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Libri e Letteratura

”L’epopea dei Savoia”

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copertina e quattro fotoProseguiamo con il 3° fascicolo. Gli opuscoli Liebig degli anni Trenta

Verona, 14 maggio 2017. - recensione di Sergio Stancanelli

Dopo "I conti guerrieri" ("Trentino libero" 28 aprile 2017), il terzo fascicolo della serie "L'epopea dei Savoia" (ma soltanto il secondo di cui sono in possesso: mi manca il primo) è "I condottieri" (da non confondersi con il fascicolo della "Collana storica" dallo stesso titolo, "Trentino libero" 26 aprile). Nelle sei pagine di testo (dopo la copertina, altre quattro sono occupate dalle illustrazioni interne ed una dalla pubblicità), i grandi capitani di cui l'anonimo autore narra le biografie sono il duca Emanuele Filiberto detto testa di ferro, figlio di Carlo II il buono, suo figlio Carlo Emanuele I il grande, il figlio di questi Vittorio Amedeo I, ed il principe Eugenio, del ramo collaterale dei Soissons, definito il più grande dei Savoia dal punto di vista puramente militare.

Memorie di un Nummomane di Demian Planitzer

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memorieTrento, 10 maggio 2017. - recensione di Stefano Dalla Via

Demian Planitzer (1) è un giovane autore della Valdadige veronese che nel suo ultimo lavoro letterario concentra la riflessione sul mondo della numismatica. Lo fa narrando le vicende di un onesto padre di famiglia la cui unica passione è quella di raccogliere monete, per amore della storia e dell'arte ma anche perché attratto dalla carica di significati emozionali e metaforici che si mischiano al metallo e fanno di quei tondelli rumorosi dei testimoni viventi delle vicende dell'uomo. Nel corso degli anni, però, l'amore per le monete si trasforma in uno scivolamento emozionale che attanaglia il suo equilibrio al punto da far ruotare la propria vita attorno al desiderio di possesso di quei tondelli di metallo, divenuti nel frattempo più importanti della fidanzata.

“Guerra senza odio” di Erwin Rommel

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copertina del libro Le alterne vicende della guerra in Africa settentrionale dalla nostra prima penetrazione in Egitto nel 1940 allo sgombero totale e definitivo del teatro di guerra con l'abbandono della Tunisia nel 1943 – Il comandante dell'Africa Korps riconosce il valore delle truppe italiane ed in particolare dei giovani fascisti volontari a Bir el Gobi, ma senza reticenze imputa l'esistenza di spionaggio a favore del nemico a Roma nel Comando supremo

Libri letti

Verona, 7 maggio 2017. - recensione di Sergio Stancanelli


Le memorie del maresciallo tedesco, che nella seconda guerra mondiale avrebbe dato la vittoria alla Germania una prima volta se il Führer del terzo Reich non avesse fermato le proprie forze corazzate in Francia consentendo alle truppe britanniche di reimbarcarsi sane e salve a Dunkerque, ed una seconda volta se la mancanza di rifornimenti non avesse fermato ad El Alamein gli italiani dell'Ariete e i tedeschi dell'Africa Korps ormai a cento chilometri da Alessandria e dal canale di Suez (senza considerare le misure chieste e non ottenute per contrastare l'invasione della Normandia), vanno dal dicembre 1939, quando si trova in Bordeaux e la sua licenza per le feste di fine anno viene sospesa a causa della difficile situazione in Francia (nel maggio del '40 la puntata di Abbeville decide l'esito della battaglia sul fronte nord) e poi von Brauchitsch gli conferisce il nuovo incarico di assumere il comando d'un corpo di spedizione che verrà inviato in Libia per aiutare gli alleati italiani in situazione critica, al maggio 1943, quando le truppe dell'Asse capitolano in Tunisia, abbandonando agli anglo-americani l'ultimo lembo africano ancora in nostro possesso: dopo di che Rommel ritorna in Francia per opporsi all'invasione alleata in Normandia nel '44.

