Dom02182018

Last update05:27:11

Back Cultura e Spettacolo Arte e Cultura Libri e Letteratura “La grande guerra” di Lucio Ceva e varî

“La grande guerra” di Lucio Ceva e varî

  • PDF
Valutazione attuale: / 3
ScarsoOttimo 

Eroismo e ribellione, sacrificio e protesta si alternano su uno scenario dove protagonista è sempre l'umile soldato italiano, costretto a morire sui reticolati se non vuole finire davanti al plotone d'esecuzione

Libri letti

Verona, 4 febbraio 2018. - recensione di Sergio Stancanelli

Edito da Arnoldo Mondadori nella collana "Quelli che hanno visto", questo "La grande guerra" raccoglie racconti, ricordi e testimonianze di Corrado Alvaro, Riccardo Bacchelli, Antonio Baldini, Luigi Bartolini, Giovanni Comisso, Luigi Gasparotto, Emilio Lussu, Paolo Monelli, Mario Muccini, Carlo Salsa e Giani Stuparich, introdotti e collegati da testi di Lucio Ceva. Una antologia dunque che include sette od otto nomi di vasta notorietà.

Dall'introduzione traggo: «Il soldato può scegliere fra il gettarsi sui reticolati del nemico e l'essere fucilato dai carabinieri che sono lì a sanzionare l'obbligo del cittadino di morire senza discutere. Nell'ottobre 1917 il fronte italiano crolla a Caporetto. Cause del cedimento sono non solo l'accorta tattica avversaria e le balordaggini di nostri generali come Badoglio (e se ne leggono accenni nei brani di Muccini e di Soffici) ma anche la disperata stanchezza dei tre anni di guerra carsica». Il cronista condivide, ma osserva che fra gli undici scrittori scelti per questa antologia, Ardengo Sòffici non figura.
Apre la serie una testimonianza tratta da "Guerra del '15" (Einaudi) del triestino Giani Stuparich, volontario e medaglia d'oro, accanto al quale combatte il fratello Carlo, anch'egli scrittore, che cadrà nel '16. Siamo solo all'inizio dei combattimenti. Giani, fatto prigioniero dagli austriaci, riuscirà a nascondere la propria identità, sfuggendo così alla sorte di Battisti, Filzi e Sauro. Nato nel 1891, morirà settantenne nel 1961.

Il brano da "Trincee" (Sonzogno) di Carlo Salsa si riferisce ancora ai primi tempi della guerra, ma l'atmosfera è alterata: le illusioni sono cadute e la guerra, non più giovanile avventura, rivela il suo volto di tragedia, mentre funziona la procedura coercitiva disciplinare. Dai primi sei mesi di fase eroica si è già passati alla routine della normale amministrazione, che durerà altri tre anni (non quattro). Il libro del Salsa, uscito nel '23, è di chiara denuncia («Oh, non si muore per la patria, ma per l'imbecillità di ordini» che vengono da chi se ne sta lontano al sicuro), che l'autore fu costretto ad attenuare nelle edizioni successive. Nato in Alessandria nel 1893, Carlo Salsa, commediografo e romanziere, morì sessantanovenne nel '62.

Quelle tratte da "Vent'anni" (Treves) di Corrado Alvaro sono pagine d'un romanzo che vertono sui cento metri di terreno che il protagonista ha davanti a sé e che deve conquistare. Non vi mancano un errore di grammatica («aveva dimenticata l'ora») ed uno d'ortografia («si accelerava il corso del sole»). Nato in San Luca (Reggio Calabria) nel 1895, il celebre autore di "L'uomo è forte" morì sessantunenne nel '56.

Il brano di Antonio Baldini scelto da "Nostro purgatorio" e pubblicato già nel '18 (Treves), non riflette le emotività del romanzo (un padre si pone alla ricerca del tumulo dove è stato sepolto il figlio suo caduto) ma, come annota il Ceva, è piuttosto elzeviristico. Scritto un po' alla buona, il breve stralcio contiene errori di grammatica e di ortografia troppo numerosi per essere qui elencati. Nato in Roma nel 1889, lo scrittore vi morì settantatreenne nel '62.

