di una riorganizzazione di un esercito italiano combattente e soltanto dopo molte esitazioni autorizzarono la costituzione di un'unità a livello di divisione leggera che sarebbe entrata in linea sull'Appennino, inquadrata nelle forze americane. Il 26 settembre 1943 il sottocapo di stato maggiore dell'esercito, generale Giuseppe De Stefanis, con l'ordine di operazioni n.761 Op. prevedeva che:
« Deve costituirsi il Primo Raggruppamento Motorizzato, con le seguenti unità: comando, un reggimento di fanteria motorizzato, un reggimento di artiglieria motorizzato, un battaglione controcarri, una compagnia mista genio, una sezione Carabinieri, un nucleo sanità, un nucleo sussistenza »

Il Raggruppamento venne posto alle dipendenze del II Corpo d'Armata americano, comandato dal generale Geoffrey Keyes, il 14 novembre 1943. La disponibilità di uomini era elevata, visto il numero di sbandati presenti nei campi di raccolta della Puglia, come Galatina, Maglie e Lecce, ma mancavano gli armamenti, il vestiario e i mezzi di trasporto.

Il Raggruppamento aveva la consistenza di una Brigata, essendo costituito dal 67º Reggimento di fanteria della divisione Legnano, dal LI Battaglione Bersaglieri allievi ufficiali di complemento, dall'11º Reggimento Artiglieria, dal V Battaglione controcarri, da aliquote del Genio e servizi.

Il Raggruppamento soffriva di carenza di ufficiali esperti, anche a causa del fatto che ad una richiesta del generale Dapino di ricevere alcuni ufficiali superiori, gli americani risposero che "nessun ufficiale in SPE deve entrare a far parte di questa nuova unità, perché gli stessi non lo gradiscono". Niente di più falso e pregiudizievole fu questo annuncio, per cui questo povero comandante dovette fare fronte a situazioni di difficoltà di ogni tipo e su diversi "fuochi" amici: dallo Stato Maggiore del Regio Esercito giunse l'ordine di inviare in licenza illimitata i sottufficiali non di carriera e i militari di truppa delle classi 1911 e 1912.

Per il Raggruppamento significò la perdita di circa 600 uomini fra i più addestrati, a tre-quattro settimane dal previsto impiego operativo. Quanto non bastassero i numerosi ostacoli che dovette affrontare questo generale ci fu anche il ministero della Guerra di Brindisi che si mise persino di traverso ad una richiesta di generi di conforto, dopo la prima battaglia di Monte Lungo, avvenuta l'11 dicembre.

Rimase storica la seguente comunicazione alla nuova unità operativa: "codesto Raggruppamento svolge attività a favore degli Alleati ed è da questi vettovagliato".
Dapino anche in questo caso dichiarò che in mancanza di rifornimenti, avrebbe provveduto a comprare di sua iniziativa quanto necessario alla truppa. Il generale stoicamente non cedette alle troppe difficoltà che gli resero personalmente momenti di vita difficili e per di più in pieno clima di guerra, per cui annunciò che avrebbe continuato a distribuire generi di conforto.
"Soldati che vivono per più giorni in posizioni di montagna, al freddo e alla pioggia, senza poter fare la tenda e confezionare il rancio e sottoposti a continue azioni di fuoco dell'avversario, e reparti che fanno faticose "corvées" notturne per trasportare in linea munizioni, viveri ed acqua non svolgono attività a favore degli Alleati ma rappresentano le sole truppe dell'Esercito Italiano che pesantemente stanno combattendo".

L'equipaggiamento lasciava purtroppo molto a desiderare e secondo gli osservatori alleati; furono riportate frasi di questo tipo: "Il materiale oltre che essere insufficiente, fa pietà" e in una nota degli osservatori alleati, uno degli interpreti italiani colse il pettegolezzo da cattiveria: "...sono degli straccioni.".
Contemporaneamente Radio Londra il 4 novembre parlava di un "forte e potente raggruppamento motorizzato dotato delle migliori e più potenti armi" ma che verrà ironicamente denominato "moto-appiedato".

La precarietà, di fatto, iniziava dalle uniformi, logore e raccogliticce. In una lettera che il generale Dapino inviò ai comandi del LI corpo e allo SMRE veniva elencata la mancanza di depositi di munizioni, automezzi, pneumatici e pezzi di ricambio, strumentazione del battaglione Genio, scarpe, giubbe per i motociclisti e impermeabili. La lettera rimase senza risposta.

Per valutare le capacità del reparto, il comando della V Armata statunitense fece predisporre una esercitazione tattica a Montesarchio il 26 novembre 1943, che però non soddisfece le aspettative degli Alleati tranne che per la 51ª sezione di sanità (lodata per la prontezza degli allestimenti e l'affiatamento dei portaferiti), ma li convinse comunque ad accettarne l'impiego operativo.

