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Lotta di Classico

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Trento, 17 dicembre 2014. – di Massimo Sannelli

Forse sono oltre la siepe, forse al sicuro. Anche la passione mortale è stata superata, di colpo in colpo, ma ora non c'è il dolore – la canzone dice: "Nessun dolore" –, e in fondo la solitudine è pulita e degna; gli istanti del sesso sono belli, ma sono brevi e devono esserlo. Io SO BENE che tutto questo è meraviglioso – crea stupore – e vale oggi e ora.

Chi è davanti ad una Primavera (di Vivaldi, suonata) pensa leggermente e senza modestia: oggi io voglio essere classico, anche nei miei dolori [che sono errori e passaggi, comunque]. In pratica: nessuna forma di autodistruzione, nemmeno mentale, e nemmeno morale. In realtà non c'è merda diffusa che possa resistere ad un Classico. Il Classico ha le sue armi e fa la sua lotta di Classico. Non ho detto una cosa: il Classico è una persona, non un'opera. Oggi; ma una volta non era così.

Edoardo Sanguineti avrebbe voluto che ogni laureato in lettere leggesse il Teseida, il Morgante e la Recherche per eccellenza. Molti dei suoi allievi hanno obbedito. Oppure: si cade in Youtube e appare Il giardino dei ciliegi, regia di Strehler, anno 1978. Bisogna guardare bene lo spettacolo e chiedersi se quella direzione sia possibile – cioè VENDIBILE – oggi. La risposta è no. Non c'è cultura che tenga, ora.

La cultura può restare, sempre, ma deve essere travestita, passare attraverso un carisma (apparentemente) antiretorico (come in Benigni e nel Francesco televisivo di Fo), deve essere veloce e indelicata, ed essere soprattutto televisiva, un po' urlata e un po' sbracata. E tutto questo fa schifo? Sì, può fare anche schifo, ma solo da un certo punto di vista. Il Classico-opera cede, il Classico-uomo può ancora invadere lo spazio. Signora, lo so, lo so: è una menomazione del grande passato, ma la situazione è questa, tra le anime decadenti. [L'estetica del Mostro, Gheddafi, diceva cose diverse, nel Libro verde; ma abbiamo deciso di sbranare anche Gheddafi, il Mostro, e la sua politica; e la sua estetica, certo: e lei se ne faccia una ragione, Signora].

A questo punto uno deve decidere l'uso – e il fine – della vocazione. Naturalmente la scelta è questa: andare avanti e invadere in qualche modo la società dello spettacolo. Sì, proprio quella: la bestia nera dei compagni di strada, poi lasciàti. In fondo anche l'occhio gode, se sei vivo e sparso sugli schermi, dove ti mostri e forse ti fai capire. Il contrario di questo impegno è una mortalità raffinata: non serve più a nessuno.

Lotta di Classico

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