Documenti d’un tempo che fu

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tre copertine relative all'articolo del 6 mggio 2017Verona, 6 maggio 2017. - di Sergio Stancanelli

D'un Sant'Andrea in Percussina non trovo traccia nell'elenco dei Comuni italiani: difatti è una frazione, precisamente del comune San Casciano val di Pesa. Che esista non avevo dubbi, poi che - mi trovavo in Firenze per un corso d'istruzione della Olivetti, - in data martedì 10 settembre un breve appunto a matita, che avrei dovuto poi volgere nei dettagli scrivendo a penna – cosa che non feci – sul mio diario reca: «Partenza da Firenze, Galluzzo; pranzo in San Casciano. Viale villa privata, Sant'Andrea, visita alla casa di Machiavelli. In Barberino caffè; Siena cena in pizzeria; Accademia chigiana concerto (Gamberini!); hotel Moderno». Ricordo: ero con la mia neosposa Maraki, la sera la condussi all'Accademia chigiana, il portone era aperto ma non c'era nessuno, salimmo al primo piano, spinsi la porta e ci trovammo in un salone dove era in corso un concerto. Al di qua dei posti a sedere tutti occupati, c'era della gente all'in piedi, e a contatto di gomito sulla sinistra mi trovai accanto un collega, di nome Gamberini, che avevo conosciuto a Genova in casa del mio maestro di composizione Mario Moretti, del quale pure lui era allievo, se pure più avanti di me. Si era recato alla Chigiana per perfezionarsi.

Il pieghevole, che con la mia datazione a matita S. Andrea 10.9.57, si trova - un po' ingiallito - nella mia biblioteca, reparto letteratura italiana, reca sulla facciata "LETTERA DI NICCOLO' MACHIAVELLI A FRANCESCO VETTORI, S. Andrea in Percussina li 10 Dicembre 1513". Il testo occupa intieramente le altre tre pagine. Esordisce con «Magnifico ambasciatore. "Tarde non furon mai grazie divine". Dico questo, perchè mi pareva aver perduta no, ma smarrita la grazia vostra, sendo stato voi assai tempo senza scrivermi......... Io mi sto in villa......... mi lievo la mattina con il sole» ecc. (ho rispettato, nel trascrivere, gli errori di ortografia e quelli di grammatica). Più avanti leggo: «Mangiato che ho, ritorno nell'osteria: quivi è l'oste, per l'ordinario, un beccaio, un mugnaio, dua fornaciai. Con questi io m'ingaglioffo per tutto dì giocando a cricca, a tricche-trach, e poi dove nascono mille contese» ecc. , e sul margine una mia annotazione a matita: cercare, che sottintende cosa significhi ingaglioffarsi. Significa farsi gaglioffo. Conclude la lettera – e parimenti non correggo l'errore di sintassi che vi ricorre – : «... chi è stato fedele e buono quarantatrè anni, che io ho, non debbe poter mutare natura; e della fede e bontà mia ne è testimonio la povertà mia. Desidererei adunque che voi ancora mi scrivessi quello che sopra questa materia vi paia. E a voi mi raccomando. Sis felix. Die X Decembris 1513. Niccolò Machiavelli.»

Il nome Machiavelli mi suggerisce un più antico ricordo. La guerra era in corso, correva se non erro l'anno 1944. Al liceo, il Cristoforo Colombo di Genova, avevo un docente di lettere che si chiamava Cicciarelli. Teneva lezioni come fossero state, più che conferenze, comizi. Un giorno, nel corso dell'ora d'italiano, c'intrattenne su Niccolò Machiavelli. Ne era entusiasta, e ne fece l'apoteosi. Ne parlava, non senza moderatamente gesticolare, come avrebbe potuto fare Benito Mussolini dal balcone di palazzo Venezia, ma con maggior passione. Noi - sciocchi più che maleducati, - decidemmo di applaudirlo: al solo scopo, sia chiaro, di canzonarlo. Ed il finale della proclamata lezione si prestò ottimamente allo scopo: «Ed è questo, signori, lo spirito di Niccolò Machiavelli, il cui cognome, fra parentesi, si scrive con una sola ci» (cito a memoria, qualche ex compagno di classe che mi legga potrà cortesemente correggere). Allo scrosciare dell'applauso, il professore prontamente si schermì con i gesti. Aveva creduto che il nostro entusiastico apprezzamento fosse sincero. E' una cattiva azione il cui ricordo mi perseguita da una settantina d'anni. Per inciso, anni dopo la fine della guerra, fondato il Circolo cineamatoriale genovese, feci conoscenza con il critico cinematografico del quotidiano "il Lavoro" Tullio Cicciarelli, che ci frequentava e che mi chiamò poi a collaborare al giornale. Era presidente nazionale dei Giornalisti cinematografici, e figlio di quel professore ch'era stato mio docente: ma fra loro non intercorrevano rapporti, poi che il padre era fascista ed il figlio antifascista – socialista per l'esattezza – .

