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“Il martirio di Nazario Sauro (1916)” di Valentino Piccoli

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Libri letti

Verona, 7 aprile 2018. - segnalazione di Sergio Stancanelli

Acquistai questo libro, stampato in Verona da A. Mondadori di Milano nel giugno 1935, quando abitavo in Trieste, nel gennaio '63, ma l'ho letto soltanto in questi giorni, febbraio 2018, dopo che da quasi cinquant'anni l'avevo riportato nella sua città natale, dove mi trasferii nel 1970. "Il martirio di Nazario Sauro", 218 pagine, 18 fotografie f. t., costituisce una biografia dell'irredento capitano mercantile di Capodistria il quale, con l'ingresso dell'Italia nella prima guerra mondiale, entrò a far parte della nostra Marina, e, perfetto conoscitore dei canali della Dalmazia per avervi trascorso l'intera propria esistenza, venne utilizzato per violare le acque là dove da parte austriaca esisteva un grande movimento per trasportare truppe e rifornire la piazzaforte di Cattaro.

Dopo diverse imprese audaci cui la fortuna ci era sempre stata favorevole, la notte fra il 30 e il 31 luglio 1916, nel corso del tentativo di penetrare nel porto di Fiume per silurare i piroscafi che vi si trovavano, il sommergibile "Giacinto Pullino" su cui era imbarcato, giunto all'ingresso del golfo del Carnaro, frammezzo alla foschia si era arenato sull'isola Galiola, e vani tutti i tentativi di disincagliarlo, era stato abbandonato dall'equipaggio, fuggito su due barche, le quali vennero inseguite da una torpediniera che s'imbatté in un'imbarcazione sulla quale aveva tentato di allontanarsi isolatamente il pilota. Caduto prigioniero, nonostante il tentativo di attribuirsi altre generalità, questi venne riconosciuto e, processato per alto tradimento, venne condannato a morte ed impiccato in Pola alle prime luci del 10 agosto.

Autore del volume, per redigere il quale ha potuto, nel corso di un'inchiesta iniziata in Milano gli ultimi mesi del 1933 e condotta a termine in Palermo nella primavera del '35, consultare i testimoni della tragedia, i congiunti e gli amici del protagonista, è un Valentino Piccoli, del quale non ho saputo reperire notizie biografiche, salvo che, oltre ad essere scrittore e traduttore, sarebbe stato professionalmente medico anestesista e rianimatore, e padre in Milano del futuro regista Fantasio (Milano 1917 – 1981). Quanto al protagonista, l'autore riferisce che rivestiva il grado di capitano di vascello, mentre comandante del battello era il capitano di corvetta Ubaldo degli Uberti, ed ufficiale in seconda il tenente di vascello Carlo A. Coraggio. E' curioso annotare come animatore del movimento irredentista di Capodistria fosse stato Pio Riego Gambini, caduto combattendo nel 1915, alle cui generalità era intestata la strada nella quale in Trieste risiedette il cronista.

Sul piano linguistico, senza assurgere a capolavoro della narrativa, va detto che l'impiego della nostra lingua è sotto ogni aspetto sempre corretto ed anzi impeccabile (ricorre soltanto un nome comune con l'iniziale maiuscola, mentre in pag.53 una frase si trova integralmente stampata due volte, evidentemente per distrazione e mancato controllo). Segnalo a titolo di curiosità la testimonianza d'un fabbro che lavorò sulla "Szent Istvan" (pag.153), la corazzata che verrà colata a picco da Rizzo il 10 giugno '18.

“Il martirio di Nazario Sauro (1916)”  di Valentino Piccoli

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