Drammatico il pezzo di Emilio Lussu tratto dal celebre "Un anno sull'altipiano" (Mondadori), scritto in Svizzera nel 1936-'37, pubblicato in Parigi nel '38 e comparso in Italia solo nel '45. Venti soldati vengono condannati a morte per codardia, ma i componenti il plotone d'esecuzione rifiutano di sparar loro addosso. Il maggiore che lo comanda si pone allora ad ucciderli uno ad uno con la pistola: il plotone spara su di lui e lo stende. Un refuso tipografico («Fuari!» in luogo di «fuori»). Evaso dal confino nel '29, l'autore fondò con Carlo Rosselli il movimento "Giustizia e libertà" e divenne in sèguito figura di spicco della Resistenza. Nato in Sardegna nel 1890, Emilio Lussu è morto ottantacinquenne nel 1975.
Di Paolo Monelli, tratto da "Scarpe al sole" (sic), che la bibliografia dà per pubblicato da Mondadori ma che io ricordo il mio papà acquistò in edizione Treves (poi Garzanti), viene raccontata la battaglia dell'Ortigara con i reparti alpini. S'intravede già la tendenza dell'autore al purismo con la sua implacabile avversione ad ogni intrusione forestiera nella nostra lingua, resa più viva dalle intromissioni dialettali. Vi è impiegato il termine raro «raumiliare» nel significato di «mortificare». Un errore di grammatica, evidentemente per distrazione: « ha presa l'itterizia». Nato in Fiorano di Modena nel 1894, il fecondissimo scrittore e giornalista morirà novantottenne nel 1992.

Di Luigi Bartolini poche pagine dal suo oggi dimenticato "Il ritorno sul Carso" (Mondadori). La guerra gli piaceva, la trovava bella e conforme al suo spirito. Ex artigliere, va a constatare di persona l'effetto dei proiettili che ha sparato. Nato in Cupramontana (Ancona) nel1892, lo scrittore e pittore, noto sopratutto come incisore, morì settantunenne nel 1963.
Riccardo Bacchelli, volontario nella grande guerra, rivive probabilmente le proprie esperienze nel romanzo "Oggi, domani e mai" (Mondadori) ambientato nel periodo fra le due guerre mondiali ma con molti ricordi della prima. L'episodio narrato si riferisce al fronte dell'Isonzo prima di Caporetto. Autore di una sterminata produzione narrativa, teatrale, poetica e critica, il Bacchelli, nato in Bologna nel 1891, morirà in Monza novantaquattrenne nel 1985.

Con Giovanni Comisso, da "Giorni di guerra" (Mondadori), siamo a Caporetto. Aspirante ufficiale, sopravvive ai gas asfissianti liberati sotto le nostre linee, non dagli austriaci come crede l'autore che scrive nel 1930, bensì, come si saprà soltanto in sèguito, dai tedeschi. Il brano è ricco anche di notazioni umane e di aneddoti da commedia. Un refuso: «foglio» in luogo di «figlio». Scrittore e giornalista affermato, Comisso nacque in Treviso nel 1895 e morì settantatreenne nel 1968.

Ci avviamo verso la fine con le pagine di Mario Muccini tratte da "Ed ora, andiamo!" (Garzanti), dove ci si ritrova con un milione e mezzo di soldati cui si sono uniti cinquecentomila civili in ritirata sospinti dalle forze austriache e tedesche. Indisciplina e violenze si alternano ad episodi gentili. Viene di nuovo chiamato in causa Badoglio, vittima però questa volta della mancanza di collegamenti. Alcuni errori, non so se dovuti all'autore o allo stampatore, e «una fila di camions (sic) carica di feriti». Nato in Livorno nel 1895 e morto sessantaseienne in Firenze nel 1961, il Muccini, volontario a vent'anni e due medaglie al valore, non figura su nessuna enciclopedia né generica né letteraria da me consultata.

Chiude l'antologia Luigi Gasparotto con cui siamo a Vittorio Veneto, una cittadina di ventimila abitanti – col cui nome un decreto del 1866 aveva riunito i paesi Ceneda e Serravalle di Treviso – che mai si sarebbe attesa la notorietà che le venne con la vittoria italiana nella battaglia che concluse la guerra. Il 29 ottobre 1918 parlamentari austriaci si presentano con bandiera bianca per chiedere un armistizio. Diaz e Badoglio vogliono vincere un po' di più e tergiversano sino al 3 novembre, così altri soldati muoiono, doverosamente ed inutilmente. L'impietoso brano proviene dal "Diario di un fante" (Treves).

L'autore, che fu deputato e ministro, nato in Sacile nel 1873, morì ottantunenne nel 1954.

“La grande guerra” di Lucio Ceva e varî