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“Navi da guerra”

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Libri inutili

Verona, 5 gennaio 2018. - recensione di Sergio Stancanelli

Esistono libri, evidentemente come questo ("Navi da guerra", di autore non menzionato – forse Remo Trucchi? – , fotografie dell'agenzia Overseas, ed. Stock libri, Torriana (Forlì) su licenza A. Mondadori, Milano, formato a metà fra il libro normale e l'atlante geografico, pagine 72 – non 80 come indicato – , netti euro 11.70) realizzati esclusivamente allo scopo di venderli incassando soldini dai gonzi che li acquistano (come il cronista, che nel suo collezionare libri sulle Marine militari, avendo dimenticato di averne già comprato un esemplare, tempo dopo ne comprò pure un secondo) senza nessunissima preoccupazione di far opera culturale. Come già detto, non ne viene notificato l'autore, cui si deve un testo d'Introduzione che, stampato in caratteri minuti, occupa quasi dieci colonne su quattro pagine.

Le seguenti sessantaquattro pagine sono dedicate a fotografie a colori di navi da guerra affiancate dai loro schemi orizzontale e verticale, in nero al tratto ovviamente, e dall'elencazione dei dati relativi all'unità: nome, nazione (in sigla), tipo (in sigla ininterpretabile), cantiere di costruzione, date dell'impostazione, del varo e dell'entrata in servizio, caratteristiche: dimensioni (lunghezza, larghezza e immersione), dislocamento, apparato motore, sua potenza, velocità massima, combustibile usato e autonomia, armamento, protezione, equipaggio.

Per alcune unità, seguono i dati dopo l'apportamento di modifiche e rimodernamenti.

Il testo, nel quale non mancano errori di grammatica, esordisce con «Allo scoppio del primo conflitto mondiale la nave, sia da battaglia che mercantile ... » ecc. (seconda riga). L'inizio è quanto mai preoccupante in merito alla competenza di chi scrive: «nave da battaglia» non è sinonimo di «nave da guerra».

Nel prosieguo, «Le regole tradizionali del combattimento navale vennero sovvertite dall'apparizione delle siluranti». Ci si attenderebbe che per il secondo conflitto mondiale venisse evidenziata l'importanza assunta dall'aereo, il quale invece, in questo testo introduttivo, non viene neppur nominato. Vi si legge tuttavia, giustamente, che «insieme con i sommergibili la grande protagonista è stata la portaerei».

Ma a proposito di Matapan – che l'anonimo autore definisce «battaglia» benché gli incrociatori italiani non abbiano avuto il tempo di sparare neppure un colpo, – si legge che la corazzata "Valiant" aprì il fuoco. La "Valiant" era presente, insieme con la "Barham", ma ad avvistare le navi italiane (col radar), ad illuminarle con i riflettori, e ad aprire il fuoco, fu la "Warspite". In precedenza, l'autore ha ricordato il celebre affondamento l'uno dopo l'altro degli incrociatori da battaglia "Hogue", "Cressy" e "Aboukir", che si possono definire corazzate, ma non certo semplicisticamente «incrociatori». Il comandante del sommergibile, che era l'"U 9" e non l'"U 21", si chiamava Weddigen, non Weddingen.

A questo punto risulta evidente che da questa lettura più che da imparare c'è da disimparare.

Le navi da guerra di cui al titolo prese in esame sono poi 61 portaerei (fra le quali sarebbe stato estremamente interessante trovare la nostra "Aquila", i cui dati risultano irreperibili), 10 corazzate (fra cui la nostra "Roma") e 13 sommergibili (di cui dieci posteriori alla fine del secondo conflitto mondiale). Una pagina inoltre è dedicata agli aerei britannici e statunitensi imbarcati.

I criteri di tali scelte, che privilegiano le portaerei ed escludono totalmente gli incrociatori e le siluranti, appaiono assolutamente misteriosi. Ci sarebbe da ipotizzare che si tratti del 1° volume d'una serie che trovi completamento in volumi successivi, ma di tale possibilità non v'è traccia. Infine, quattro fotografie, in copertina e nell'interno, sono prive di didascalie.

“Navi da guerra”

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