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A scuola dai Diversi

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asocialeTrento, 22 febbraio 2014.- di Massimo Sannelli

Questo è bello: la scuola parla di Federico II, Dante, Caterina da Siena, Leonardo, Tasso, Leopardi, Manzoni, Pascoli, D'Annunzio, e fa bene. Naturalmente si tratta di valori, è chiaro. Il più normale dei valori scolastici è Montale, diciamo: ma anche Montale credeva che Irma Brandeis portasse Cristo in terra; lo credeva e ha pubblicato per farlo credere, o almeno per farsi accreditare.

I professori inquadrati parlano per "quarant'anni di onesta professione": parlano degli Asociali, dei Visionari, dei Nevrotici e degli Psicotici, che meraviglia. E non lo sanno o non lo dicono del tutto. Poi appare uno come Carlo Dossi e toglie il velo a Tommaseo: tutto è in tutto, tutto sommato.

Dentro (e fuori) la scuola, bisogna insistere sull'eccitazione e sull'eccezione. L'eccitazione continua, come l'eccezione. Come l'asocialità, che continua, insieme all'eccezione. L'asocialità non è il contrario dell'eccitazione e dell'eccezione. Anzi le aumenta e le definisce meglio; e le rende enormi, senza limiti. D'altronde si tratta della Cultura.

Scelsi e De Dominicis hanno creduto all'immortalità; Sun Ra veniva da Saturno; Florenskij credeva alla magia della parola e Bob Marley al Negus-Leone di Giuda; Dino Campana era "l'ultimo Germano in Italia", il pittore Gino Grimaldi disse di essere Rubens, ma realmente. Nietzsche è un destino e lo sa. D'altra parte, Pasolini si identifica nel papa Pietro II e Carmelo Bene non esiste. Nella Storia di una malattia Amelia Rosselli scrive che il suo male è "la CIA, il suo corrosivo o punto d'attacco il SID o l'Ufficio Politico o ambedue". Cristina Campo sente le forze occulte di Roma e cammina sul sangue dei martiri. Sono disimpegnati? Rispetto ai doveri usuali, sì, un po' tutti. Un po' paranoici? Anche. Malati e diversi? Anche troppo, anche suicidàli; ma il fatto è questo: prendere o lasciare. La scuola li ha presi tutti, l'editoria pure, il pubblico anche.

Milioni di persone sono convinte – o dicono di esserlo – che la Madonna non sia mai morta: Maria vive anche oggi, nel suo corpo. La fede è fede, si sa. Ma chi non dubita di Maria può anche accettare Scelsi e Sun Ra. In fondo ha la stessa dose di prove, cioè nessuna prova. Quindi è tutto nella fede, con tutte le forze della "disperata vitalità". Alla fine, non contano l'esistente, l'usuale, il normale; o meglio: contano finché si vuole che contino, visto che la morte può anche NON esistere. Allora conta un'estetica, ma è irrazionale o irregolare. Bene, ce la teniamo così – irrazionale e irregolare – e piace molto: di contraddizione in contraddizione, di respiro in respiro.

I giovani non sanno che la Norma – la Scuola – parla anche dei Diversi o dei Perversi. È la scuola stessa che lo chiede, anche se non lo sa. Per esempio: qualcuno ha detto accademicamente che Dante era un drogato. Perché no? E non solo. Theophil Spoerri (Introduzione alla Divina Commedia, Mursia, Milano 1966, p. 284) cita Boccaccio e Pietro Alighieri: secondo Pietro, suo padre aveva un brutto vizio, la "defloratio virginis puellae"; e anche Boccaccio lo sa: in Dante "trovò amplissimo posto la lussuria, e non solamente ne' giovani anni, ma ancora ne' maturi". Brutto esempio, Dante. E pensare che Paolo VI scrisse: "Dante è nostro". Voleva dire: mostro? O forse è nostro proprio per questo; nostro e mostro, va bene. Certo, un po' più di salute non guasterebbe, ma è andata così. Dante è nostro, è mostro, ed è anche della scuola, che insegna i valori, ma non insegna la salute, se non nella forma dell'ipocrisia: cioè del non-detto e dell'adeguamento. È per questo non-detto che l'arte può essere l'Irregolare?

E anche Spoerri, bella roba. Il professore, Theophil, è parente dell'artista, Daniel. Lettore, ti sembra di poter credere alla normalità? Alla cultura, poi, l'insana, la prostituta-santa di Fassbinder. Vivere come Dante e mangiare come Daniel Spoerri: auguri.

A scuola dai Diversi
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