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“La laguna di Truk” di Enrico Cappelletti

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Era base giapponese nel Pacifico di navi da guerra e di navi trasporto requisite, oltre cinquanta delle quali, affondate fra il 1941 e il '45 dall'aviazione statunitense, in particolare durante tre attacchi massicci il 17 e 18 febbraio e il 29 aprile 1944, sono state individuate da subacquei italiani sui bassi fondali ricoperte di inflorescenze e di coralli– Ora è diventata un paradiso meta di appassionate escursioni per i subacquei di tutto il mondo

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Verona, 13 luglio 2017. - recensione di Sergio Stancanelli

Truk è il nome del più popolato – oggi – fra gli Stati che fanno parte nell'oceano Pacifico della federazione della Micronesia. Situato a sud delle Caroline, abitato da 38mila persone, è costituito da un numero grandissimo e mai accertato di atolli e da circa trecento piccole isole. Il centro amministrativo ha sede nell'isola Moen.

Dopo essere stata un dominio spagnolo, aveva fatto parte delle colonie tedesche, e alla fine della prima guerra mondiale era stata affidata in mandato al Giappone. Durante la seconda guerra mondiale divenne una base segreta della marina imperiale e fu trasformata in roccaforte ed in importante base navale. Pesantemente bombardata dall'aviazione americana nel 1944, in particolare il 17 e 18 febbraio e poi il 29 aprile, sui bassi fondali della laguna giacciono tuttora i relitti di decine di navi da guerra e da trasporto nipponiche (da "Il grande dizionario geografico" di Selezione dal Reader's digest", Milano marzo 1989).

Come narra l'autore, che per primo esplorò la zona (Enrico Cappelletti, "La laguna di Truk", Longanesi ed. Milano, 2007, 274 pagine, con f.t. 37 fotografie in nero tutte dell'autore e 2 riproduzioni di documenti, rilegato in tela e oro, in origine euro 16.60, ora euro 4.00), la notizia che destò il suo interesse fu un articolo del quotidiano californiano "Los Angeles times" del 26 maggio 1969: due militari raccontavano che, nuotando con maschera e boccaglio in quella remota località del centro Pacifico, avevano potuto osservare sul basso fondo marino decine e decine di navi ben conservate pur se ricoperte, del resto con effetti suggestivi, da inflorescenze sia erbivore che coralline. E' così che il subacqueo italiano, già autore di vari libri sui tesori sottomarini e fondatore fra l'altro del periodico "Sesto continente", parte per quei lidi lontani. E vi ritorna l'anno successivo.

Nel 1939 l'ammiragliato nipponico aveva allestito la Quarta flotta imperiale, che divenne la prima unità navale assegnata alle isole del Pacifico. Nel febbraio '42 il comando della Quarta flotta stabilì il proprio quartier generale nell'isola Truk. Fu predisposto un sistema di difesa antiaereo e antisommergibili; vennero realizzati tunnel che conducevano ad hangar e depositi sotterranei. Il 4 febbraio 1944 due Catalina decollarono dalle Marshall appena conquistate dagli americani, per recarsi a compiere una ricognizione fotografica su Truk. Dalle fotografie risultò che quella laguna era la base avanzata della flotta imperiale: vi erano ancorate fra l'altro alcune corazzate, tra cui la gigantesca "Musashi", portaerei, incrociatori e cacciatorpediniere. Gli aeroporti erano pieni di velivoli. Gli americani decisero di neutralizzarla, e il giorno 17 disposero a sud della laguna una flotta che includeva nove portaerei con circa 500 aerei, e sette navi da battaglia.

Ma, prevedendo l'attacco, i giapponesi avevano fatto salpare il grosso della flotta e decollare la gran parte degli aerei, sicché gli statunitensi poterono attaccare solo naviglio minore ed ausiliario - affondando un incrociatore leggero, il "Naka", un cacciatorpediniere ed un cacciasommergibili, - e le installazioni militari. Il giorno appresso gli attacchi furono replicati prendendo di mira le installazioni portuali e i depositi di carburante, mentre i mezzi navali – un sommergibile per l'esattezza – affondavano un altro incrociatore - il nuovissimo "Agano" - , e l'aviazione faceva poi saltare in aria il cacciatorpediniere che ne aveva raccolto i naufraghi. Un altro grande attacco aereo venne predisposto per il 29 aprile, con l'affondamento di due caccia e di una ventina di mezzi minori, perché il Comando americano aveva deciso di conquistare la laguna: ma lo sbarco non fu effettuato e le forze americane passarono oltre Truk ormai rasa al suolo in quanto la base era ormai neutralizzata e non vi erano più né navi né aerei né attrezzature. Il 15 agosto poi cesseranno le ostilità. Truk viene raramente menzionata nella storia della guerra perché non vi furono mai sbarchi né di conseguenza combattimenti.

