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“Ritratto di un giovane illuminista” di Vittoria Corti

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Editrice Radar/sei Bari - E' la biografia del settecentista genovese Pietro Paolo Celesia

Libri ricevuti

Verona, 5 agosto 2018. - recensione di Sergio Stancanelli

Reduce dall'incontro con un premio Strega, un Campiello e due Bancarella autore di libri pornografici scritti ignorando le norme della grammatica italiana, è con vero intimo piacere che mi rifaccio la mente e gli occhi rileggendo dopo oltre trent'anni un modesto ma elegante volumetto inviatomi dall'editrice Radar/sei di Bari (70121, corso Cavour 113) di cui è autrice Vittoria Corti di Firenze (51149, via Lorenzo Viani 19) titolato "Ritratto di un giovane illuminista" (110 pagine, s.i.p.) già recensito nel luglio di ventisei anni fa sul quotidiano "l'Arena" di Verona. Il giovane illuminista è il genovese Pietro Paolo Celesia, che «fu uno dei più lucidi e sensibili intellettuali del secolo XVIII. Se fossero pubblicate le lettere che ora son disperse tra vari archivi, il pubblico avrebbe la gradita sorpresa di conoscere un confratello di Laurence Sterne», l'inglese autore del "Viaggio sentimentale attraverso la Francia e l'Italia" tradotto in italiano da Ugo Foscolo.

Pietro Paolo Celesia, cui la città natale ha dedicato - credo - una via in Rivarolo dove la targa stradale riporta solo il cognome senza menzionarne i nomi di battesimo, e che il suo contemporaneo Jean-François Marmontel definì «ce génois philosophe qui rassemblait à Vauvenargues», incognito a tutte le enciclopedie che ho consultato eccettuata la Treccani su cui la sua biografia dà da leggere per un anno e una sporta, nacque in Genova l'1 ottobre 1732 dal mercante Giovanni Battista, che sarà nel 1746 uno dei trentasei eletti all'Assemblea del popolo, e da Geronima Gnecco.

Distintosi per l'interesse alla cultura e riconosciuto d'intelligenza eccezionale e nello stesso tempo di bontà e dolcezza tenerissimi verso il prossimo, è tuttavia fisicamente uno sgorbio: gobbo, testa oblunga, mento e naso storti, occhi scervellati; a tredici anni il vaiolo gli devasta la faccia. Frequenta fra gli undici e i dodici anni d'età il seminario arcivescovile di Pisa, e tra i sedici e i diciannove studia legge. Sarà poi in Milano, Roma, Napoli, Parigi – dove pranzerà col matematico, fisico, filosofo ed enciclopedista Jean-Baptiste Le Rond detto d'Alembert, col quale era in rapporti epistolari – , Londra – quale ministro della repubblica di Genova – , Spagna, Olanda ed infine Torino. Fatto marchese e dottore in utroque, morirà nella sua città natale in età di 64 anni, il 12 gennaio 1806.

L'autrice del libro riterrà misera e inadeguata la biografia del personaggio qui tracciata, del che il cronista è cosciente, giustificandosi col fatto che per evitare le carenze, occorrerebbe disporre di uno spazio improponibile, tanto fu complessa la vita del diplomatico e uomo di Stato genovese. D'altronde, la recensione vuole richiamare l'attenzione delle persone di cultura sul libro della Corti, e non sostituirsi ad esso. Fra l'altro, andrebbero menzionati gli uomini importanti con i quali egli ebbe rapporti continuativi e duraturi, che furono innumerevoli, ad iniziare da Giuseppe Pelli, letterato ed economista , 1729-1808: «Nel diario-fiume di un ipocondriaco del '700, cioè nelle Efemeridi (sic) del fiorentino Giuseppe Pelli – esordisce l'autrice – , il Celesia non è che una figurina in una ressa di tantissimi altri personaggi». Annoto qui come anche il Pelli venga ignorato da tutte le enciclopedie che ho consultato - incluso il Dizionario letterario Bompiani, cui è incognita anche la sua opera - : esclusa – oltre alla Treccani – solo quella modestissima dell'Istituto editoriale italiano del 1938.

Fa sorridere, oggi, la previsione che, a distanza di decenni, alle spalle di un monaco venuto a cercar testi vi sarebbe stato il copista, e poi nel silenzio si sarebbe udito lo stridio della sua penna. Tra i passi personalizzanti cito «Perché non decidere di vivere come un principe in incognito, senza cercare conferma di sé negli occhi degli altri? perché non essere appagato e completo per virtù propria? », «Quanto tempo aveva ancora da vivere? i suoi coetanei si sentivano immortali come avrebbe dovuto sentirsi anche lui», «Triste cosa aver bisogno degli altri per esistere», e «Il mondo è un vasto nulla». Chiarito e dato per scontato l'interesse del libro sul piano informativo presso le persone interessate alla cultura, ribadisco come il testo si faccia leggere anche col piacere della lettura in sé perché è scritto in un italiano come dio comanda, rispetta le regole della grammatica e dell'ortografia, ed ignora l'esistenza di termini di bassa lega.

Sfuggono all'attenzione dell'autrice, marginalmente e di rilievo irrilevante, «un gran fisico» in luogo di un grande, «passando da Firenze» anziché per Firenze, «un gruppo di tedeschi froci che era diretto a qualche bettola» invece che erano diretti, «aveva detto di sì alla sua richiesta» e «aveva detto di sì con enfasi» in luogo di aveva detto sì, «i due santi di cui portava il nome» anziché i nomi, «sarebbe stata una gran noia a far quei conti» in luogo di una gran noia fare quei conti, «era permesso solo di ringraziare e di assicurare» anziché era permesso solo ringraziare e assicurare, e l'errore «insieme ad altri giovani nobili» invece che insieme con. Manca il soggetto in «Mettendogli in mano i soldi, l'aveva guardato con odio». Qualche refuso: «... Roma non era più il centri dei mondo».

Ho citato i disguidi limitandomi a quelli presenti nelle prime pagine del libro, due capitoli su otto, un quinto circa del volume. Anche qualche accento andrebbe corretto, e riveduta la punteggiatura.

“Ritratto di un giovane illuminista” di Vittoria Corti

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