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Puffetta e il minestrone, ma non c’è la passione

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Trento, 19 febbraio 2014. – di Massimo Sannelli

Si chiama Pallina e il nome dice tutto, sa l'etimologia, la ripete e dice "io sono piccola", e quindi è Piccolina e il nome le piace, per questo dice: "io sono una Pallina", va bene? Poi c'è la borghesia, il Tucano, e dice: "prima di andare a Berlino passa da me, ti do dei soldi", ma chi ascolta lascia il campo, lascia la presa, non ci lascia il cuore su, va bene? E diventa impossibile mangiare insieme dormire insieme, vivere insieme lavorare insieme: se traduci Stefan George, io ne sono felice, ma sta' sulla tua salute. Ma è vero che lo tradurrai? Fallo. Io ci credo sempre. Fallo è Anfibologia? È Anfibologia, certo. Anche mallo? Sì, per la durezza, alla grande. E gallo? Gallo è grave ma piace, e in più canta come l'uomo di Giugno '73 (e come il merlo, maschio). Poi c'è chi è lasciata a Nasso: bambolona, sei un mito, ma che noia le parò-parò-parole. Al telefono, poi. Meglio non programmare più, non programmare niente.

Devo scrivere una pagina su Amelia Rosselli e ci penso: tutto il Diario Ottuso è un manuale di poesia, oltre che un manuale di elezione, cioè di singolarità. È la nostra Vita Nuova, in fondo. Ma di quale poesia è il manuale? Di una poesia che bestemmia il mercato. Ecco, pausa: c'è una contraddizione feroce (in me) e lo so bene. Eccola: io non odio il mercato, il mercato in sé; odio la tirannia dei rapporti, non il mercato in sé. Né Arcadia né bar, né ciurma né amistà: ma il prodotto si vede, si vende ed è qui, visibile come gli altri prodotti. Chi lo vuole tenderà la mano. Non costa né molto né poco: ha la misura di chi lo porta, quindi il suo prezzo, perché ha il suo valore.

Sì, la lingua è roba liquida, così scorre: ma ci sono pietre sul passaggio, e l'acqua si sporca al contatto. Se Amelia Rosselli parla del "nero profondo impegno" delle sue mestruazioni – il 25 marzo 1967, giorno dell'Incarnazione – perché la Principiante Piccola è irreale? Esàltati, fai bene. Mi piace molto chi si esalta, e anche chi si loda e poi si imbroda, ma poi dammi i fatti e le storie. D'accordo? Venditi bene, dai. Perché io voglio i particolari del particolare, capisci? Insomma, prendi la prima pagina del Seminario sulla gioventù di Busi: incipit filosofico, parole e pensieri come carretti, va bene; ma poi guarda il secondo capoverso: tutto detto è tutto fatto, perché tutto ci fu. Troppa astrazione snatura il tuo corpo, fattene una ragione. Allora preferisco el mona, sì, beato mona che fa tuto lui, quando vuole.

Troppa purezza dissolve il mercato. Così non vendi e non compri, chiedi attenzione ma ti neghi, e neghi la storia. La storia è il minestrone fatto in casa. E il minestrone è bello – e buono – a pezzi interi, a colori come Dio l'ha fatto: kalós e agathós, tutto a posto. Sì, ma l'ortaggio liquefatto è senza páthos. Le poltiglie sono senza aisthesis e senza éros, vuoi questo? Pratica meglio la mimesis, Pallina. La mimesis, e anche la dýnamis, tutto in buon greco. Capisci: il 25 marzo "il Verbo si fece carne" e Amelia ebbe le cose sue. Sul diventare sárx siamo ben informati, da sempre. Il Verbo non si fece Sofficino, giusto? E  Puffetta non sarà mai un sex symbol, su.

Puffetta e il minestrone, ma non c’è la passione
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