Il 29 novembre 1943 Keyes comunicò a Dapino l'intenzione di utilizzare l'unità in un'azione offensiva a Monte Lungo. Il 3 dicembre il Raggruppamento venne aggregato operativamente alla 36ª Divisione americana Texas. Qui, a Montelungo, il reparto ebbe il battesimo del fuoco, con perdite sanguinose e soprattutto un alto numero di dispersi. La guerra di liberazione da parte dell'Esercito del Sud si colloca in quel mese di dicembre di un anno denso di eventi.

Il piano elaborato dal comando della 36ª divisione "Texas" prevedeva un assalto simultaneo, da sinistra verso destra ai monti Maggiore, a cura del 142° reggimento di fanteria statunitense, a Monte Lungo, a cura del 1° Raggruppamento, a S.Pietro ed al Monte Sammucro, a cura del 143° reggimento fanteria statunitense ed a Quota 950, a destra del Sammucro a cura di un battaglione Ranger anche esso statunitense.

La sera del 7 dicembre i nostri soldati raggiunsero, in autocolonna, il bivio di Presenzano e, di qui, proseguirono a piedi per le basi di partenza. Il mattino dopo, sul campo di battaglia gravava una densa nebbia e appoggiati da un breve tiro di preparazione, coperti prima dall'oscurità e poi dalla nebbia, fanti e bersaglieri superarono di slancio le prime difese nemiche puntando risolutamente sulla quota principale di Monte Lungo.

Nel frattempo però le operazioni per i reggimenti statunitensi non andavano assolutamente bene.

L'azione dei fanti della 36ª "Texas" erano fortemente contrastate sul Monte Maggiore, a destra del Monte Lungo ed a sinistra di questo, sugli accessi per San Pietro Infine, mentre sia il Monte Sammucro che la quota 950, dopo un iniziale successo, erano state rioccupate da un contrattacco tedesco, facendo mancare al saliente centrale costituito dai nostri, ogni copertura sui fianchi

Tale mancanza di copertura sarà pagata a caro prezzo. Quando la nebbia si sollevó, i bersaglieri del LI battaglione, posti a sinistra del dispositivo d'attacco furono colti direttamente dal fuoco tedesco predisposto dai fianchi di Monte Maggiore verso il Monte Lungo.
Giunti di slancio in cima al Monte Lungo, percorrendo la via di massima pendenza, bersagliati dal fuoco che colpisce sui fianchi, i fanti del 67° reggimento riuscirono a colpi bombe a mano ad occupare la quota principale di Monte Lungo.

In seguito alle considerazioni espresse da Dapino al suo comando americano di riferimento, venne migliorata la coordinazione e l'appoggio d'artiglieria, e il Raggruppamento riuscì a conquistare Montelungo il 16 dicembre successivo.

Quel giorno, alle ore 9,15, fanti e bersaglieri italiani, preceduti da 45 minuti di preparazione della nostra artiglieria, ripartirono all'attacco del monte, questa volta con le spalle coperte dal 142° reggimento statunitense che aveva occupato il Monte Maggiore. I tedeschi, minacciati di fronte e di fianco, furono costretti al ripiegamento. Alle ore 12,30 la vetta era definitivamente in mano italiana.

Il bilancio complessivo delle perdite tra le due azioni fu di 79 morti e 89 feriti.

L'episodio fu marginale dal punto di vista della Campagna d'Italia, ma fu la prima occasione per le truppe italiane di essere ammesse a combattere contro i tedeschi come unità organica accanto alle forze alleate.

All'inizio del 1944 il generale Umberto Utili assunse il comando, mentre il generale Dapino venne chiamato ad assolvere altro incarico presso lo SMG del ricostituito Regio Esercito.

Alla fine della guerra, forse, per motivi comprensibili a forti amarezze sofferte in una guerra che lo logoró sul piano morale e fisico si ritirò a vita privata.

All'avvicendamento del generale Dapino seguì la rimodulazione del 67^ reggimento fanteria con il 68^, inquadrato con due battaglioni del 4º Reggimento bersaglieri che erano stati aggregati ed inseriti un battaglione di paracadutisti (su tre compagnie) della divisione Nembo, un reparto di alpini e uno di incursori, che portarono la consistenza numerica del Raggruppamento a 9500 uomini.

Il 5 febbraio il Raggruppamento venne aggregato al Corpo di Spedizione francese nella parte di Abruzzo vicina a Monte Marrone e il 4 marzo respinse un attacco tedesco. Il 26 marzo il corpo francese venne ritirato dalla linea del fronte e gli italiani furono posti alle dipendenze del II Corpo d'Armata polacco alle dipendenze del generale Wladyslaw Albert Anders.

Il 15 aprile anche i polacchi furono sostituiti e il Raggruppamento passò alle dipendenze britanniche, proseguendo la tendenza che voleva evitare la costituzione di unità italiane troppo forti dal punto di vista organico e sempre alle dipendenze di grandi unità alleate. A quel punto il Raggruppamento assorbì altri due battaglioni di paracadutisti ed altri reparti, arrivando a contare circa 14.000 effettivi e divenne il nucleo iniziale del Corpo Italiano di Liberazione, sempre comandato dal generale Utili, che arrivò a contare circa 30.000 effettivi alla fine del 1944.

1943: rinasce l'Esercito Italiano

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