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“La campagna di Durazzo fra Cesare e Pompeo” di Giorgio Veith (Ufficio storico Marina)

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L'importanza del potere marittimo sulle operazioni belliche

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Verona, 6 dicembre 2018. -  recensione di Sergio Stancanelli

Tradotto dal tedesco dal capitano di vascello M. Laureati dell'Ufficio storico della Marina ed introdotto dall'allora capo di S. M. della Marina ammiraglio Arturo Riccardi (era il gennaio 1941–XIX dell'era fascista, da sette mesi eravamo in guerra), questo volume di grande formato (pagine 220 + XXIV, con fuori testo 22 fotografie di paesaggi e un grande foglio ripiegato contenente 9 carte geografiche, solida brossura, all'epoca lire 400), stampato in Spoleto dalla S. A. arti grafiche Panetto & Petrelli nel 1941–XX e datato Roma giugno 1942–XX, mi venne inviato dalla libreria dell'Istituto poligrafico dello Stato nel settembre 1962 quando mi trovavo in Opicina sulle alture di Trieste.

Opera del tenente colonnello Giorgio Veith, autorità in materia, già autore di "Geschichte der Feldzüge C. Julius Caesars", 1906, e di "Vorläufiger Bericht über die Ergebnisse zur Erforschung des Feldzuges von Dyrrhachium im Jahre 49 auf 48 v. Chr.", 1914, assassinato nel '23 nel luogo da dove Cesare, sconfitto Farnace re del Ponto, aveva proclamato «venni, vidi, vinsi» e dove lo studioso si era recato in sopralluogo, questo "La campagna di Durazzo fra Cesare e Pompeo con riferimento particolare alla geografia storica del teatro di guerra albanese", vuole riferire gli avvenimenti narrati da Caio G. Cesare nel III Commentario del "De bello civile". Essi si svolgono sul territorio dell'odierna Albania nel periodo fra il 5 gennaio e il 12 luglio dell'anno 48 a. C.: dallo sbarco cioè di Cesare sulla costa di Strade Bianche (Aspri Ruga) alla sua ritirata in Tessaglia. Periodo breve ma importantissimo nella storia del nostro mondo, in quanto prelude alla memoranda giornata campale di Farsaglia (9 agosto).

Al fine di sorprendere l'avversario, che dalla Macedonia marciava sulla grande via militare verso i quartieri d'inverno in Durazzo, e di sconvolgerne i piani, Cesare, scrive l'autore, affrontò con audacia, in un inverno crudelissimo, con solamente metà delle sue forze ed una modestissima scorta navale, la traversata di un mare dominato dalla potente flotta avversaria, sbarcò a breve distanza dalla grande base pompeiana di Corfù, e si scagliò contro un nemico preponderante, padrone del mare, dalla cui parte stavano tutti i vantaggi strategici. La campagna d'Albania dura sei mesi. Solamente dopo i primi tre Antonio riesce a portare a Cesare le forze rimanenti, trattenute in Italia dalla mancanza di navi.

Costretto dalla necessità di forzare il blocco, Antonio, anziché ad Apollonia come da istruzioni di Cesare, è obbligato ad approdare a San Giovanni di Medua, interponendo dalla mèta la distanza di quattro giornate con gli ostacoli della città di Durazzo e dell'intero esercito avversario. Tuttavia, Cesare gli andò incontro lungo la riva sinistra dell'Apsus e lo incontrò nei pressi di Tirana. Mentre la metà delle truppe son distaccate nell'interno per requisire vettovaglie, Cesare con l'altra metà accerchia l'avversario quasi doppio di forze ed appoggiato dalla flotta. Ma senza il dominio del mare e privo di basi per i rifornimenti, nella seconda battaglia di Durazzo Cesare subisce un rovescio e deve spostarsi nell'interno per sottrarsi al blocco marittimo. Raggiunta Apollonia, percorre la via Egnatia, poi per aspri sentieri di montagna passa nella valle della Vojussa, varca la catena che separa l'Epiro dalla Tessaglia, discende nella valle del Penco e si unisce alle forze di Domizio Calvino - precedentemente inviate contro il generale pompeiano Scipione Metello, - che sopravveniva con numerosa truppa. Disceso nella pianura tèssala, Cesare, con l'esercito decimato dalle fatiche e dalle privazioni, sconfigge e distrugge in campo aperto a Farsaglia l'esercito di Pompeo, due volte superiore per numero di legionari e sette volte quanto alla cavalleria.

Rifulgono in questa campagna, con le doti del condottiero, le virtù dei suoi soldati, e la campagna è un fulgido esempio dell'importanza del potere marittimo sulle operazioni belliche. Il testo del Veith, dopo una Introduzione (Le basi per le ricerche), si articola in tre parti: Il teatro della guerra (L'antica topografia, L'aspetto odierno), Gli avvenimenti (Da Palaeste all'Apsus, Dall'Apsus a Durazzo, Durazzo, La ritirata di Cesare, Il blocco), e Digressioni (Le forze armate, La marce, Guerra di posizione e battaglia di sfondamento, Il vettovagliamento, Concetto direttivo della campagna. Vasta bibliografia quasi tutta in tedesco. Numerosi errori di accentazione, di grammatica e di ortografia nell'introduzione, nella prefazione del traduttore e nel testo italiano; un refuso in pag.13 («Mel medio evo»).

“La campagna di Durazzo fra Cesare e Pompeo” di Giorgio Veith (Ufficio storico Marina)

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