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“La conquista del mare” di Cord-Christian Troebst

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Libri letti

Verona, 8 ottobre 208. - recensione di Sergio Stancanelli

Apparentemente dedicato alla progressiva cognizione degli oceani da parte dell'uomo, alla lettura si rileva come cinque dei diciannove capitoli che compongono questo libro ("La conquista del mare" di Cord-Christian - non Crhistian com'è stampato in frontespizio - , Longanesi ed. Milano, 374 pagine, con 11 disegni nel testo e 31 fotografie in nero fuori testo, in origine lire 2000) siano invece dedicati alle ricerche per fini bellici effettuati da un lato dagli Stati uniti d'America e dall'altro dall'Unione sovietica.

Quest'ultima, secondo informazioni risalenti al 1960, possedeva una flotta comprendente 520 sommergibili (nel 1940 l'Italia, che vantava il numero maggiore di sommergibili fra tutte le potenze del mondo, ne possedeva 121), di fronte a 196 nordamericani. Ed era riuscita a mettere a punto un missile che gli scienziati germanici stavano approntando in Swinemünde quando la Germania dovette arrendersi nel maggio 1945. Desta una certa emozione la cronaca dedicata al sottomarino statunitense "Thresher", varato nell'agosto 1961, prototipo della classe più progredita di mezzi subacquei del mondo, che al momento non era ancora andato perduto.

Introdotto da una prefazione all' originale tedesco "Der Grift nach dem Meer" e da un'altra alla versione italiana, il testo è la cronaca dei progressi nella conoscenza dei mari da parte dell'uomo, dalle acque di superficie sino alle più profonde nella fossa delle Marianne (10.910 metri, 23 gennaio 1960) dalle origini ai giorni nostri. Gli oceani sono ciò che più di ogni altro fattore influenza la nostra vita, e costituiscono la maggiore fonte di ricchezze esistenti non ancora sfruttate, scrive l'autore. Oggi siamo edotti sulla conformazione del suolo lunare meglio che non su quella del fondo degli oceani sul nostro pianeta. Alla fine del 1956 i rilevamenti cartografici sino ad allora effettuati comprendevano appena il 2% del suolo sottomarino, e per di più erano approssimativi. Secondo l'autore, «le puntate esplorative verso i fondali sono altrettanto avventurose e affascinanti come quelle verso altri corpi celesti». Ciò è oggi reso possibile dall'impiego di sottomarini nucleari.

A tale proposito, è curioso apprendere la procedura adottata dagli inventori – due ingegneri tedeschi – per la costruzione della sfera, del diametro di metri 1.96 e dalle pareti spesse 12.5 centimetri, capace di sopportare l'enorme pressione delle massime profondità. La gondola doveva essere composta da tre sezioni d'acciaio al cromomolibdeno, che vennero costruite separatamente e poi incollate l'una all'altra mediante un apposito adesivo sintetico (pag.55). Secondo l'autore, anche la Marina italiana progettava la costruzione di sottomarini nucleari. Nella primavera 1959 gli Stati uniti avevano istituito in Italia un centro internazionale di ricerche scientifiche con sede in La Spezia. A proposito delle armi, «molti dei moderni siluri in grado di raggiungere automaticamente il bersaglio sono basati sul lavoro di ricerca in corso da parte dei tecnici tedeschi quando ebbe fine l'ultimo conflitto».

La traduzione di Giorgio Cuzzelli è redatta in un buon italiano, con l'eccezione di qualche errore grammaticale («... l'esplorazione degli oceani insieme alla penetrazione nello spazio») e dell'attribuzione all'avverbio «affatto» d'un significato opposto a quello suo proprio, che è del tutto e non per niente (pag.82); anche se vi si annoverano i consueti nomi propri scritti minuscoli, per di più nonostante l'evidenza del contrasto con quelli correttamente scritti maiuscoli («terra», «luna», «sole», «Venere»: pag.21 e seg.). E' costante l'impiego del termine «sommergibile» in luogo di «sottomarino». Soprattutto desta perplessità, e penso non possa essere attribuito all'autore, il grosso errore «stazza» in luogo di dislocamento attribuita al sottomarino "Triton" in pag.96, al "George Washington" in pag.100, e ancora in pag.101.

“La conquista del mare” di Cord-Christian Troebst

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