Altro pieghevole, sempre di quattro pagine, è questo "BENVENUTI A BORDO! United states ship Franklin D. Roosevelt", di cui son debitore a mio fratello Aldo, il quale – evidentemente in considerazione dei miei interessi navali – me lo diede il 22 ottobre 1963. La foto della gigantesca portaerei (63mila tonnellate di dislocamento – non di «stazza», come con meraviglia e incredulità si legge in ultima pagina – ) troneggia in prima pagina ed invade in parte anche l'ultima, dove son riportati i dati tecnici dell'unità. Le due pagine interne, con in calce sei fotografie di aeroplani, evidentemente dei tipi imbarcati sulla nave, ospitano una lunga e dettagliata storia dell'unità - cui era destinato il nome "Coral sea" in rievocazione della storica battaglia del mar dei Coralli contro i giapponesi, ma che venne poi invece battezzata con le generalità del Presidente scomparso il 12 aprile 1945 per onorarne la memoria - . Il testo è zeppo, oltre che di refusi, pure di errori, non solo d'ortografia, ma anche di fatto: mi limiterei a rilevare «Nel maggio 1958 la "Roosevelt" fu donata [per dotata] di nuovi deflettori», e «Il 20 marzo 1961 la nave effettuó [oltre tutto con l'accento acuto] il suo centomilesimo (sic) atterraggio», se non ve ne fosse uno ancor più grosso: «Fu la seconda portaerei della classe "Midway" da 45mila tonnellate a venire costruita». L'errore, d'una rilevanza che non occorre sottolineare, è tranquillamente ripreso in internet, dove all'unità, nei suoi tempi una delle più grandi nel mondo, viene attribuito un dislocamento appunto di 45.000 tonnellate. Secondo gli Almanacchi navali italiani di quell'epoca (1966-67), l'unità, impostata nel 1943, varata nel '45 ed entrata in servizio questo stesso anno (per l'esattezza il 27 ottobre, giornata della Marina), dislocava 62.674 tonnellate, che il volume "Sommergibili, corazzate e altre navi" della collana "Militaria" ("Trentino libero" 3 maggio 2017) arrotonda a 60.ooo. La portaerei, rimodernata una prima volta nel 1947-48, subì – nel '55-57, credo – l'aggiunta di un secondo ponte trasversale per il magazzinaggio degli aerei, che tuttavia non dovette dare buoni risultati se – nel '66-70, credo – le furono aggiunti tre elevatori laterali esterni. Venne radiata per vetustà nel 1977.

Quando io non esistevo ancora, il fratello della mia mamma, tenente colonnello – poi colonnello – Mario Lèrtora, cavaliere di Vittorio Veneto, mutilato d'ambedue le gambe nella prima guerra mondiale (un altro, Angelo, vi aveva perduto la vita, sia pure per malattia), che aveva sposato l'infermiera la quale in ospedale l'aveva curato, Adele Giuditta Silvetti, aveva messo al mondo tre figli, Giuliano, Marcello e Roberto. Il secondo era morto ancor ragazzo per malattia, mentre il primo - nato nel 1921 - se ne era salvato ed era sopravvissuto, a detta di tutti, per le cure e l'assistenza prestategli dalla zia, allora non ancora venticinquenne e libera da impegni. Al corrente di quanto le doveva – rammento che veniva spesso a trovarci – , il nipote le era grato, le indirizzava cartoline di saluto quando si recava fuori Genova, e lasciata la città una volta terminati gli studi ginnasiali e liceali (ho io i suoi libri, con apposto il suo nome) per frequentare l'Accademia navale di Livorno, ramo Armi navali, le inviò in busta una cartolina che, intestata R A N con le lettere inframezzate dal nodo di Savoia, reca il motto E TAGLIEREMO I BOSCHI e sul verso la data 1941 e l'indirizzo cui scrivergli: Giuliano Lertora, regia Accademia navale, allievo I corso A. N. , Livorno, cartolina che ho ritrovato fra le carte della mia mamma allorché nel 1971 ella venne a mancare. Sette anni dopo, nel 1948, quando io m'affacciai ai verdi cancelli dell'Ardenza, ramo Stato maggiore, mio cugino Giuliano faceva parte dell'organico degli ufficiali dell'Accademia.

