Ven12132019

Last update03:13:45

Back Cultura e Spettacolo Arte e Cultura Libri e Letteratura Quale dinamismo? Quale fluidità?

Quale dinamismo? Quale fluidità?

  • PDF
Valutazione attuale: / 15
ScarsoOttimo 

Trento, 1 aprile 2016. – di Massimo Sannelli

In Lotta di Classico Elisabetta Brizio ha citato un pensiero di Remo Pagnanelli: «Il mito del libro 'unico' come continuo diario lirico è veramente tramontato perché inerente a un concetto idealistico e metastorico dell'opera d'arte nonché sottomesso al principio statico della irrepetibilità.

A questo si sostituisce il libro 'unico' come dinamismo, continua e giornaliera rimessa in gioco, fluidità della materia che si prolunga, pensiero che non si dà pace fin quando il suo essere informe non si trasferisce in immagini». Poi Brizio mi chiede: «È d'accordo?». Come al solito, io ho negato le qualità della mediazione. Il sistema borghese, mafioso, accademico, politico sta svanendo – per inadeguatezza, per invecchiamento e morte dei protagonisti, per autoimposizione di quello che Paolo Barnard chiama giustamente «Vero Potere» – e proprio ora si dovrebbe mediare con ciò che in Italia (e solo in Italia) è piccolo? Ecco la risposta.

Siamo nel 2016. Ora quelle due parole, dinamismo e fluidità, sono esplose. Non significano piú nulla di quello che significavano nel 1980. Oggi sto scrivendo direttamente in inglese i testi per un e-book di fotografie di Marym Arif, che vive a Lahore. Nel 1980 era pensabile un asse monolinguistico tra Genova e Lahore? Credo di no. Era pensabile che avvenisse in tempo reale? No.

E allora? Il libro 'unico' è un mito culturale, e il dinamismo del 1980 non esiste piú. Voglio essere sincero: io rimpiango il mondo in cui Anaïs Nin è amica di Henry Miller. Rimpiango il mondo in cui Contini e Pasolini hanno solo dieci anni di differenza, ma si danno del Lei. Rimpiango il mondo in cui il ragazzo Furio Jesi parla alla pari con Kerényi. Mi manca quel miscuglio di grandezza e di eleganza, va bene? Ma io devo stare in questo tempo e resistere.

Mi dispiace dirlo, ma Fortini e Pagnanelli, Sereni e Sanguineti – sí, anche il mio maestro – sono passati, tutti. Sono grandi, anche grandissimi (grandissimi italiani). Ma sono passati, perché il loro ambiente e il loro laboratorio sono stati sommersi.

E come faccio a pensare al libro unico, come ideale o come realtà, quando – oggi, 2016 – quasi chiunque può fare un'opera multimediale? A costo zero, praticamente. Quanto sarebbe costato fare nel 1980 il film L'arte del Fauno? E quanto costa ora? Se il mattatore – io – lavora gratis, non costa quasi nulla.

Il vero dinamismo è tecnico, oggi: se tecnicamente puoi essere dinamico, nessuno te lo impedisce; e poi è caratteriale: se vuoi essere dinamico, lo sarai, punto e basta. E poi: il mondo esiste, propriamente. È tutto connesso, multiforme e transnazionale (e lo sarà sempre di piú).

E quindi: un libro sull'«opera poetica di Vittorio Sereni» era anche necessario nel 1980, ma solo in Italia. Oggi no. Può essere necessario ai tifosi locali, ma non è necessario né a Lahore né a Brasilia. Perché la sfida è – diciamo la parola grossa – rigorosamente mondiale.

Poi voglio la concretezza della leggerezza, e leggerezza significa anche una sana leggerezza di fronte ai miti italiani e ai poteri italiani. Il Lavoro non è un Divertimento, ma deve piacere e dare Piacere (e dispiacere alla palude). Altrimenti è un lavoro che non serve.

Quale dinamismo? Quale fluidità?

Chi è online

 138 visitatori online