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Un Gershwin coi fiocchi

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Il secondo concerto del Settembre dell'Accademia a Verona,Interpretazioni orchestrali prelibate sul piano formale

Verona, 9 settembre 2017. - di Sergio Stancanelli

Per il secondo concerto in calendario alla XXVI edizione della rassegna "Il settembre dell'Accademia", il teatro Filarmonico di Verona ha ospitato la sera di ieri 8 settembre un'altra orchestra di giovani, la "Gustav Mahler" che, fondata da Claudio Abbado, esordì in Vienna trentuno anni addietro, e risulta oggi integralmente rinnovata negli strumentisti che la compongono poiché vi sono ammessi a farne parte per concorso solo elementi sino a 26 anni d'età.

L'orchestra è di notorietà mondiale, e le interpretazioni veronesi hanno dato conferma di come l'apprezzamento internazionale sia giustificato e ben meritato. Laddove un'orchestra italiana avrebbe potuto tenere conto della ricorrenza consistente nel 74° luttuoso anniversario dall'armistizio nella seconda guerra mondiale, l'orchestra ospite ha messo in programma pagine del ceco Antonín Dvořák, dello statunitense George Gershwin, dell'ungherese Béla Bartók e del francese Maurice Ravel. Diciamo sùbito che le interpretazioni sono state inappuntabili sotto il profilo della precisione tecnica e della sensibilità espressiva, avendo riguardo a un rispetto assoluto per le partiture senza ricerca di effetti e allusioni pur presenti nella musiche a soggetto che aprivano la serata e che ne occupavano la seconda parte.

Il programma ha avuto inizio alle 20.34 con "Nel regno della natura" op.91 n.1 (13'), poema sinfonico eseguito avulso dal ciclo "Natura, vita e amore" di cui fa parte. La notte d'estate che vede l'uomo immedesimato in un panteismo dove la bellezza della natura è inglobata nelle sensazioni d'un inidentificabile sovrannaturale che lo rende cosciente della propria nullità, ha trovato nell'interpretazione dei giovani musicisti diretti da Ingo Metzmacher (cui il programma di sala dedica un'intera colonna occupante mezza pagina senza accertarci della sua nazionalità, che riteniamo germanica) la delicata espressività che s'è detta, senza cedimenti al descrittivismo, sicché invano ci s'è atteso di individuarvi – come annotati dal Dvořák in partitura – il frinire dei grilli, lo scorrere dell'acqua del ruscello, e tanto meno il calar del volo del falco, che ispirerà al nostro Pizzetti la"Danza bassa dello sparviero".

Centro d'interesse della serata era il "Concerto" composto da un Gershwin 27enne (idolo del cronista giovane), che ha avuto in Jean-Yves Thibaudet (del quale pure l'ampio spazio dedicato alla sua biografia non ci accerta la nazionalità, da supporsi francese) un interprete straordinariamente adeguato allo spirito dell'autore e aderente ai richiami jazzistici della partitura capolavoro (12' + 12' + 7'). Lo ha ben assecondato l'orchestra, tuttavia assai affrettata – sin dall'attacco – nei passi in cui il pianoforte tace, e affetta da certo eccesso di volume in quelli accompagnatorii. Tentativi d'applausi di spettatori ignoranti e analfabeti dopo il primo dei tre movimenti. Bis del solista, invero fuori programma, un lungo e placido "Intermezzo" di Johannes Brahms (5').

Due brevi partiture occupavano la seconda parte della serata, tecnicamente impegnative ma scelte evidentemente quali indispensabili riempitivi senza preoccupazioni di prestigio: la suite dalla pantomima "Il mandarino meraviglioso" del Bartók (propriamente "prodigioso", 18') e la suite n.2 dal balletto "Dafni e Cloe del Ravel" (15'). La prima, avulsa dalla vicenda – articolata in tre parti e da un finale in cui al protagonista del terzo episodio, per sua natura immortale, vien concesso di liberarsi dall'esistenza – , è privata d'ogni significato quando costretta ad ininterpretabile musica astratta. La seconda, celeberrima, pur mutilata del coro finale, conserva di per sé grande valore musicale anche a prescindere dalla trama (alba, pantomima, danza generale). Platea affollata come per il concerto precedente, con pochi vuoti (gli spettatori hanno per lo più sottoscritto l'abbonamento all'intera Stagione, anche in considerazione del molto elevato costo del singolo biglietto, 70 euro, che d'altra parte attesta l'importanza della rassegna). Il cronista ringrazia l'Accademia filarmonica per il ritorno come in passato ai posti in prima fila di poltronissime.

Un Gershwin coi fiocchi
 

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