“Sommergibili, corazzate, e altre navi da guerra dal 1914 a oggi”

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MilitariaE' il 10° di 25 volumi-strenna "Militaria storia, battaglie, armate" editi da "il Giornale" a fini commerciali senza alcuna preoccupazione per una seria informazione culturale

Libri letti

Verona, 3 maggio 2017. - recensione di Sergio Stancanelli

Questo volume, di formato gigante (29.8 x 31.3) che la stampante non è sufficiente ad abbracciare, solidamente anche se non lussuosamente rilegato, è un tipico libro-strenna, che però alla lettura si rivela edito a scopi puramente commerciali, senza alcuna preoccupazione ch'esso possa costituire per il lettore uno strumento d'informazione serio, accurato e completo, annullando in tal modo il valore del dono.

“Tesei e i cavalieri subacquei” di Elios Toschi

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copertina e composizione Sergio Nesi comandante x Mas nell'AdriaticoUno dei due ufficiali di Marina che, sulla traccia della "mignatta" di Rossetti e Paolucci del 1918, crearono i "siluri a lenta corsa", racconta se stesso ed il collega Teseo Tesei dai primi tentativi alla foce del Serchio nel '35 al grande successo di Suda, dal fallito attacco a Malta del 26 luglio 1941 al trionfale esito della violazione di Alessandria il 18 dicembre di quell'anno, quando per merito di sei uomini della "Decima" l'Italia riportò la più grande vittoria navale di tutta la sua storia, letteralmente capovolgendo la situazione strategica nel Mediterraneo – Nel dopoguerra, in Italia cala il silenzio sulla nostra più grande impresa bellica: solo gli ex nemici, gli inglesi alla Camera dei Comuni e gli statunitensi all'accademia di Annapolis, ricordano le mai eguagliate capacità di Borghese e di Arillo, e l'ardire eroico degli uomini che, solitarî su un barchino esplosivo o a cavalcioni su un siluro, aggredivano le navi all'interno dei muniti porti nemici

Libri letti

Verona, 2 maggio 2017. – di recensione di Sergio Stancanelli

Nell'ormai lontano 1935, ancor prima della guerra d'Etiopia, due ufficiali della Marina italiana, gli ingegneri Teseo Tesei ed Elios Toschi, ambedue imbarcati su sommergibili, avendo a disposizione un appezzamento di mare alle foci del fiume Serchio in Toscana, sperimentavano uno strumento bellico da loro creato sulla base della "mignatta" con la quale Raffaele Rossetti e Raffaele Paolucci gli ultimi giorni della prima guerra mondiale avevano colato a picco la corazzata austriaca "Viribus unitis" nel porto di Pola: il "siluro a lenta corsa". In un momento di distrazione dell'uno, l'altro lo avvertì: - Attento, il maiale ti viene addosso! - .

Dopo la “Collana storica” e ”L’epopea dei Savoia”

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copertina e quattro foto SavoiaGli opuscoli Liebig degli anni Trenta. Pubblicati sotto gli auspici del Museo del Risorgimento in Milano

Verona, 28 aprile 2017. - recensione di Sergio Stancanelli

Dopo "I condottieri", unico fascicolo di cui sono in possesso d'una "Collana storica" dell'Istituto coloniale fascista con sede in Roma di cui costituiva il n°2 ("Trentino libero" 26 aprile 2017), passo ad occuparmi degli opuscoli della serie "L'epopea dei Savoia" (12 pagine ciascuno, copertina inclusa, stampati da arti grafiche Navarra s. a. in Milano), dei quali posseggo i numeri da 2 a 6.

“Collana storica” e “L’epopea dei Savoia”

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copertina e quattro fotoOmaggio della Compagnia italiana Liebig negli anni Trenta

Un opuscolo dell'Istituto coloniale fascista e cinque del Museo del Risorgimento in Milano – Fuori collane, un libretto della Gioventù italiana del Littorio in Genova

Verona, 26 aprile 2017. - recensione di Sergio Stancanelli

Nel reparto militare-politico-storico della mia biblioteca, trovano posto alcuni opuscoli non datati ma risalenti agli anni Trenta del secolo XX, editi per scopi pubblicitari dalla Compagnia italiana Liebig società anonima, Milano, e a suo tempo offerti in omaggio alla clientela. Uno di questi (12 pagine copertina inclusa) è titolato "I condottieri" e fa parte d'una "Collana storica" di cui costituisce il n° 2 ed è l'unico in mio possesso. Esibisce soldati col casco coloniale in marcia al sèguito della bandiera italiana – bianco rosso verde con stemma sabaudo - , alcuni procedenti sostenendo gagliardetti, i più armati di moschetti che portano a spall'arm, e seguiti da un carro armato di notevoli dimensioni, sorvolato da tre aerei, mentre sullo sfondo si disegna una grande Vittoria alata con le chiome al vento sostenente col braccio destro un fascio littorio.

