Gio10192017

Last update01:35:31

Back Cultura e Spettacolo Arte e Cultura Libri e Letteratura “Il mare d’oro” di Germán Arciniegas

“Il mare d’oro” di Germán Arciniegas

  • PDF
Valutazione attuale: / 2
ScarsoOttimo 

Sovrani, diplomatici, ammiragli, esploratori, avventurieri, pirati nella favolosa storia del mare dei Caraibi

Libri ricevuti

Verona, 10 agosto 2017. - recensione di Sergio Stancanelli

L'amicizia con Lida Pieri risale agli anni della nostra residenza in Trieste. Rientrati a Genova, l'avemmo per alcun tempo nostra ospite. Tornata nella sua città, mi inviò – era il 1964 – in occasione della Pasqua questo libro grande e grosso e in edizione di lusso, con tanto di cofano contenitore, munito di nastro estrattore.

Di che si tratta? E' una vasta storia del mar dei Caraibi (sempre menzionati come Caribi) dalla scoperta dell'America (1492) sino agli inizi del secolo XX. Ne è autore Germán Arciniegas Angueyra, colombiano, nato in Bogotà nel dicembre 1900 ed ivi scomparso nel novembre 1999 sei giorni prima di compiere 99 anni. Di lui nulla ci dice l'editore italiano. Giornalista, scrittore, storico e diplomatico, fu più volte ambasciatore in Italia, docente di letteratura ispano-americana negli Stati uniti, e nel suo paese professore di sociologia nell'università della capitale, e negli anni Quaranta ministro dell'istruzione pubblica.

Questo libro - uno dei suoi tanti, - "Il mare d'oro" ("Biografía del Caribe" nell'originale, traduzione di Giuseppe Cintioli, con fuori testo 2 carte geografiche a colori, 10 illustrazioni a colori e 55 (non 48) in nero, A. Mondadori ed., Verona, 504 pagine, 6mila lire), prende avvio dalla nascita di Cristoforo Colombo in Genova (1451) e da quella di Amerigo Vespucci in Firenze (1454), senza trascurare episodi secondari ed incogniti che si rivelano rilevanti sul piano storico o toccanti su quello umano – come la morte nel 1476 di Simonetta Vespucci, appena l'anno prima eletta regina di bellezza nella sua Firenze, ispiratrice di poeti e pittori – .

Alla scoperta del nuovo continente, segue l'anno appresso il secondo viaggio del genovese, che si protrarrà per tre anni, e quindi il terzo, durato due anni, e il quarto, altri due anni. Nel frattempo, del 1497 è il viaggio di Giovanni Caboto, e del '99 quello di Sebastiano Caboto, mentre nel 1500 Pietro Alvarez Cabral scopre il Brasile.

Il nuovo secolo vede Vasco Nunez de Balboa affacciarsi all'oceano Pacifico, e Giovanni Ponce de León scoprire la Florida. Del 1519-22 è il viaggio di Ferdinando Magellano, e degli stessi anni la conquista del Messico da parte di Ferdinando Cortés, il cui tesoro verrà catturato da Giovanni da Verrazano nel '23 sulla nave che lo stava portando in Spagna. Nella seconda metà del secolo si hanno i quattro viaggi di John Hawkins (detto in Italia Giovanni Acuto), le incursioni di Francis Drake a Panama, San Domingo e Cartagena, e nel '95 il primo viaggio alla Guiana di Walter Raleigh, che vi tornerà l'ultima volta nel 1617.

Gli avvenimenti si susseguono durante i secolo XVII, XVIII e XIX, sino all'esecuzione nel 1860 di William Walker già presidente del Nicaragua, e nel '67 di Massimiliano arciduca d'Austria imperatore del Messico. All'inizio del secolo XX Cuba proclama la propria indipendenza e Panama si separa dalla Colombia, mentre sono in corso i lavori per il taglio dell'istmo e l'apertura del canale. Parallelamente ai fatti del Nuovo mondo, l'autore segue quelli europei, troppi per tentarne un'esposizione: mi limito alla decapitazione di sir Walter Raleigh (1618), allo scoppio della rivoluzione francese (1789) e all'inaugurazione del canale di Suez (1869).

