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“Invito all’ascolto di Debussy” di Carlo Migliaccio (ed. Mursia)

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Libri ricevuti

Verona, 13 giugno 2018. - recensione di Sergio Stancanelli

Un paio di mesi addietro, alla comunicazione da parte dell'ufficio stampa dell'editore Mursia delle novità librarie pubblicate, rispondevo proponendo la segnalazione sul mio giornale del libro "Debussy", e ricevevo conferma che il volume mi era stato inviato. Giorni fa, ricevendo comunicazione delle ulteriori novità uscite, coglievo l'occasione per informare che la recensione a mia firma non era mai comparsa perché il volume non mi era mai stato recapitato. Eh sì, da qualche tempo le Poste non funzionano bene, mi rispondeva la collega dell'ufficio stampa, evidentemente giovanissima e non al corrente che PosteItaliane hanno cessato di funzionare decentemente da quando ha cessato di funzionare decentemente tutta l'Italia, vale a dire dall'avvento della democrazia.

Ora accade che qualche giorno addietro, precisamente il 5 giugno, trovo nella cassetta postale il plico del libro. Meglio tardi che mai, scusate la banalità del commento. L'ho letto, ed eccomi a darne notizia. "Invito all'ascolto di Debussy" – titolo sgradevolmente apposto in alto sì che copre la fronte del compositore nella fotografia che figura in copertina – (296 pagine, 17 euro) è opera di Carlo Migliaccio che, Lecco 1959, è laureato in filosofia e diplomato in pianoforte, ed ha studiato composizione con Niccolò Castiglioni e Luca Lombardi (io, qualche anno prima, con Mario Moretti del Conservatorio genovese).

Il volume fa parte d'una collana "Invito all'ascolto", precisamente ne costituisce il n° 27, la quale propone a tutti coloro che siano interessati alla musica un invito allo studio e all'analisi dei vari autori di tutti i tempi, fornendo le informazioni necessarie per entrare nel mondo espressivo dei compositori e cogliere i rapporti della loro musica con la loro epoca. Ogni volume dedicato ad un singolo artista, per disposizione dell'editore è così articolato: 1) cronologie parallele, da cui risaltano le corrispondenze significative fra la biografia del musicista e i fatti contemporanei della storia musicale, culturale e politica; 2) profilo della vita del musicista e della sua personalità artistica e intellettuale; 3) produzione musicale, elencata integralmente, analizzata opera per opera e inquadrata criticamente; 4) orientamenti della critica; 5) bibliografia ragionata; 6) catalogo delle composizioni; 7) discografia; 8) indice dei nomi delle persone citate nei testi; 9) indice dei titoli delle composizioni del musicista di cui si tratta.

Seguendo lo schema, l'autore ci informa che Achille-Claude Debussy ricevette le prime lezioni di pianoforte in età di otto anni, mentre in quel 1870 Durand fondava la sua casa editrice musicale; l'anno dopo ebbe carcerato il proprio padre, che fu posto in libertà l'anno appresso mentre lui entrava in conservatorio; dodicenne si esibì, non è detto dove, col secondo Concerto di Chopin, che non vien precisato se secondo in ordine di composizione o di pubblicazione, mentre lo stesso anno (1874) vedevano la luce i Quadri di Musorgskij. Al 1876, lui 14enne, risale il suo primo concerto pubblico. Gli avvenimenti si susseguono: dell'anno appresso è il Samson et Dalila di Saint-Saëns, nel '79 Edison inventa la lampadina elettrica e Pasteur scopre i vaccini «provando che l'origine delle malattie infettive è dovuta a germi che hanno contagiato (non contagiati) gli animali» (Renzo Morchio in l'Enciclopedia di Repubblica). Dell'82 è Parsifal di Wagner, e dell'83 Also sprach Zarathustra di Nietzsche. Nell'84 Debussy vince il Prix de Rome e nell'89 in Bayreuth assiste a Tristan und Isolde (e resta profondamente impressionato dalla trasposizione musicale del coito, nota del cronista). In Paris, per l'Esposizione universale, vien costruita la tour Eifell, che poi, contrariamente alle intenzioni, non verrà più demolita e diventerà il simbolo della capitale francese.

Dell'anno appresso è Tod und Verklärung di R. Strauss, del '91 Lohengrin, del '93 Die Walküre, Falstaff di Verdi, la Sesta di Ciajkovskij e la Nona di Dvořák. Nel '94 di Debussy compare il Prélude à l'après-midi, nel '99 termina i Nocturnes, nel 1905 viene eseguito La mer, del '10 sono Images per orchestra; negli stessi tempi nasce il cinema coi fratelli Lumière, s'impongono Puccini con La bohème e Dukas con L'apprenti sorcier, i coniugi Curie scoprono la radioattività. Il nuovo secolo vede l'assassinio del Re d'Italia (ed il '14 vedrà quello dell'arciduca ereditario d'Austria), del '903 è il primo aeroplano, del '04 la battaglia di Tsushima, del '05 la relatività di Einstein e Salome di R. Strauss, del '10 L'oiseau de feu e dell'11 Petruška, del '12 Pierrot lunaire e Daphnis di Ravel, del '13 Le sacre, del '18 il Trittico di Puccini. In quell'anno Debussy muore, il 25 marzo, e il 28 viene sepolto nel (non al ) cimitero Père-Lachaise. La cronologia menziona fra gli Avvenimenti storici nel 1909 il primo attraversamento della Manica, non è precisato se a piedi. Annoto che la morte nel 1900 d'un non meglio identificato G. Hartmann (suppongo Johan Peter Emilius) fa parte degli Avvenimenti culturali più che della Vita di Debussy, il quale l'aveva conosciuto sei anni prima.