“Rommel” di Desmond Young

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copertina del libro Libri letti

Verona, 23 aprile 2017. - recensione di Sergio Stancanelli

Il nome Rommel è talmente noto (eccezion fatta per il mio computer il quale si ostina a scrivere Rimmel) che persino un giovane amico ignaro d'una seconda guerra mondiale, m'ha detto sì, era un generale tedesco. Era, in verità, quando prese congedo dalla vita, maresciallo, maresciallo del Reich, di quel terzo Reich personificato da un Führer che, imputatolo di aver preso parte alla congiura del 20 luglio 1944 contro di lui, non volendo destare nella Nazione la perplessità d'un processo per alto tradimento contro un beniamino del popolo, gl'impose il suicidio, pena la persecuzione contro la sua famiglia. Desmond Young, brigadier generale britannico che del condottiero tedesco fu avversario e poi prigioniero sul fronte nordafricano, in questo libro ("Rommel", traduzione dall'inglese di Gilberto Forti, editore Longanesi & C., Milano, pagine 410, con 2 cartine nel testo e 5 fotografie f. t., 7ª edizione) ne narra la vita dal suo ingresso all'accademia militare al giorno in cui Adolf Hitler gl'impose il veleno.

“Diciannove incontri con Malenkov” di B. Svanidzé

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copertina del libro Il nipote di Stalin racconta come nel 1953, alla morte del suo sanguinario zio, l'uomo politico sovietico divenne per due anni presidente del Consiglio, si oppose alla politica revisionatrice di Chruščëv, e nel '57 venne espulso dal Partito comunista – Personaggi che si muovono fra intrighi, spionaggi e delazioni, arresti e processi senza diritto alla difesa, milioni di cittadini morti ammazzati o confinati in Siberia: questa era la Russia sovietica, della quale presso di noi erano estimatori milioni di imbecilli che per contro vituperavano il regime fascista il quale mandava gli oppositori politici al confino in località di villeggiatura e che in ventun anni non fece mai fucilare nessuno

Libri letti

Verona, 22 aprile 2017. - recensione di Sergio Stancanelli

L'autore di questo libro, Budu Svanidzé, incognito a tutte le enciclopedie che ho consultato, nacque nel 1895 in Didi-Lilo nel circondario di Gori (Tiflis), città natale di Josif Vissarionovič Džugašvili detto Stalin, da Alessandro, fratello della prima moglie di Stalin, della quale sua madre era cugina. Era dunque nipote acquisito del dittatore sovietico. Ricoprì varie cariche politiche e fu consulente finanziario dello statista Kliment Efremovič Vorošilov, allora comandante supremo sovietico in Ungheria, che alla morte di Stalin diverrà capo dello Stato sovietico sino al 1960.

“Il charter a vela” di C. Pedrini (ed. Mursia)

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copertina del libro Libri ricevuti

Verona, 15 aprile 2017. - segnalazione di Sergio Stancanelli

L'ufficio stampa dell'editore Mursia di Milano, che mi ha inviato il libro «con preghiera di recensione», e che non si prende mai il disturbo di dire grazie dopo che la recensione ha visto la luce ed il ritaglio gli è stato trasmesso, mi ha informato, con un comunicato stampa che ripete pari pari la nota pubblicata in ultima di copertina del libro, che l'autore è skipper e ha alle spalle dodici anni di navigazioni charter, senza però avere l'avvertenza di spiegarmi cosa significhino i termini «skipper» e «charter», i quali sino a prova contraria appartengono alla lingua inglese, e corrispondono in italiano alle parole «capitano » e «noleggiato».

