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Chi sono gli alieni?

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Trento, 14 ottobre 2014. – di Massimo Sannelli

C'erano una volta gli alieni. Erano Giacomo Leopardi, Lorenzo Giusso, Andrea Emo, Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Giacinto Scelsi, Cristina Campo. Tra gli alieni il mondo era qualcosa che accade, ma fuori. Dentro, nel mondo parallelo, si ascoltava la Ciaccona di Bach-Busoni – suonava Benedetti Michelangeli, ovviamente – e si leggeva qualcosa di sottile; si faceva tutto in silenzio. Tutto era esoterico, nelle stanze separate: anche tagliare una mela, quando si toccava cibo; e anche la mela era lì, stilizzata in un percorso santo: poteva essere mangiata solo ad una condizione. Bisognava dimenticare che la mela era cibo.

Pensiamo al presente degli alieni. Il mondo è fuori e dentro non si lavora, perché non si vive, e solo chi vive è nel bisogno. A volte si scrive, divinamente ma senza un dovere preciso. Si può essere anche religiosi, ma come Camillo Langone, da esteti. Il vuoto alieno non è del mondo ed è santo, con la sua santità garantita dal denaro, che crea la tana giusta: la casa è sempre impenetrabile e perfetta, enorme e isolata. Lì, di solito, si sta molto da soli: se entra un amico, è uno come Lefèbvre, insomma il livello è alto. Non possono avere commercio con il rumore, perché il rumore è insopportabile; e anche il cibo, cioè il mangiare in compagnia, che crea rumore.

Per loro c'era una tavola della legge, nella forma di un aut aut: o ti sporchi (e ti umanizzi) o ti santifichi (e ti separi). Prima era facile essere mistici e inappetenti, ortoressici e disumani, ma serviti bene. Certo, il rumore fa sempre schifo, se uno ha orecchie per sentirlo, nel suo mondo parallelo. E allora? Non bisogna mai benedire il rumore, ma non si deve più maledire il bisogno, che è la vita naturale. Fuggire il rumore per odiare il bisogno non è più una cosa buona, ora. E non si deve più fuggire il pubblico, e questo è il lato orrendo, dal punto di vista alieno. Ma perché proprio ora? Perché la grande crisi non si risolve e il progetto neofeudale corrode tutto: la società, la nobiltà, la volgarità, lo Stato. Resta il pubblico, che ha fame di brioches e di concetti: bene, o gli date da mangiare, alieni, o il pubblico brucia le vostre vecchie opere, perché non le riconosce.

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