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“Branco di Lupi” di William M. Hardy

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È il romanzo di tre sommergibili statunitensi all'attacco d'un convoglio giapponese nell'oceano Pacifico – Dei tre comandanti, uno è tenuto in discredito dal capo flottiglia perché ufficiale di complemento – Sarà quello che coglierà i successi maggiori, mentre il suo detrattore soccomberà sotto le bombe di profondità

Libri letti

Verona, 3 dicembre 2017. - recensione di Sergio Stancanelli

Dell'autore, suppongo nordamericano, l'editore Longanesi non ci fornisce notizie, né ho saputo reperirne altrimenti. Si tratta di un romanzo che narra di tre sommergibili statunitensi cui dall'alto comando viene imposta la tecnica tedesca di ricercare e attaccare tutti insieme le navi nemiche.

Dei tre comandanti, il più anziano – capitano di fregata – è anche capo flottiglia: tiene in discredito la tecnica dell'attacco a branco di lupi, e in dispregio il più giovane dei colleghi perché non è di carriera. Dopo un preliminare incontro nella base di Darwin, all'estremità settentrionale della Terra di Arnhem in Australia, con il capo squadriglia - che tiene una bottiglia a portata di mano in un cassetto della scrivania (cassetto di altezza notevole, evidentemente, oppure bottiglia con tappo a chiusura ermetica) - , i tre prendono imbarco sui rispettivi battelli e s'avviano alla volta dell'oceano Pacifico a caccia di convogli giapponesi. Il primo che incontrano li tiene impegnati per tutto il libro, che consta appunto della descrizione dettagliata, dapprima del cauto avvicinamento, poi dei reiterati attacchi alle navi trasporto e ai cacciatorpediniere che le scortano, riferiti istante per istante con una precisione tecnica che lascia supporre più una fruttuosa lettura di libri altrui da parte dell'autore che non esperienze personalmente vissute.

In alternanza a quel che vien detto e fatto su ciascuno dei tre sommergibili, l'autore riferisce ciò che pensa e fa il comandante del convoglio giapponese. Tutti non trascurano dal lasciarsi distrarre dal ricordo e dal desiderio delle mogli rimaste a casa, e gli accenti ripetutamente posti sulle loro carni lasciano il lettore – o quanto meno il cronista – sgradevolmente impressionato. Dopo svariati siluramenti e affondamenti da parte di tutt'e tre i lupi susseguitisi nel corso di vari giorni, il terzo viene a trovarsi in difficoltà. Il secondo chiede al primo il permesso di andare ad aiutarlo. Il capo flottiglia nega l'autorizzazione, ma il collega in sottordine finge che il messaggio sia indecifrabile e si rende indipendente. I due battelli sopravvivranno, mentre quello del capo verrà distrutto da un caccia nipponico un istante prima che questo salti in aria colpito dai siluri dell'americano. Il racconto si lascia leggere con interesse anche se è frutto di fantasia, ed anche se il successo del pivello è prevedibilmente scontato, e se il finale pecca di inattendibilità.

Secondo l'editore, «questo è il primo libro che ci spiega come viene condotta un'azione sottomarina». Astenendomi dal commentare l'ardita affermazione, rilevo che il testo ("Branco di lupi" - "Wolfpack" - di William M. Hardy, pagine 270, rilegato, in origine lire 1500) è tradotto correttamente – tanto sul piano tecnico quanto su quello linguistico – da Eugenia Morin, che però lascia in lingua inglese il termine «tender» (nave appoggio?, pag.15). Qualche frase pretestuosa o superflua è addebitabile all'autore. Vi incontro per la prima volta in vita mia il verbo «abbrivare», accettabile anche se assente dai vocabolari, mentre appare inconferente «regolare la distanza» sui siluri. Vanno rilevati alcune distrazioni o refusi («Darwin veniva impiegata come base ... ed era protetto dagli aerei» - pag.14 - , «La vedetta fu colta di sorpresa dal fumo che gli apparve di prua» - pag.33 - , «Pearl Harbour» - pag.54 - , «insieme a qualche goccia d'acqua» - pag.139 - ), mentre è corretta l'espressione «Avanti tutto» in luogo della più consueta Avanti tutta. Incertezza d'interpretazione in «Il porto ... aveva una marea di quasi otto metri» (pag.14). «Marea» è quel fenomeno dovuto alle attrazioni della Luna e del Sole combinate con il moto di rotazione della Terra, per cui il livello del mare si alza e si abbassa periodicamente quattro volte ogni ventiquattr'ore ("Dizionario marinaro" del c.a. Luigi Castagna, Lega navale italiana, Roma, 1955 – dove, sia annotato per inciso, con Luna e Sole correttamente maiuscoli, il nome del nostro pianeta è invece scritto minuscolo – ). Appare incredibile che le acque nel porto di Darwin si alzino e si abbassino ogni sei ore di ben quasi otto metri. Ma i testi ufficiali di geografia lo confermano. Abbiamo, manco a dirlo, «sole» e «luna» con le iniziali minuscole. Ed è irritante che tutti, quando non ridono, sorridano. Anche quando proprio non se ne vede la ragione.

“Branco di Lupi” di William M. Hardy