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“Sommergibili in guerra” dell’Ufficio storico della Marina

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Episodi in Mediterraneo

Libri letti

Verona, 26 dicembre 2018. - recensione di Sergio Stancanelli

Ricevetti questo libro dall'Ufficio storico della Marina militare nel novembre 1962 quando abitavo in Trieste. Un altro esemplare ne ebbi in sèguito dalle edizioni Rivista marittima in sostituzione di un numero della rivista, e ne feci omaggio a mio figlio Massimiliano che è l'unico ad interessarsi delle vicende della seconda guerra mondiale.

Redatto da anonimi compilatori dell'Ufficio storico della Marina militare, "Sommergibili in guerra" (edizioni Rivista marittima luglio 1956, pagine 220, lire 500) si occupa delle azioni compiute da sommergibili italiani nel mare Mediterraneo: ma vi figurano tuttavia le azioni più importanti compiute da sommergibili tedeschi, quali l'affondamento della corazzata "Barham" compiuto dall'U-331 di Hans Diedrich von Tiesenhausen (1916-2000) e quelli delle portaerei "Eagle" e "Ark royal" parimenti effettuati da sommergibili tedeschi.

E' introdotto da una presentazione firmata dal direttore dell'Ufficio storico ammiraglio Giuseppe Fioravanzo, secondo cui «l'Italia si è presentata in guerra con 115 sommergibili»: secondo ogni altra fonte, convalidata dall'Almanacco navale 1940, i nostri sommergibili erano 121. Vi si accenna a la «richiesta di collaborazione aerea, la quale per indisponibilità di aerei fortemente impegnati altrimenti, non fu mai potuta attuare», e ci si guarda bene dal menzionare che, per ben tre volte, il Capo del governo aveva esternato la propria disponibilità alla costruzione di porterei, e che per tre volte il Comitato progetti navi costituito da ammiragli aveva dichiarato che tale tipo di navi non era necessario a una Marina operante nel Mediterraneo.

Si conclude che «l'andamento del conflitto nell'Africa settentrionale portarono all'impiego dei sommergibili come trasporti», e, a parte il soggetto al singolare con il verbo al plurale, si tace che durante la guerra vennero costruiti due grandi sommergibili-trasporto, il "Romolo" e il "Remo", andati subito ambedue perduti alla loro prima uscita, né se ne parla negli episodi narrati nel libro: essi sono solo citati nell'indice dei nomi.
Ed ecco ora gli episodi narrati, che sono ventinove in sedici capitoli: il "Bagnolini", comandante Franco Tosoni Pitt0ni, affonda l'incrociatore inglese "Calypso"; il "Naiade", Luigi Baroni, affonda la petroliera norvegese "Orkanger"; il "Marconi", Giulio Chialamberto, affonda il cacciatorpediniere "Escort"; il "Toti", Bandino Bandini, affonda in combattimento il sommergibile "Rainbow"; il "Neghelli", Carlo Ferracuti, silura l'incrociatore "Coventry"; lo "Scirè, Junio Valerio Borghese, rilascia gli operatori della Decima che affondano le corazzate "Valiant" e "Queen Elizabeth" e la petroliera "Sagona"; l'"Aradam", Oscar Gran, silura il caccia "Havock" che va perduto per incaglio; l'"Argo", Pasquale Gigli, entra nella rada di Bougie; l'"Ascianghi", Rino Erler, silura il dragamine "Algérine"; l'"Ambra", Mario Arillo, rilascia gli operatori della Decima che affondano i piroscafi "Ocean", "Vanquisher" e "Berto" e ne danneggiano altri tre; ancora l'"Aradam", Carlo Forni, entra nella rada di Bona; l'"Asteria", Dante Morrone, in quella di Bougie; l'"Argento", Giovanni T. Castellani, per due volte nella rada di Bougie; l'"Avorio", Mario Priggione, nelle rade di Bona e di Bougie; il "Brin", Luigi Andreotti, per due volte nella rada di Bougie; il "Dandolo", Giacomo Scano, il "Diaspro", Alberto Donato, il "Giada", Gaspare Cavallina, il "Malachite", Alpinolo Cinti, il "Mocenigo", Alberto Longhi, il "Platino", Roberto Rigoli, il "Velella", Giovanni Febbraro, tutti per più volte nelle rade di Bona e di Bougie.

Vanno perduti "Asteria", comandante Dante Morrone, "Avorio", Leone Fiorentini, "Corallo", Guido Guidi, "Dessiè", Alberto Gorini, "Emo", Giuseppe Franco, "Granito", Leo Sposito, "Malachite", Alpinolo Cinti, "Porfido", Giovanni Lorenzotti, "Tritone", Paolo Monechi. Ancora: il "Mocenigo", Alberto Longhi, silura l'incrociatore "Argonaut"; il "Platino", Vittorio P. Campagnano, va all'attacco d'un convoglio; l'"Acciaio", Ottorino Beltrami, affonda il trawler "Tervani". Il "Dandolo", Aldo Turcio, silura l'incrociatore "Cleopatra"; l'"Ascianghi", Mario Fiorini, colpisce l'incrociatore "Newfoundland" ma viene affondato.

Un intero capitolo è dedicato all'operazione di mezz'agosto 1942, che, impedito l'intervento delle navi maggiori per deficienza di combustibile e di scorta aerea (ma erano stati gli ammiragli, ripeto, a non volere la costruzione di navi portaerei) vede impegnati diciassette battelli italiani e tre germanici. Gli italiani sono "Alagi", comandante Sergio Puccini, "Ascianghi", Rodolfo Bombig, "Asteria", Pasquale Beltrame, "Avorio", Mario Priggione", "Axum", Renato Ferrini, "Brin", Luigi Andreotti, "Bronzo", Cesare Buldrini, "Cobalto", Raffaele Amicarelli, "Dagabur", Renato Pecori, "Dandolo", Giovanni Febbraro, "Emo", Giuseppe Franco, "Giada", Gaspare Cavallina, "Granito", Leo Sposito, "Otaria", Alberto Gorini, "Uarsciek", Gaetano A. della Targia, e "Volframio", Giovanni Manunta. I tedeschi sono "U 73", comandante Rosembaum, "U 205", che ricuperò due equipaggi di aerei italiani caduti in mare, e "U 331".

Dopo un capitolo dedicato ai combattimenti di sommergibili contro velivoli, di cui sono protagonisti i battelli "Sirena", comandante Raul Galletti, "Medusa", Enzo Grossi, "Alagi", Giulio Contreas, "Delfino", Alberto A. di Cerrione, "Zoea", Alberto Campanella, "Beilul", Francesco Pedrotti, "Platino", Innocenzo Ragusa, "Giada", Gaspare Cavallina, e "Argento", Renato Frascolla, i testi si concludono con l'affondamento da parte dell'"Ambra" di Mario Arillo dell'incrociatore "Bonaventure" già attaccato dal "Dagabur".

Il volume si chiude con l'elenco alfabetico dei sommergibili italiani operanti durante il secondo conflitto mondiale, con per quelli perduti la data della perdita, 88 prima dell'armistizio e 26 dopo. In appendice le sedici basi di sommergibili italiani, tredici in Italia, due sull'Atlantico e una in mar Nero.

“Sommergibili in guerra” dell’Ufficio storico della Marina
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