Nel capitolo La vita, dettagliatamente raccontata in quaranta pagine, al lettore resta qualche incertezza a proposito dei fratelli del compositore. Annoto che il padre durante la detenzione nel (non al ) carcere di Satory conosce il musicista da cabaret de Sivry, il quale si prende cura della povera famiglia Debussy insieme con (non insieme alla ) madre, mentre con l'avvenuta conoscenza della čajkovskijana von Meck il musicista deve far parte di un trio composto dal violinista Pachulskij e dal (non il ) violoncellista Danilcenko. Altro refuso in pag.32, dove si legge «... il poema lirico La damoiselle élue, composta a Parigi». Da notare è anche, se pure non frequente, l'uso, da parte dell'autore, d'una preposizione «de» che in italiano non esiste, il conferire l'iniziale maiuscola a nomi comuni («Sala», «Teatro») e quella minuscola a nomi propri («luna», «sole»), il far precedere il verbo, quand'è soggetto, dalla preposizione di («l'intento era di esportare»), per tacere di altre sviste grammaticali («insieme a Louÿs», «insieme a Gaston Poulet», «insieme allo scandalo», «in scena al théâtre du Châtelet», «eseguita alla salle Gaveau», «a casa di Laloy a Bellevue»). Condividibile è il giudizio sulle opere wagneriane, che il Migliaccio riporta: «la preferita è Tristano, da lui allora considerata la cosa più bella che io conosca dal punto di vista dell'emozione» (ma poco prima aveva detto di non avere mai visto «nulla di così bello» come la fuga iniziale della Suite op.43 del Čaikovskij, pag.28). La narrazione della vita del compositore, dettagliata e completa, include i giudizi sulle sue composizioni, privilegiando quelli positivi, ma, a proposito di opere impegnative quali Pelléas e Le martyre, tace quelli dei detrattori, che sarebbe molto più interessante conoscere: per lo meno da parte di coloro che, come il cronista, ritengono tali lavori privi d'ispirazione, puramente formali e noiosi ad ascoltarsi. D'altra parte, lo stesso autore più avanti scriverà «Il minuzioso lavoro di ricerca armonica, timbrica e formale trova nel teatro uno sbocco sicuramente incerto, problematico... » (134).

Se il capitolo La vita si fa leggere con interesse e i rilievi formali che ho annotati sono, com'è ovvio, del tutto marginali, non meno allettante per il lettore è il capitolo La produzione musicale, redatto con competenza anche se taluni giudizi appaiono discutibili, e anche se pur qui si devono fare rilievi formali: «affatto» non significa per niente come crede l'autore, bensì tutt'al contrario del tutto, e per assumere significato opposto dev'esser fatto precedere dal complementare niente. L'aggettivo mnestico («come traccia mnestica d'una felicità perduta», pag.77) risulta irreperibile, mentre incomprensibile mi appare la frase «... un fiore, questo si dissolve, restano il fiore e il suo profumo» (78). A proposito della misura binaria utilizzata per una Pastorale (pag.69), voglio qui ricordare il maestro Roberto Sùppan, triestino trapiantato a Verona, purtroppo ormai scomparso - che si avvaleva delle prestazioni del mio studio r. p. - , il quale, pianista oltre che pittore, aveva composto una Marcia funebre in tempo ternario. A proposito della Forma, non riscontro dove la Variazione, verso cui Debussy «sembra provare quasi ripugnanza, sia da lui considerata un mezzo per fare molto con molto poco» e non piuttosto il contrario.

Un refuso, anzi due, sono di pertinenza del compositore, che stranamente ed inspiegabilmente titolò un proprio pezzo «Général Lavine eccentric», facendo uso - in luogo di excentrique - d'un aggettivo inesistente nella sua lingua (71), mentre onomatopea è ammesso in luogo di onomatopeia (73). In pag.119 faccio conoscenza con la parola «brachilogia», sinonimo – apprendo – di breviloquenza, concisione nel parlare e nello scrivere. Come detto, l'esame delle numerosissime composizioni è completo, dettagliato, molto lungo ed esauriente, anche se qualche volta non condividibile nei commenti. Notizie inedite molto interessanti, troppo ampie per esser qui riportate, si trovano nelle pagg.147/8, mentre in 206 l'autore ricorda come da "Minstrels" sia stato ispirato Eugenio Montale - che il cronista conobbe personalmente nella sua abitazione di via Bigli in Milano, - in "Ossi di seppia" - che il cronista considera la più bella raccolta di versi del secolo XX - . Al breve Gli orientamenti della critica fa seguito una vasta bibliografia, il catalogo delle opere e una discografia essenziale. Chiudono il volume un indice dei nomi delle persone citate, e un indice alfabetico dei titoli delle composizioni di Debussy, le quali vengono riportate come titolate dal compositore (Général Lavine eccentric).

Mentre ero intento alla lettura e mi apprestavo alla recensione del libro, durante un intermedio riposo mi sono addormentato ed ho sognato che la musica di Debussy «viene dalla lontananza di un grido», espressione in cui una volta sveglio non sono riuscito a scoprire alcun significato recondito. Va annotato piuttosto che il volume è costituito, non dai consueti quinterni cuciti assieme, bensì da fogli singoli incollati al dorso, ciò che rende scomodissima la sua lettura, richiedendosi l'impiego di ambedue le mani per tenerlo aperto, fra l'altro con impossibilità di apporvi annotazioni.

“Invito all’ascolto di Debussy” di Carlo Migliaccio (ed. Mursia)

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