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Il Sagittario pensa all’arte

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Trento, 25 agosto 2015. - di Massimo Sannelli

Uno, o una, può decidere: io voglio piacere all'Amante. Può pensare: deve piacergli ciò che in me è semplice. Perché quello che in me non è animale, naturale, infantile non gli piace. Va bene. Prima o poi arriva il momento di semplificare e mi semplificherò. Cosa dice la società? Dice il contrario: bisogna essere impegnati e complessi, logici e collaborativi, l'uomo è un animale sociale, l'unione fa la forza, ecc. Allora si farà il contrario del contrario.

Angela da Foligno è in chiesa e urla. Urla senza vergogna: «Amor non cognitus, et quare scilicet me dimittis? Amor non cognitus, et quare et quare et quare?». Amore sconosciuto, e perché mi lasci così? Amore sconosciuto, e perché e perché e perché?

Cristo risponde: «Tota vita tua et comedere et bibere et dormire et omne tuum vivere michi placet». Tutta la tua vita e il tuo mangiare e bere e dormire e tutto il tuo vivere – qualunque cosa vitale della tua vita, forse anche le cose innominabili – a me piacciono.

A Cristo piace quello che in Angela è perfettamente naturale: ciò che non appartiene alla civiltà. A Cristo piace Angela se Angela è come una neonata, e il bello di lei è infantile: mangiare bere dormire, incastonati tra vita tua e tuum vivere.

C'è un solo problema e si risolve subito. Angela è figlia, moglie e madre, ma ora non avrà né madre né marito né omnes filii, nessun magnum impedimentum. Ecco, tutto il non-Io è finito, perché sono finiti gli Altri, tutti morti, tutti i figli, anche se il salmo 127 li chiama "dono del Signore" e "frecce in mano ad un eroe".

Per parlare come parla Angela bisogna rigettare la famiglia e un po' di Scrittura, e questo è un problema. In realtà: Angela è una specie di poeta, e lo è COME Dante. Dante rigetta l'uso dei volgari e lo ricostruisce, perché il suo Io fa la loda e si compiace della loda – anche se Beatrice non lo sa, anche se Beatrice non saluta più –, come nel capitolo 18 della Vita nova.

Significa compiacersi della propria bocca parlante, che è la bocca dell'Io: quella che rimane sempre. Il PRIMO libro della letteratura italiana insegna due cose: una è che il PRIMO è Dante, l'altra è che i non-Dante sono pezzi di merda, a parte Guido, il precursore del Primo. Dal libro di Angela esce il messaggio che i figli sono un ostacolo e devono morire. La grandezza non è morbida con gli altri, e in fondo la rivoluzione è un atto di violenza, vero? Se non l'avete letto in Mao, l'avete visto in Giù la testa.

Ora non bisogna giudicare, ma decidere. C'è chi diventa grande in arte, mostruoso in vita, un po' dissociato da tutto, con quella meravigliosa inabilità alle manovre di cui parla Zweig nella Lotta col demone. Come Nietzsche e Alexander Supertramp nel suo povero autobus; e come il Reuccio che si innamorò della Fata Neve, e amò una bella morte più di una bella vita.
Dove ti metti e con chi, animale sociale? Vuoi essere splendidamente solo e unico, come Dante? Allora aspettati l'esilio, e amalo molto. L'esilio ti ha salvato da una misura comunale – che cos'è Firenze? – e da una dismisura mentale: stavi per diventare un serial killer, ma l'esilio dà alla tua boria un'opposizione realistica – fame, freddo e povertà, taniche d'acqua e bidoni della spazzatura, diarrea e mal di denti.

Comunque un po' di ironia non guasta. È bellissimo: ora scopri che la grandeur ha bisogno di marketing; che l'esilio ti salva da Firenze, se no rimanevi il re della tinozza; e hai bisogno del pubblico, quello pagante, non puoi mica sterminare tutti. Bravo, sarai un Lupo, ma Moderato, come se l'è scritto e cantato Dario Fo.

Ho scritto un'estetica o una pratica? E chi se ne frega. Così pensa il Sagittario, con gli occhi tondi come Jeff Bridges nel Grande Lebowski: coerente, strafatto e contento.

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