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L’artista non è libero

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GiovanniXXIII sucltura di Giacomo ManzùTrento, 26 aprile 2014. – di Massimo Sannelli

Roberto Gervaso va ad intervistare Giacomo Manzù. È tutto molto chiaro e semplice, come in una favola. Gervaso chiede, semplicemente: "Si sente libero?". Manzù risponde, semplicemente: "No, e non voglio esserlo". Gervaso chiede, semplicemente: "Come, non vuol esserlo?". Manzù risponde, semplicemente: "Voglio esser impegnato".

È tutto scritto, semplicemente, nella forma semplicemente nervosa delle interviste scritte di Gervaso (La pulce nell'orecchio. Interviste famose, Rusconi, 1979, p. 244). A chi legge basta così: veramente e semplicemente. Non serve altro. Chi è impegnato è preciso, abile, metodico, solitario, nervoso, monomaniaco, aggressivo, asociale, sensuale, amante, vendibile, spendibile, severo, brutale, talentuoso, ironico, molteplice, caffeinomane, virulento, pragmatico, sicuro, vincolato, savio, rivoluzionario, dotato, sdegnoso, graziato, confuso, profetico.

È tutto e fa tutto, ma non è libero, nemmeno se è Karl Lagerfeld. Non vuole la libertà. La trova quasi volgare, ma non può dirlo. È raro che parli semplicemente, come parla Manzù. E quindi? Quindi vuole quello che gli serve per lavorare, da impegnato: lo spazio, il tempo, l'ascolto.

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