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Un’Associazione per Elisabetta d’Austria

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Trento, 12 novembre 2014. - di Massimo Sannelli

Bisogna pensarla mentre guarda il mare, a Sanremo. Chi è nato da quelle parti conosce l'atmosfera. È l'inizio del 1898 e "l'Imperatrice occupa dell'Hôtel Royal la parte del primo piano a mezzodì e ponente, composta di sedici camere indipendenti fra di loro, prospicienti sui giardini dell'Hôtel e sui giardini Marsaglia. Lo splendido panorama che si gode dalla collina del Berigo, l'ha sedotta; non appena arrivata all'Hôtel scese in giardino, sola, e passeggiò a lungo".

E poi? Sappiamo che è sempre bella: "Porta con disinvoltura le sue sessanta primavere, essendo nata il 24 dicembre 1837; è slanciata di vita, e i lineamenti ben conservati dimostrano ancora come un tempo, e a ragione, fosse considerata fra le più belle donne d'Europa".

C'è altro? Sì, una nota di moda e di carattere: "Si sottrae agli sguardi dei curiosi dietro un ventaglio a dentelles abbastanza trasparente per vedere e non essere riconosciuta".

Come vive a Sanremo? Così: "Si leva regolarmente alle 5 e va a letto alle 22: è camminatrice instancabile e percorre spesso, in una sola giornata, quasi quindici chilometri".

Tutto questo è in un solo articolo di giornale, "Il Secolo XIX" del 9-10 gennaio 1898. Il necrologio sulla "Gazzetta genovese" del 12 settembre 1898 aggiunge qualcosa: "Al mattino, prima del levar del sole, era già sulla passeggiata, vestita a nero, camminando con passo svelto malgrado l'età... Si fermava sovente a conversare con operai o con lattivendole, e per tutti aveva una parola gentile. Nel pomeriggio usciva in vettura...".

Dovremmo correre a Sanremo e cercare, anche nelle memorie della gente. Potrebbe nascerne un film lento e chiaro, come la Morte a Venezia di Visconti. Su, Münchhausen, coraggio (io, e altri di una troupe ipotetica, che si tira su per i capelli); su, Mecenate (è da trovare, in un campo di esteti).

Elisabetta d'Austria non è una questione politica, e lei stessa è stata "inesperta della politica" (ma "tutta una fatale eredità di sangue le premeva intorno"), come scrive Ceccardo Roccatagliata Ceccardi sulla "Gazzetta genovese" del 13 settembre 1898. C'è anche una questione estetica, e quindi di resistenza della bellezza; e quindi di carisma. È un carisma affascinante e ibrido, che si nota sempre: "La sua persona sottile e slanciata, destava l'ammirazione dei passanti, i quali pur non conoscendola, la giudicavano senza errore, per una persona d'alto grado" ("Il Secolo XIX, 28-29 marzo 1893). Dieci anni dopo, Thomas Mann scriverà che un artista "si riconosce al primo sguardo", "ha qualcosa di regale e impacciato", come "un principe che si muova tra la folla". È il capitolo IV di Tonio Kröger.

Questo per dire che il carisma è fisico, prima di tutto. È qualcosa che si vede sempre, anche a sessant'anni.
Il carisma può essere anche etico e politico, ma solo dopo. Per politicizzare un carisma serve un'interpretazione. Bisogna vederci un'antitesi vivente al contemporaneo, ma solo ex post, come scrive Pietrangelo Buttafuoco sul "Foglio" del 19 aprile 2013. Buttafuoco si riferisce alla sorella dell'Imperatrice, ma il concetto si dilata bene: "È Maria Sophie Amalie von Wittelsbach Herzogin in Bayern, Sovrana delle Due Sicilie. Ecco, con una dolce Maestà come lei, può mai importarci il destino di una Repubblica?".

Nessuna politica, invece. Esiste una situazione intellettuale, che molti condividono ancora, per forza di carisma e di estetica. Per questo è nata l'Associazione Culturale Elisabetta d'Austria-Sisi, sotto la presidenza di Daisy Valdiserra. Il sito ufficiale avverte: "L'Associazione avrà lo scopo di diffondere l'immagine puramente storica dell'imperatrice, per restituire a questo complesso e interessante personaggio della monarchia asburgica un'identità il più possibile vicina al reale, cancellandone i cliché creati per mezzo della cultura cinematografica e letteraria attraverso visioni biografiche alquanto superficiali e romanzate".

Proprio così. Il carisma della Dolce Maestà impone delle regole e lo studio azzera la banalità del cliché. Bisogna disabituarsi all'irreale: perché il cliché è irreale, come sa ogni autore, soprattutto nel campo dei film.

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