“Racconti di guerra e di pace” di V. Manari

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copertina del libro Libri letti

Verona, 12 aprile 2017. - recensione di Sergio Stancanelli

Il possesso da parte mia di questo libro risale all'inizio del gennaio 1945, quando la guerra era già perduta ma noi non lo sapevamo e confidavamo nelle armi segrete, che erano tredici secondo padre Lombardi, concionante a Genova in piazza De Ferrari sotto i miei ingenui applausi mentre, ricordo, tra la folla una signora di passaggio si astenne dal fermarsi e guardandomi non nascose nell'espressione del volto tutta la sua compassione. Ne detenevo due esemplari, di uno dei quali feci dono nell'ottobre 1996 al signor Paolo Cappelletto quando qui in Verona m'invitava a cena in casa sua dopo che lo avevo rintracciato e intervistato per "il Giornale" di Milano quale autista del capitano Erich Priebke all'epoca del processo in corso contro di lui, terminato, nella patria del diritto caduta in mano all'arbitrio della prepotenza, con la sua assoluzione tramutata in condanna a furor di popolo.

“Ventiquattr’ore a Tobruk”

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copertina del libro testimonianze raccolte da Renato Migliavacca

Libri letti

Verona, 11 aprile 2017. - recensione di Sergio Stancanelli

Il 13 settembre 1942 pochi commandos da terra e pochi marines dal mare, con l'appoggio di un incrociatore, due cacciatorpediniere e venticinque navi da sbarco, nonché di centottanta aerei da bombardamento, tentarono un colpo di mano contro Tobruk rioccupata dalle truppe dell'Asse, con l'intento, non già riconquistarla, bensì di distruggervi i depositi di armi e munizioni e le scorte di benzina che consentivano l'avanzata dell'Africa Korps in Egitto, e di far saltare le attrezzature del porto, per poi ritirarsi: ma, nonostante la sorpresa, vennero prontamente contrattaccati e respinti dal battaglione San Marco prima che potessero attuare i loro piani.

“La donna della tempesta” di D. Bellomo (Mursia)

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La donna della tempestaUn romanzo su misura per chi accetti un linguaggio trasandato, sgrammaticato e volgare

Verona, 7 aprile 2017. - recensione di Sergio Stancanelli

Questo libro mi venne inviato dall'editore Ugo Mursia «per recensione su Rivista marittima». Evidentemente si trattava d'un errore, poi che io non sono stato mai collaboratore della "Rivista marittima". Ero invece, da decenni, recensore librario del mensile "Lega navale" di Roma, al cui direttore, comandante Claudio Ressmann, con lettera 2 giugno 2006 proposi la recensione, ricevendone risposta che un esemplare del libro essendo pervenuto anche alla rivista, la recensione non interessava. Ma non fu per questo che, dopo averne letto le prime pagine (sedici per la precisione), ne abbandonai la lettura, bensì per lo schifo provato nel corso della lettura stessa: del che ho avuto conferma ora, rileggendo quelle pagine senza riuscire ad andare oltre.

“Cacciatori di navi” di F. Quilici (Mondadori ed.)

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copertina del libro Libri ricevuti

Verona, 4 aprile 2017. - di Sergio Stancanelli

Folco Quilici, ferrarese come il mio amico e coetaneo Carlo Segàla ma con sul groppone due anni meno di noi, noto soprattutto quale documentarista cinematografico ("Sesto continente", 1954, passato sotto silenzio dalla giuria della mostra di Venezia ma primo premio assoluto al festival di Mar del Plata in Argentina), è anche scrittore, e quando nel maggio 1984 usciva negli Omnibus di Mondadori questo "Cacciatori di navi", di tipologia non specificata ma romanzo d'avventure, aveva al suo attivo, oltre allo stesso "Sesto continente" in volume (premio Marzotto 1955), oltre trenta titoli di libri, tutti da lui medesimo illustrati.

“Il marinaio di Gibilterra” di Marguerite Duras

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copertina del libro Dove si ride molto, si beve non meno, si capisce altrettanto, e si finisce per far perdere la pazienza

Libri ricevuti e letti (almeno in parte)

Verona, 29 marzo 2017. - recensione di Sergio Stancanelli

Questo libro non proviene dalla mia mania di accaparrarmi ogni titolo che abbia attinenza con il mare: mi venne donato dall'amico Lorenzo Franchi, che già altra volta ho ricordato, orbo d'un occhio a Bir el Gobi, medaglia d'argento e croce di ferro appuntatagli da Rommel, giornalista mio predecessore quale corrispondente da Verona del "Secolo d'Italia".

