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“In vela sull’oceano” di F. Serafini, ed. U. Mursia

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Libri ricevuti

Verona, 3 settembre 2018. - recensione di Sergio Stancanelli

284 pagine in formato atlante, con fuori testo 224 fotografie in nero, rilegato e con sovracopertina, scritto da Flavio Serafini ed edito da Ugo Mursia, in origine lire 65.000, questo volume grande e grosso contiene la ricostruzione storica dell'attività dell'ultimo veliero oceanico della Marina mercantile italiana. E' la cronaca della nave scuola "Patria", vissuta giorno per giorno dal suo equipaggio, narrata con il crudo realismo della gente di mare e per ciò descritta efficacemente con riferimenti precisi alla realtà di quella vita. E' la narrazione della vita d'un bastimento che per quasi mezzo secolo portò la nostra bandiera nelle più lontane acque del globo, e che spentasi l'era della vela s'è ridotto ad essere una delle tante carrette del mare in attesa della demolizione.

Si comincia con l'assistere all'imbarco degli allievi, convenuti al ponte dei Mille della Stazione marittima di Genova. Si incontrano tanti personaggi che appartengono alla storia, come il marchese Renzo de la Penne ed il ministro Costanzo Ciano, Galeazzo Ciano, Italo Balbo, Romeo Bernotti, oltre al capitano Giuseppe Lazzarini comandante della nave. E tanti giovani i nomi di alcuni dei quali, col trascorrere degli anni e il sopraggiungere della guerra, avrebbero acquisito notorietà, fama e gloria, quali Luigi e Renzo Durand de la Penne o Franco Tosoni Pittoni, e ci si imbatte nelle non meno note vicende di navi militari quali gli incrociatori "Bande nere", "Bolzano", "Colleoni", "Diaz", "Gorizia" e "Trieste", i sommergibili "Gondar" (che andrà perduto con i mezzi d'assalto della Decima), "Topazio" (su cui si perderà Bruno Zelik comandante del "Giuliani"), "Porfido" (che si inabissa col sottotenente di vascello Sergio Gamba), "Cobalto" (col genovese Giovanni Gardella), "Dagabur" (con Domenico Catalano), le navi scuola "Colombo" e "Vespucci", e di transatlantici quali "Augustus", "Conte Biancamano", "Conte di Savoia", "Conte Grande", "Conte Rosso", "Neptunia", "Rex", "Roma", "Victoria".

"Roma" e "Augustus" saranno le due navi scelte nel 1940 per essere trasformate in portaerei su decisione del Capo del governo in opposizione al parere degli ammiragli del Comitato progetti navi. La prima verrà trasformata ("Aquila reale", poi "Aquila") ma non entrerà mai in squadra, la seconda alla fine della guerra si troverà ancora all'inizio dei lavori (per ambedue effettuati nel porto di Genova) e lo scafo verrà autoaffondato dai tedeschi a fine aprile 1945 per occludere l'entrata del porto (tentativo fallito). Dalla relazione del viaggio in estremo oriente effettuato da dieci allievi capitani, cito a firme congiunte del comandante Silvio De Bei e dell'ufficiale istruttore Alberto Zuliani (pag.248) «l'enorme progresso fatto dall'Italia negli anni di regime fascista».

“In vela sull’oceano” di F. Serafini, ed. U. Mursia