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Un augurio genovese

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Trento, 24 dicembre 2014. – di Massimo Sannelli

È un Oggetto misterioso da scoprire. Primo indizio: si tratta di una cosa genovese. Secondo indizio: sono passati duecento anni, da un santo Stefano all'altro. Terzo indizio: è una fine e non un principio. Quindi, apparentemente, è la cosa meno natalizia del mondo, ma poi vedrete.

Duecento anni fa l'autonomia della Liguria-stato finisce. È un fatto vero e non piccolo, quindi ha a che fare con un sistema esteso di cose. Dopo l'annessione della Liguria al Regno di Sardegna, Girolamo Serra, il presidente del Governo provvisorio della Repubblica di Genova, firma l'ultimo proclama del suo Stato e lo fa pubblicare con una data incompleta: dicembre 1814, ma il giorno si sa, è santo Stefano. Ora Stefano Verdino ripubblica il testo, nella collana EdiTOIO a cura di Vittorio Laura, stampata da Tormena Editore, numero XXXVII della serie, in 300 copie.

E gli auguri?

Gli auguri sono impliciti in queste righe di Serra, anche per noi.

Dove sono gli auguri?

Ora è un po' difficile da spiegare: gli auguri sono nella dignità, sempre, giustizia più ragione più coscienza più tranquillità, come dice il Proclama. Non è poco, anche se bisogna chiudere la baracca: se uno lo deve fare, lo farà con grazia, sempre.

A futura memoria, quindi. Le parole sono queste, sotto lo stemma dei due grifoni: "Informati che il Congresso di Vienna ha disposto della nostra Patria riunendola agli Stati di S. M. il Re di Sardegna, risoluti dall'una parte a non lederne i diritti imperscrittibili, dall'altra a non usar mezzi inutili e funesti, Noi deponiamo un'Autorità che la confidenza della Nazione e l'acquiescenza delle principali Potenze avevano comprovata.

Ciò che può fare per i diritti e la restaurazione de' suoi Popoli un Governo non d'altro fornito che di giustizia e ragione, tutto, e la nostra coscienza lo attesta e le Corti più remote lo sanno, tutto fu tentato da noi senza riserva e senza esitazione. Nulla più dunque ci avanza se non raccomandare alle Autorità Municipali, Amministrative e Giudiziarie l'interino esercizio delle loro funzioni, al successivo Governo la cura delle truppe che avevamo cominciato a formare, e degl'Impiegati che han lealmente servito; a tutti i Popoli del Genovesato la tranquillità, della quale non è alcun bene più necessario alle Nazioni.

Riportiamo nel nostro ritiro un dolce sentimento di riconoscenza verso l'Illustre Generale che conobbe i confini della vittoria, e una intatta fiducia nella Provvidenza Divina che non abbandonerà mai i Genovesi.

Dal Palazzo del Governo, li [26] Dicembre 1814".

Un anno e mezzo dopo, la Francia restituisce a Genova il Sacro Catino, sequestrato da Napoleone. È il nostro Graal identitario, ma ora è rotto in dieci pezzi; anzi, un pezzo manca ancora. I simboli non sono lì per caso.

Un augurio genovese

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