“Infrazioni e sanzioni marittime” di G. Santoni (ed. L. Robuffo)

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copertina INFRAZIONILibri ricevuti

Verona, 25 marzo 2017. - segnalazione di Sergio Stancanelli

Questa pubblicazione si propone di facilitare la conoscenza delle norme nel settore marittimo a tutti coloro che per lavoro o per svago svolgano attività sui nostri mari, e contestualmente è indirizzata agli organi di polizia con lo scopo d'essere uno strumento di lavoro di consultazione semplice per il reperimento immediato di quanto ricercato. La necessità di riunire in un testo unico il materiale in oggetto è determinata dal fatto che le disposizioni legislative ed i diversi regolamenti esistenti rendono la materia vasta e complessa.

“Codice internazionale dei segnali” (editore A. Giuffrè)

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copertina del uniti Manuale di ricerca e salvataggio, Norme per prevenire gli abbordi in mare, e Bandiere navali e nazionali

Libri ricevuti

Verona, 24 marzo 2017. - segnalazione di Sergio Stancanelli

Inviatomi per recensione in terza edizione, questo volumetto curato da Dante Gaeta e pubblicato da Giuffrè (272 pagine, in origine lire 9.ooo), dopo una Prefazione che fa parte del testo integrale del Codice, e dopo una Introduzione di 46 pagine che include i Segnali ad una lettera, espone separatamente i Segnali a due lettere, quelli a tre lettere, e una Appendice al codice dei segnali. Segue e chiude l'opera, che contiene anche le Norme per prevenire gli abbordi in mare e, a colori, sei pagine di bandiere navali e quattordici di bandiere di tutti gli Stati, un Manuale di ricerca e salvataggio.

“Un anno di guerra”

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copertina del  libro Cronache dei combattimenti sui fronti francese, jugoslavo, greco, libico ed etiopico, sul mare e nell' aria, dal discorso di Mussolini del 10 giugno 1940 a quello del 10 giugno 1941

Libri del tempo di guerra

Verona, 23 marzo 2017. - di Sergio Stancanelli

Acquistato su una bancarella dell'usato in Trieste nell'aprile 1963, questo "Un anno di guerra", senza indicazione d'autore né d'editore né di data, stampato da Novissima in Roma, brossura con sovracopertina, pagine 124, in origine lire 2, con 55 fotografie fuori testo, molte delle quali a doppia pagina, e 5 cartine nel testo, contiene un'esposizione degli avvenimenti concernenti il nostro Paese, che va dal periodo della non belligeranza al primo anniversario dalla dichiarazione di guerra, racchiusi fra lo storico discorso del Duce del 10 giugno 1940 al popolo italiano e quello ampolloso e chilometrico del 10 giugno 1941 alla Camera dei fasci e delle corporazioni.

“I somari” di Alan Clark

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copertina del libro La tesi secondo cui soldati valorosi sarebbero affidati a comandanti incapaci, è pretestuosa, e molti dei pretesi somari menzionati a centinaia nel testo, privo d'un repertorio dei nomi, sono incogniti ed irreperibili

Libri letti (almeno in parte)

Verona, 22 marzo 2017. - recensione di Sergio Stancanelli
«Il numero dei soldati inglesi caduti nelle prime due ore della battaglia di Loos, durante la prima guerra mondiale, supera la cifra totale dei morti e feriti britannici durante lo sbarco alleato in Normandia nell'ultimo conflitto.» Così esordisce la presentazione editoriale del libro "I somari" di Alan Clark (The donkeys, 1961), traduzione dall'originale inglese di Giuseppe Cacioppo (Longanesi & C., Milano, pagine 348, con 5 cartine n.t. e 18 fotografie f.t.).

“Nudi alla meta” di Aldo Lualdi, ovvero la saga della retorica

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Copertina del libro Libri letti (almeno in parte)

Verona, 20 marzo 2017. - di Sergio Stancanelli

È un susseguirsi di affermazioni generiche prive di riscontri, una ripetizione continua di giudizi negativi per partito preso su tutto e su tutti nei confronti dell'Italia fascista, non senza incursioni nell'invenzione con conseguente generazione di vere e proprie falsità, idonee ad essere acquisite dal lettore quali verità documentate e storicamente accertate
di Sergio Stancanelli

 

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