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“Che cosa hanno fatto gli inglesi in Cirenaica” (1941)

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Libri letti

Verona, 11 marzo 2018. - di Sergio Stancanelli

Ho letto per la seconda volta questo libro settantasei anni dopo. Edito in Roma a cura del Ministero della cultura popolare nel luglio 1941, XIX e terz'ultimo dell'E. F., "Che cosa hanno fatto gli inglesi in Cirenaica" documenta con molte testimonianze scritte e con poche fotografie "Le atrocità britanniche" compiute nel primo periodo di occupazione della Cirenaica da parte del nemico.

Prefato dal ministro Alessandro Pavolini, che, promotore dopo l'8 settembre 1943 della Repubblica sociale italiana, meno di quattro anni dopo sarebbe stato assassinato in Dongo dalla criminalità partigiana, si apre con un articolo di mano ignota titolato "La virtù della nostra razza" in cui vien rifatta la storia della terra che, colonia per alcuni secoli dell'Ellade, divenne nel 75 a.C. provincia romana. Invasa dagli arabi nel secolo VII, passò sotto l'amministrazione turca, che la lasciò deperire nelle opere dell'uomo, acquedotti e grandi palazzi, ed in quelle della natura, oliveti e vaste foreste.

Sbarcati a Tripoli nel settembre 1911, i nostri marinai restituivano quella provincia all'Italia, la cui sovranità sulla Tripolitania e sulla Cirenaica veniva riconosciuta dalla Turchia l'anno dopo. Ma, arretrate le nostre truppe sui centro costieri durante la prima guerra mondiale, soltanto a partire dal 1922, i poteri politici dello Stato pertinendo a Benito Mussolini, fu intrapresa la riconquista della Tripolitania e della Cirenaica, condotta a termine nel 1932. Contemporaneamente veniva svolta dal fascismo l'opera di colonizzazione, e grano, orzo, vite, olivo riprendevano a fiorire su un terreno che era in gran parte sabbia. Assunta come regione dello Stato, nell'ottobre 1938 15.500 rurali, ed altri 12.500 l'anno appresso, si trasferirono dalla penisola alla Quarta sponda, dove ciascuna famiglia trovava pronto il suo podere con la casa e il rifornimento dell'acqua. Già nel '37, concepita dal Duce, Italo Balbo aveva realizzato la litoranea libica, che percorrendo tutta la Libia per 1822 chilometri, congiungeva il confine della Tunisia con quello dell'Egitto, e che prese nome da quello del quadrunviro della rivoluzione fascista.

Il nerbo del volume (pagine 142+VIII, lire 2, ora euro 29) è costituito dalla documentazione delle violenze effettuate da inglesi e australiani ai danni dei civili italiani. In merito, sono pubblicate innumerevoli testimonianze, riunite in ventinove capitoli. Ma più che di atrocità, come recita il titolo, si tratta di angherie, violenze, prepotenze, sopraffazioni, furti. Le illustrazioni, ovviamente in nero, sono costituite, oltre che dalla riproduzione di lettere ai parenti di cittadini angariati, da sedici fotografie di fabbricati di vario genere ridotti in rovine, più probabilmente, si deve credere, per causa dei bombardamenti e dei combattimenti. Il volume si chiude con due documenti relativi alla riconquista della Cirenaica da parte delle nostre truppe, questa volta con l'aiuto di quelle germaniche.

Si devono rilevare, nei testi di presentazioni ed in quelli di raccordo, errori di vario genere, che segnalo ad onta che non esistano per il raro volume, evidentemente, possibilità di ristampa. «... gente che aveva fatte nascere città, riscoperte le vestigia di Roma... » (pag.VII). «... provincie... » (pagg.2 e segg. ). «i trattati di pace che avevano mutilata la vittoria» (3). «i più importanti edifici di Bengasi subirono attacchi che se non riuscirono in pieno lo si deve... » (14). Nomi comuni e aggettivi maiuscoli (Piazza, Corso, Via, Lungomare, Palazzo, Casa, principale, pagg.6/7, 15, 16, 17, 18). Le virgole a volte son poste a casaccio (es. «... la buona sorella, pensava a tenerci al corrente», 23; «Fu merito del Sottotenente (sic, maiuscolo) farmacista Franco, saper compiere sotto gli occhi degli inglesi, un delicato lavoro di occultamento, di numerose casse di medicinali», 25; «... noi operavamo il ferito inglese ed io, non mi sono mai spiegato come mai... », 26). Ecc. ecc.: siamo in pagina 26 e ci fermiamo qui. La forma «quadrumviro» in luogo di «quadrunviro», checché ne dica il computer che me la sottolinea in rosso, non è errata.

“Che cosa hanno fatto gli inglesi in Cirenaica” (1941)