In margine, segnalo che i Borbone rimangono Borbone anche se son più d'uno (l'errore è in pag.481, 2ª colonna, anno 1700).
L'opera, di portata grandiosa, è articolata in quattro vaste parti (la sola prima occupa poco meno di duecento pagine), ciascuna preceduta da una premessa di presentazione: Il secolo d'oro, Il secolo d'argento, Il secolo dei lumi, Il secolo della libertà. L'ultima è seguita da un commento al secolo XX allora in corso e del quale, quando l'autore scriveva, erano trascorsi i primi sessanta anni.

Ad una dettagliata cronologia seguono poi oltre otto pagine di bibliografia, ma mancano – e sarebbero preziosi se non indispensabili – gli indici dei nomi delle persone e delle località. Del nostro Colombo, l'autore non fa un ritratto lusinghiero: interessato solo alla ricerca e al reperimento di oro (pag.34), e descritto come un pazzo maniaco (pag.43). Ma ce lo rende simpatico quando riferisce che dice: «l'oro, il quale - secondo la Chiesa - serve anche a trarre le anime dal purgatorio». E rincara: «L'oro è cosa eccellentissima, chi lo possiede fa quanto più gli aggrada – impunito – in questo mondo, ed esso ha potenza anche di trarre le anime in paradiso», beneficando i defunti con famiglia ricca e dannando alle fiamme punitrici gli indigenti.

Ancora: «Le galere sono sempre state delle carceri naviganti, ed appare una soluzione ideale quella di mandare gli ergastolani nelle terre scoperte dal Colombo. E' strano semmai che siano i sovrani cattolici a prendere una decisione simile». Non è strano: qualifica i cattolici in generale ed i pontefici in particolare, che nella «conquista» pretendevano di vedere non altro che un'impresa «spirituale». Per la cronaca, l'autore ci informa che la terza delle famose caravelle si chiamava "La gallega" – termine di cui non ci rivela il significato (la galiziana?) – e non "Santa Maria" come ci insegnano a scuola.

Sul piano dell'edizione italiana, non potendola confrontare con l'originale, segnaliamo «il libro del Genesi» (pag.9: Genesi è sostantivo femminile); «il mar dei Caribi» (pag.9 e segg., nome originale dei locali indii, cannibali, in luogo dell'oggi comune Caraibi); l'attribuzione all'avverbio «affatto» dell'errato significato per niente (pag.11: significa, proprio all'opposto, del tutto); nomi propri scritti con l'iniziale minuscola («sole», pag.14 e segg., «terra», 22 e segg., «via lattea», 121); errori di grammatica («insieme ai più avventurosi»: pag.38 e segg., più e più volte – ma non sempre: abbiamo «insieme col governatore», pag.81).

In pag.59 leggiamo che «una regina è solo una cacicca». Il termine «cacicco» vuole indicare il titolo dei capi indigeni nelle Antille al tempo dell'occupazione spagnola. Credo si tratti però d'una deformazione dall'originale dell'epoca, ch'era «cacico» o «caicco».

Per chiudere, a proposito di una Compagnia teatrale veronese che mi ha ricusato l'accredito ai suoi spettacoli perché ho riprovato l'impiego di parole volgari nei dialoghi, mi piace riportare quanto scrive l'Arciniegas riportando la formula di Gracián Dantisco intorno all'arte di scrivere cose destinate al pubblico dominio (pag.56): «Il gentiluomo che racconta novelle cerchi di mostrasi tale, e non si serva di parole di parole volgari che possano causare fastidio in chi le ascolta, poi che è possibile narrare facendo uso di termini onesti senza mai nominare cose sconvenienti, in special modo se nell'uditorio vi sono delle donne». Ad majora.

“Il mare d’oro” di Germán Arciniegas
 

IN LIBRERIA

Guida alla gestione di portali Joomla!

A pochi interessa come realizzare un elaboratore di testi come Word, a molti interessa come realizzare un documento in modo professionale e corretto attraverso un determinato applicativo. 

ISBN: 978-1-4710-3450-3