Mer07242019

Last update03:02:18

Il mestiere del re

  • PDF
Valutazione attuale: / 5
ScarsoOttimo 

Trento, 22 maggio 2014. – di Massimo Sannelli

Il re può essere giovane e controverso, ma è il re. Può essere sul filo dell'illegittimità, ma non importa. Per esempio è il re Filippo V e quello che fa è sempre fatto bene: quando il re fa qualcosa nasce un FATTO. Tutto diventa una parabola o un modello: se il gesto del re è un fatto – anche se il re si è solo tolto il cappello –, il fatto è un segno e merita una "lettera di ragguaglio". Può essere un libro del 1703 su dati del 1702, e l'abbiamo ripubblicato per Tormena Editore, a cura di Vittorio Laura e mia: Lettera di ragguaglio del passaggio di Sua Maestà Cattolica. Il passaggio è quello per Genova e il Dominio ligure.

Perché sono nati questi libri? In principio c'è l'entusiasmo, questo è certo. Noi lo sappiamo: il mondo di Filippo V vive di separazioni autoritarie – la stessa Repubblica di Genova è oligarchica, come una pólis –, e questo è il punto materiale. Il principio dell'uguaglianza non esiste ancora, nel 1702. Ma qui importa una specie di arte sacra: per questo non si vede il prezzo della grazia (e della liturgia), così come è Giuda a dire quello che non dice nessuno, "Perché quest'olio profumato non si è venduto per trecento denari per poi darli ai poveri?". Già. E perché Genova ha onorato il re come un Angelo? L'occhio materiale risponde: per convenienza e per diplomazia. È vero, da un lato. Ma la favola del re è su un altro piano: Genova ha pagato anche per mettere insieme una meraviglia registica, e poi per pubblicare il vangelo dello Spettacolo. Quanto all'ospite, l'eleganza di "Yo el Rey" è oggettiva e integrale.

Oggi l'occhio documentato vede anche altro: in particolare, è in crisi l'Europa amministrativa; in generale, è in crisi tutta la democrazia rappresentativa. In questo momento si può pensare anche politicamente alle vecchie corone oligarchiche, perché il sistema esplode. Ma il nodo non è solo questo. Si tratta di amore, quindi non ci sono limiti, nemmeno economici, altrimenti non sarebbe amore. Cioè non basta essere un'anima bella e non basta sentire; bisogna riconoscere apertamente la grazia stilizzata nel re benigno, cortese, cattolico, e poi meravigliarsi, poi impegnarsi, ilimitatamente. Non è un discorso moderno e non lo vuole essere; non si pone in nessuna dialettica e non dialoga: si giustifica da sé, perché si riconosce.

L'apparenza può essere anche benedetta. E se Giuda è contro l'apparenza e lo scialo liturgico, non importa: il nemico della liturgia apparente è l'ipocrita, non il sincero. D'altra parte, Cristo è la verità e ha detto che chi digiuna deve mantenersi bello. L'astinenza non impedisce l'eleganza, e l'eleganza deve nascondere l'astinenza. È un buon ricordo. E si può pensare ai poveri e alla liturgia, nello stesso tempo: niente lo vieta. La contraddizione non c'è.

Il mestiere del re
Banner