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Programma passionale di poesia (funziona veramente!)

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Trento, 11 febbraio 2014. – di Massimo Sannelli

Canto I: tutte le opere riconosciute (parlo di me), creative e critiche, filmate e grafiche. Questa parte letteraria corrisponde alla voce: l'umanità che parla in lui, autore (in me). Canto II: la casa di Salita degli Angeli 36 esiste a Genova, esiste legalmente e praticamente: è stata comprata e arredata. Naturalmente con fatica, anche dei muscoli: questa fatica entra nel poema, insieme all'apparenza della casa.

Canto III: corrisponde – immagino – ad un luogo ambiguo, né vivo né morto, come il Limbo di Dante. Anzi: è il Limbo, con gli smarriti delle discipline e della vita. Nella prospettiva di Dante, santo e fante, il Limbo ha Aristotele e Platone, Omero e Orazio: il meglio del passato, che non ha avuto Cristo, quindi non ha futuro (e io non immagino sadismo peggiore, in arte: Platone non ha futuro perché non ha Cristo). In questo Limbo entrano i poeti della poesia fredda: si possono scegliere (e i miei sono romani e lombardi); non solo con le loro opere, ma con i loro stessi corpi. Canto IV: le storie dell'amore non sono le storie d'amore: le storie d'amore sono personali, le storie dell'amore sono incanti. Il canto IV le contiene tutte e ci sta bene: anche la ragazza ecuadoriana che unge l'uomo con l'olio buono e dice "fiorirai...". Canto V: lo studio, i maestri buoni, Leonardi e Dronke e Sanguineti, e non solo i loro libri: dico gli anni trascorsi, messi tutti qui. Canto VI: i viaggi, Atene e Trivandrum, Parigi e Rennes, Doha e il deserto. Va bene? Canto VI: intervallo naturale, il fenicottero che ha perso la strada e appare alla foce del fiume di Albenga. È il 1988, o forse 1989, 1990. Il fatto accadde e io ero là. Il Poema continua, ma ora non lo completo (per ora). È solo uno schizzo, forse uno scherzo; anzi, sì, è proprio uno scherzo (per ora). Diciamo che è uno scherzo. In ogni caso coincide con la vita, quindi continua da sé.

E non è un poema scritto, se non nel canto I, che è bibliografia. Il POEMA sarà più che multimediale e sinestetico: è il mondo, tutto, il tondo ritagliato, per volontà d'autore. E un giorno continuerò – e farò – un poema di questo tipo. Per ora è un brutto abbozzo, ma serve. Perché? Perché SCRIVERE LIBRI NON BASTA, non basta più.

Il POEMA ha situazioni reali, anche se non le ho vissute io [e soprattutto QUESTO mi interessa]. Ha la forma apparente di un catalogo, ma non è freddo: il catalogo non è il poema, ma il suo digesto. Ha anche la forma di un'autobiografia, forse, ma non è solo scrittura e non si limita ad esprimere. Ha inizio e fine, ma non ha forma, e anche QUESTO mi interessa. E il bello è che permette unioni furiose: puoi decidere che la vita di altri sia – e sarà – parte del poema; e non potranno opporsi, purché la loro presenza sia positiva – metto questa regola – o derivi da una vendetta (vendetta giusta: questa è la seconda regola). Deciderai che l'opera visibile e invisibile di Grotowski – dico per dire – è degna di per sé, e in più è parte del tuo poema. Seguo strettamente il modello ringhioso di Dante, niente di strano.

Il nemico è stato riconosciuto, o si è fatto riconoscere. Ora ci sono due possibilità, legali e non peccaminose: o lo perdoni o lo usi. È una vendetta incruenta: lo coopti e lo coinvolgi, lo trascini anche se non vuole, e dove non vuole. Ora è solo un personaggio e una maschera. E in realtà non c'è una vendetta più dura, se ci pensi: è quello che ha fatto Dante a Platone, in fondo. E allora dirai così: dottore, professoressa, giudice, amministratore, mondo infame, io ti riduco formalmente e praticamente a personaggio, perché ti ho reinventato, secondo le misure che considero giuste. Sei nato, senza saperlo, e sei vivo nel POEMA perché io lo so. Dante non fa altro, se ci pensi. E anche il nemico può fare di te un personaggio? No, per una contraddizione che non lo consente, e che è una regola precisa. Il Poema Nuovo non praticherà il male, non sarà subdolo e forse sarà vendicativo, ma non sadico. Ci avevi mai pensato, lettore? Ora hai una chiave per essere un nuovo Dante, perfettamente contemporaneo al mondo: perché Dante – sia chiaro – era innocente, ma non era ingenuo, doveva vendicarsi e sapeva chi era. Altri no, o non lavorarono abbastanza per diventare dei legislatori, e peggio per loro. Bene, sarai Dante, adattato al tempo.

La quarta regola è grossa: userai le opere altrui, ma non da parassita. Non puoi cooptare senza motivo Maria Callas – dico per dire –, vita e opera, cenere e icona. Puoi farlo, certo, ma il motivo ci deve essere: almeno un motivo giocoso, se non serio. E poi sì, certo, continuiamo a fare anche i libri: ma sapendo che non basta più. Ora tu devi giustificarti il passato – tutto, quello paesano e quello del bambino cresciuto –, e non sai ancora come. Ecco il modo e la forma. E poi ci sono i mezzi: pubblicizza il catalogo – il poema – su Facebook. Il sistema chiede: "A cosa stai pensando?", tu rispondi: "Al mio progetto. Che parla di tutto".

Programma passionale di poesia (funziona veramente!)

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