Lun11202017

Last update01:30:40

Back Cultura e Spettacolo Arte e Cultura Musica e Concerti Una soporifera Orchestra di San Pietroburgo

Una soporifera Orchestra di San Pietroburgo

  • PDF
Valutazione attuale: / 12
ScarsoOttimo 

Il Settembre dell'Accademia nel Filarmonico di Verona esaurito in ogni ordine di posti

Hanno annoiato la solista in Ciajkovskij e quella che è oggi considerata la più grande compagine del mondo in Rimskij-Korsakov – Scarsi applausi e per la prima volta bordate di fischi

Verona, 14 settembre 2017. - di Sergio Stancanelli

Il terzo concerto della rassegna "Il Settembre dell'Accademia", giunta quest'anno alla XXVI edizione, ha portato il cronista, che s'era raccomandato per l'assegnazione di posti di agevole accesso considerate le sue difficoltà deambulatorie dovute alla tarda età (è sulla soglia dei 90), a conoscere per la prima volta il prim'ordine di galleria, dove è stato destinato al centro dell'ultima fila e dove – permesso, permesso, – ha potuto sistemarsi, dapprima grazie all'assistenza di una cortese maschera, e dopo l'intervallo grazie all'aiuto ricevuto da altri spettatori: non senza dover constatare la necessità di star seduto di sghimbescio, lo spazio intercorrente con lo schienale della poltroncina di fronte essendo insufficiente a contenere le gambe d'una persona non dotata di statura bassa.

Sul distante palcoscenico era di turno la Filarmonica di San Pietroburgo, l'orchestra che, sopravanzata la Philadelphia e gareggiando con i Berliner, è oggi considerata la migliore sinfonica del mondo, condotta dal suo direttore stabile Yuri Temirkanov, il quale, con la pianista italiana 23enne Beatrice Rana, ha messo in programma nella prima parte della serata il celeberrimo primo Concerto di Ciajkovskij, eseguito in maniera soporifera. Applausi solo da una minima parte del pubblico e, per la prima volta, bordate di fischi. Bis della solista, non richiesto, un Lied di Schumann nella trascrizione per solo pianoforte di Liszt.

La seconda parte della serata era occupata dal bellissimo poema sinfonico in quattro parti "Shéhérazade" di Rimskij-Korsakov, dislungato a 47' di durata con effetti sonniferi. Anche qui applausi soltanto da una parte degli spettatori, col sottofondo di meritatissimi fischi. Bis non richiesto il canzonettistico "Saluto d'amore op.12" di Elgar. Sul programma di sala, nel curriculum dell'Orchestra, è taciuto accuratamente il periodo dalla sovietizzazione alla destalinizzazione in cui si nomò di Leningrado.

Una soporifera Orchestra di San Pietroburgo