Sin qui le premesse (sino a pag.42). Il resto del libro, sino alla pag.178, è dedicato alle esplorazioni con cui l'autore ed i suoi compagni nel corso di quotidiane immersioni rintracciano gli scafi delle navi affondate, ne visitano anche gli interni, le identificano, e le statisticano. Due appendici elencano poi i relitti ritrovati nella laguna a tutto il 1972. Le caratteristiche delle navi – inclusi di ciascuna il disegno che la rappresenta in fiancata - , le loro vicende durante la guerra e la descrizione dei relitti, occupano ventiquattro pagine ed includono 5o unità, di cui dieci da guerra: le più grandi sono due caccia di tonnellate rispettivamente 1913 e 1300, ed un sommergibile di 1400 (evidentemente in emersione) che è l'unica unità certamente identificabile sugli Almanacchi navali dell'epoca. Ma il documento d'epoca più completo di fonte nipponica sulle perdite subite elenca 66 navi, ciascuna con i relativi dati precisi, pag.64: l'elenco è riportato integralmente e con ogni informazione di dettaglio nelle pagine da 216 a 219, mentre in pag.220 son elencate altre 21 navi presenti nella laguna e non ritrovate.

Una notazione: tutti i nomi delle navi mercantili giapponesi sono seguiti dal termine «maru»: in tutto il libro non c'è occasione in cui si ritenga opportuno spiegare che la parola significa nave. Il racconto segue il diario dell'autore e non se ne distacca quando distaccandosi dall'argomento narra (siamo nel 1972) d'un cacciatorpediniere della marina statunitense equipaggiato da sole donne che l'hanno acquistato dopo che era stato radiato. In appendice, il caso Amelia Earhart, la celebre aviatrice americana scomparsa in volo nello scenario di Truk il 2 luglio 1937; il mistero del messaggio in bottiglia rinvenuto sulla riva del mare in Soulac-sur-mer nella Gironde il 30 ottobre 1938; e la scomparsa del volo Pan American nel cielo del Pacifico il 29 luglio 1938. Un considerevole quantitativo di note sono scomodamente piazzate alla fine del libro. Ai ringraziamenti segue una nutrita bibliografia che include due soli titoli editi in Italia.

Sul piano storico, segnalo l'errore – assai frequente – secondo cui «l'attacco giapponese a Pearl Harbor [del 7 dicembre 1941 alle ore 8] decise gli Stati uniti ad entrare nella seconda guerra mondiale» (pag.47): la decisione fu presa invece dal Giappone, che dichiarò guerra agli Stati uniti alle ore 8.15 di quello stesso mattino; il Congresso si riunì alcune ore più tardi e non poté che prenderne atto. L'errore si ripete quando l'autore scrive che «l'America decise di entrare in guerra» (pag.183) e che «Roosevelt lasciò che l'attacco avvenisse in modo da avere un motivo per dichiarare guerra al Giappone» (pag.184): la decisione dell'America rimase lettera morta e fu preceduta da quella del Giappone che la mise in atto. Ancora: «L'America dovette entrare in guerra per evitare che tutta la forza tedesca schiacciasse l'Urss» (pag.210): l'America dovette entrare in guerra perché il Giappone gliel'aveva dichiarata e l'aveva attaccata distruggendole in un sol colpo le navi maggiori della sua flotta. L'alleanza fra Italia, Germania e Giappone costituiva il Triangolo Roma-Berlino-Tokyo: Asse si chiamava quella italo-tedesca (pag.210 e già in precedenza).

Sul piano linguistico, segnalo sotto l'aspetto informativo «estrasse una splendida ciprea bianca» (pag.10): ciprea è il nome d'una conchiglia marina, o meglio del mollusco in origine abitante nella conchiglia. Si apprende anche come «pedagna» (pag.92) sia la pedana su cui i vogatori poggiano i piedi per remare, e «bigo» (93) l'albero da carico di una nave, mentre non ho potuto accertare cosa sia «guayaba», probabilmente un condimento alimentare come senape o ket-chup. La scrittura è condotta in un italiano irreprensibilmente corretto, fatta eccezione, come ormai ho dovuto constatare è consuetudine quasi in ogni libro le cui pagine mi cadano sott'occhio, per i nomi propri «Sole», «Luna» e «Terra» (il pianeta) indefessamente scritti con le iniziali minuscole (mentre son scritti maiuscoli nomi comuni quale «hotel»), e per gli avverbi «insieme» e «assieme» sempre seguiti dalla preposizione «a» invece che da con.
Altri errori di grammatica sono «individuati» in luogo di individuato in pag.95, «scaricato» invece che scaricati in pag.156, sedie «mezze» rotte in pag.162, e «mezzo milione di uomini che componeva l'esercito della Cina nazionalista» in pag.183. Va rilevato che a «rullare» sono i tamburi: gli aerei rollano (pag.113 e 140). Un errore grave sul piano tecnico, imperdonabile se non attribuendolo a distrazione, si ha in pag.143, quando il dislocamento (che è il peso) di una nave da guerra - un sommergibile addirittura, - vien chiamato «stazza» (che è la capacità di carico d'un piroscafo mercantile). Ed un altro di sèguito, quando si legge che l'unità «raggiungeva in immersione la velocità di dieci nodi con l'ausilio di due potenti motori diesel». In immersione i motori diesel possono solo starsene spenti, la locomozione non potendo essere procurata se non dai motori elettrici.

“La laguna di Truk” di Enrico Cappelletti