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Frammenti su Rob Brezsny

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Trento, 24 ottobre 2014. - di Massimo Sannelli

Primo frammento. L'oroscopo di Rob è un appuntamento, ogni settimana che Dio manda, ogni giovedì americano che Dio manda, ogni venerdì italiano che Dio manda sulla terra, e oggi è venerdì, ed esce anche in Italia di giovedì, che Dio lo manda, ma io lo leggo in italiano solo il venerdì.

E Rob dice: bene, Sagittario, ora ti do sei regole, e sono sei regole dure, puoi alleggerirle sentendo la canzone di Chico Buarque che preferisci, oppure Ornella Vanoni – e "leva il tuo sorriso dalla strada... e porta via gli stracci e quella faccia da mambo" (il solito Lucio è chiaro); e le frasi di Rob battono ancora, e battono e battono: sagittario, sagittario... Capisci... io non ti spiego... devi capire... io ti ordino, ora. Ora Rob dice: rinuncia; rinuncia al colpo malinconico, rinuncia all'oggetto che ti turba, rinuncia alle persone cattive e – soprattutto, soprattutto – non vergognarti di stare bene, hai capito?, non vergognarti di stare bene.

Va bene, non me ne vergognerò.

Secondo frammento. Nella metrica – cioè nella vita (la metrica è la vita) – ogni tà è un piccolo pezzo e cerca un altro tà: un tatà è un giambo, un tatatà è l'anapesto. I bambini di Moncalvo non lo sanno, ma con le pietre si fa. I bambini di Moncalvo lo hanno fatto. E "che cosa era quella cosa tribale?", chiedono gli adulti, nel giardino di Crea, che Cesare Pavese attraversò. Io rispondo: "Niente, è la tragedia greca, no?". Era il nostro laboratorio, con i bambini di Moncalvo.

C'è un po' di pace e il sigaro si consuma piano piano.
Il rum è sempre molto buono: ardente e profumato.
Pier Vittorio Tondelli lo attraversò, come il giardino.
Ora c'è un altro frammento.

Bisogna aprire l'erbario, come in Nymphomaniac. È un film triste, non si può vederlo per piangere-e-fottere, non fa venire voglia di, nemmeno se lo vedi di notte, io l'ho visto di notte, da solo, come non si devono vedere i film, da soli e di notte. Non è l'erbario di Joe, ma è l'erbario di Emily Dickinson. E alla fine del rum e della canzone – e senza avere il gatto in casa, il gatto il gatto il gatto – che fai, ti lasci andare? Si vede che il grande Herbarium è aperto. E ora, che fare? Uno ammette: mi lascio andare. Già. Anzi: giù. No. Per niente, mai. Mai andare, non ora, non così.

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