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“Atlante della seconda guerra mondiale”

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di R. Natkiel e P. Young - editore A. Mondadori per Storia illustrata

Libri ricevuti

Verona, 9 ottobre 2017. - recensione di Sergio Stancanelli

Si chiama "Atlante", forse perché il formato, se non è proprio quello d'un atlante, gli si avvicina, o forse perché ogni capitolo (sono 114, se ho contato bene) è illustrato con due o tre cartine topografiche: ma in realtà altro non è se non un libro in formato gigante che narra la storia della seconda guerra mondiale dalla campagna di Polonia – premesso un capitolo su l'ascesa della Germania dopo Versailles, - sino alle atomiche sul Giappone. E ad un primo esame, che va dall'invasione della Danimarca e della Norvegia sino a Leningrado e a Stalingrado, si raccomanda per completezza e nello stesso tempo per sinteticità, anche se ad un certo momento lascia perplessi l'ordine, voglio dire il disordine, cronologico: così, alla resa delle truppe italiane e tedesche in Tunisia (12 e 13 maggio 1943) segue l'attacco della Germania alla Russia (22 giugno 1941), e all'occupazione di Berlino (2 maggio 1945) segue lo sbarco in Normandia (6 giugno 1944).

Tale disordine si fa intollerabile quando – e siamo alle ultime pagine del libro – alla resa incondizionata della Germania (4 maggio 1945) seguono la battaglia di Rio de la Plata e l'autoaffondamento della "Graf Spee" (13 e 17 dicembre 1940). Ma ogni buona disposizione ha già subìto un colpo decisivo quando si è giunti alla guerra nel Mediterraneo. Se per accertare l'esattezza dei dati relativi alla guerra nel Pacifico occorrerebbe effettuare dei riscontri, la guerra nostra ci è ben nota in ogni dettaglio, e la sua narrazione piena di notizie imprecise e di dati decisamente errati, pregiudica l'attendibilità di tutto il libro. Cito l'attacco degli aerosiluranti inglesi alle navi italiane alla fonda nel porto di Taranto la notte dell'11 novembre 1940: «Vennero affondate - vi si legge - la nuova corazzata "Littorio" ed altre due un po' più vecchie ma già rimodernate». Nella realtà, si posò sul fondo la "Cavour", mentre la "Duilio" e la "Littorio" furono solo danneggiate sì che una volta riparate rientrarono in squadra. Quanto a «un po' più vecchie», mentre la "Littorio" era nuovissima (di quel 1940), la "Cavour" e la "Duilio" erano del 1915!

Andiamo a Gaudo e Matapan (27 e 28 marzo 1941). Qui alle inesattezze si uniscono i refusi. E' evidentemente monca la frase «Un attacco aereo venne lanciato contro la "Vittorio Veneto" ma solo uno dei siluri scagliati contro.» E gli errori son grossi e ripetuti. «... l'incrociatore "Pola" fu colpito da un siluro e non fu più in grado di muoversi. In suo soccorso vennero inviati gli incrociatori "Zara"e "Fiume". La corazzata "Valiant" intercettò col radar i due incrociatori: le corazzate di Cunningham li attaccarono . Il "Pola" venne colpito e più tardi affondò». Qui la storia è ridotta a barzelletta. In soccorso del "Pola" vennero inviati gli incrociatori "Zara" e "Fiume" e quattro cacciatorpediniere. Nel buio della notte gli inglesi intercettarono col radar le navi italiane e sparando di sorpresa con alzo zero affondarono "Zara", "Fiume" e due caccia. Solo più tardi, mentre procedevano al salvataggio dei superstiti della quattro navi italiane distrutte, badarono alla presenza del "Pola" immobilizzato, e dopo averne tratto in salv0 l'equipaggio lo colarono a picco con un siluro.

Ma le informazioni errate non si limitano alla guerra nel Mediterraneo. Sotto il titolo "La caccia alla Bismarck" leggiamo: «... la mattina dopo (26 maggio 1941) le corazzate "Rodney" e "King George V" incominciarono a bombardare (sic, come fossero aerei) il colosso tedesco ormai impotente. Ben presto la "Bismarck " fu ridotta a un rottame in fiamme, ma fu soltanto quando le si accostò l'incrociatore "Dorsetshire" e le lanciò contro i suoi siluri che la "Bismarck" affondò». Tutte fandonie. La "Bismarck" non era per niente impotente: era solo immobilizzata per causa del timone bloccato. Non fu colpita né da proiettili di corazzate né da siluri di incrociatori. Fu colpita da quattordici siluri aerei, e non affondò: fu il suo equipaggio ad autoaffondarla. Un preannuncio della disinformazione si era già avuto comunque in "Dunkerque e la caduta della Francia", dove si legge: «La Luftwaffe cercò di impedire l'operazione [il salvataggio del corpo di spedizione britannico], ma l'intervento della Raf riuscì a contenere le perdite». La Luftwaffe non cercò d'impedire un bel niente, perché Hitler decise di consentire il reimbarco indisturbato delle truppe nemiche nella speranza di un accordo di pace con il neo-primo ministro inglese Churchill.

A questo punto – dopo avere segnalato come, a proposito della nostra pugnalata nella schiena della Francia il 10 giugno 1940, ci troviamo in buona compagnia: l'Unione sovietica dichiarò guerra al Giappone l'8 agosto 1945, due giorni dopo l'atomica su Hiroshima e un giorno prima della resa – , altro non mi resta se non fornire i dati del volume: "Atlante della seconda guerra mondiale" di Richard Natkiel e Peter Young, traduzione dall'inglese di Silvia Del Pozzo, consulenza tecnica (?!) di Toti Celona, edizione italiana a cura di B. Palmiro Boschesi, Arnoldo Mondadori editore per "Storia illustrata", formato gigante, con cartine a colori e fotografie in nero, 182 pagine, rilegato, in origine lire 7500. Le cartine sono di difficile decifrazione per il profano, e le fotografie sono insignificanti sul piano della documentazione. Nell'indice analitico si può affermare che sono più i nomi che mancano che quelli che vi figurano.

In pagina 174 l'incompetenza tecnica fa aggio su quella storica: a proposito della "Tirpitz" vi si legge che «... esisteva un solo bacino di carenaggio in Francia dove una nave di tale stazza potesse essere messa». Non possiamo sapere se lo strafalcione sia pertinente all'autore del testo o alla traduttrice: certamente c'è da chiedersi cosa ci stesse a fare un consulente tecnico. Sul piano ortografico e grammaticale nulla v'è da segnalare salvo «sole» (pag.32) e «luna» (pag.48) con le iniziali minuscole, e «invertì la rotta insieme a tutte le unità» (pag.166) invece che insieme con; e tra i refusi «circondano grossi contingenti di truppe» in luogo di circondando (pag.6), «Pearl Harbour» invece che Harbor (due volte, pag.60, e ancora altre due in pag.63 – ma solo nel testo: nel titolo e nelle cartine il nome è scritto giusto – ), «Dniepr» nel titolo e «Dnieper» nel testo (pag.123) per il fiume Dnepr.

“Atlante della seconda guerra mondiale”