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De rosa mystica (e il cinema)

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Trento, 1 dicembre 2014. - di Massimo Sannelli

Qualcosa "varia nell'aria", ma non è niente. È solo La pioggia nel pineto. È il classico cembalo che tintinna, un suono di vanità nell'aria: hevel, come in Kohèlet. Erri De Luca non scherza e lo traduce SPRECO. "Spreco di sprechi ha detto Kohèlet, spreco di sprechi il tutto è spreco. Anche questo è spreco". Ma noi siamo entrati in Alcyone, prima di tutto.

Chi si chiama Gabriele d'Annunzio ha tutte e cinque le vocali nel nome, è tranquillo e completo, no? Il numero 88 delle poesie di Alcyone si presta a diversi giochi, vero? Uno dei giochi è un gioco musicale, perché i tasti del pianoforte sono 88. Sì, ma dovremmo smettere di evocare – solo EVOCARE – la musica che non sappiamo SUONARE.

Le immagini in movimento [mi] salveranno da questa adorazione del linguaggio.

In ogni caso, al pubblico non importa più niente delle adorazioni del linguaggio.
[Me lo devo ricordare]

Se una rosa mystica esiste davvero, la rosa mystica è più splendida del linguaggio.
[Allora è finita la commedia]

La vittima dei bulli non si consola con il linguaggio.
[Lo so: è uno dei motivi della furia]

A meno che il bambino (ex) non diventi un Maestro, un Mastro o un Master del linguaggio, finché può. Ma ha capito: ci gioca e non pretende che il gioco sia molto di più. Salva con nome l'emozione e poi esce (a Marsiglia, di sera, da solo, e non sarà l'ultima volta).

Le adorazioni linguistiche sono spudorate. Ma non è detto che tutto debba essere SEMPRE verbale, psicologico, blasfemo, relazionale, militante, umano, con il pugno chiuso, il medio alzato, il saluto romano, nella dolce Italia. Si può sempre uscire dalla gabbia.

E – non per gioco – si può sempre entrare in Cage (o in Bausch; o in Abramovic e in Fabre; volando sempre parecchio in alto). E non per gioco si può sempre entrare in un cinema, e fare del cinema: scegliendo – e praticando – certe forme personali, dove lo spreco è minore o non c'è proprio.

Meno linguaggio, almeno per un po'. Niente oppio e niente idoli. Niente spiegazioni. Buone immagini, ben filmate, e il rito della luce che si spegne. Così inizia il film, a Marsiglia, una sera.

De rosa mystica (e il cinema)

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