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Al Filarmonico, un’orchestra Machiavelli di giovani nel più bel concerto della stagione 2017

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VI ed ultimo concerto d'una rassegna "La città in concerto" dell'Accademia filarmonica di Verona - Musiche di Gershwin, Copland e Corea, solisti Richard e Mika Stoltzman

Al termine della serata alcuni strumentisti hanno dato luogo a una ritmica fracassona distruggendo l'immagine di prestigio e di pregio che ci si era fatta di loro

Verona, 9 ottobre 2017. – di Sergio Stancanelli

Parallelamente alla rassegna "Il settembre dell'Accademia 2017", sette concerti sinfonici ed un recital pianistico tenutisi dal 3 settembre al 5 ottobre nel teatro Filarmonico, l'Accademia filarmonica di Verona ha organizzato un ciclo di altri sei concerti svoltisi le sere dal 6 settembre al 7 ottobre in varie sedi: il pianista Alberto Nosè ha interpretato musiche di Chopin e di Musorgskij nella sala Maffeiana, l'accademia barocca I virtuosi italiani ed il coro Città di Piazzola sul Brenta hanno eseguito musiche strumentali e vocali di Vivaldi e di Haendel nella basilica san Zeno, l'orchestra Lorenzo da Ponte e il coro Marc'Antonio Ingegneri una Sinfonia di Haydn ed una cantata sacra di Schubert nella medesima sede, l'orchestra Antonio Vivaldi con la soprano Luciana Serra pagine rare di Vivaldi nel teatro Filarmonico, il sestetto d'archi In primis musiche di Brahms e di Ciajkovskij nell'aula magna dell'Università, ed infine un'incognita orchestra Machiavelli (altrove Macchiavelli) diretta da Sergio Baietta ha tenuto un concerto sinfonico ancora nel teatro Filarmonico.

A questo concerto, che ha concluso il ciclo come già detto la sera di sabato 7, ha presenziato il cronista, il quale deve dichiarare di avere assistito ad una delle migliori prestazioni dell'intera Stagione. Erano in programma musiche di George Gershwin, Aaron Copland e Chick Corea. In un teatro pressoché esaurito in ogni ordine di posti, comparsa sul palcoscenico alle ore 20.30 precise l'orchestra limitata ai soli archi, la serata ha avuto inizio con la "Ninna nanna" del Gershwin (11'), eseguita con grande sensibilità e dolcezza in un'interpretazione che ha riscosso subito l'apprezzamento del pubblico con applausi generali convinti ed entusiastici.

Aggiuntisi gli strumentisti per l'organico del brano seguente, "Appalachian spring" del Copland (26'), annunciato sul programma di sala nella «versione originale per tredici strumenti», è stato invece eseguito da quindici violini, cinque viole, cinque violoncelli, due contrabbassi, tre fiati, e pianoforte. Questa "Primavera appalachiana", cioè sui monti Appalachi, è un balletto in un atto unico scritto nel 1944 dal compositore nato in Brooklyn da genitori russi immigrati. Il soggetto è sotto vari aspetti assai originale (dopo una cerimonia nuziale, i presenti vengono presi dal pensiero che i giovani sposi dovranno un giorno morire, ma la sposa si rifiuta al pessimismo e si dà ad una danza festosa ribellandosi a un dio che dà la vita e l'amore per poi crudelmente toglierli), ed il titolo, datogli dalla coreografa Martha Graham, è prelevato da una poesia di Harold Hart Crane – il poeta che 32enne si suicidò nel 1932 imitando Martin Eden di Jack London – il cui soggetto per altro nulla v'ha a che vedere. Il cronista non sa capire il perché, con tanta musica sinfonica che esiste, si preferisca programmare la musica di un balletto priva della coreografia, tanto più che i programmi di sala dell'Accademia filarmonica di Verona non prevedono di dedicare spazio alla presentazione delle musiche.

Ma questa volta mancano altresì le biografie degli interpreti e la storia dell'orchestra, per cui di questa orchestra Machiavelli, composta da elementi tutti giovani, non sappiamo nulla. Possiamo dire che, dal palco di prim'ordine che questa volta ci è stato assegnato, la lituana Renata ch'era in nostra compagnia e che ha un figlio il quale studia musica, ha individuato fra gli strumentisti alcuni allievi del Conservatorio veronese, il che lascia presumere che si tratti dell'orchestra appunto degli allievi del conservatorio Dall'Abaco. A questo proposito il cronista si prende la libertà di ricordare come, in occasione del primo concerto della rassegna "Il settembre" affidato ad un'orchestra di giovani straniera, avesse annotato che un'orchestra formata dagli allievi del nostro Conservatorio locale, non assoggettata a costi di viaggio e di soggiorno, avrebbe senza dubbio offerto risultati migliori.

Una breve divagazione ancora a proposito della pubblicizzazione che ha visto il nome della compagine qua e là mutato in "orchestra Macchiavelli". Avevo professore di lettere in terza liceo a Genova il professore Cicciarelli, il quale – padre del mio futuro capo servizio al giornale "Il lavoro" e poi amico Tullio, col quale non era in rapporti perché, fascista, era stato messo al bando dal figlio socialista, – il giorno in cui ci parlò di Niccolò Machiavelli, come già in altra occasione ho raccontato, terminò la sua colta e apologetica lezione col proclamare: «E' questo, signori, lo spirito altissimo e nobile della dottrina di Niccolò Machiavelli... il quale tra parentesi si scrive con una sola -c- ».

Torniamo alla serata di ieri con la seconda parte del programma che ha avuto inizio con il terzo movimento (10', un allegro impetuoso, per quanto non indicato) del "Concerto n.1" per marimba e orchestra di Armando Anthony detto Chick Corea, nome ben noto quale tastierista di jazz e di rock, violentatore dei Concerti di Mozart, non altrettanto quale compositore. Questo suo insolito Concerto (la marimba è uno xilofono provvisto di varie risonanze) è apparso, devo dire, una cosa seria, tanto sotto l'aspetto della scrittura solistica, assai complessa, realizzata inappuntabilmente da una giovanissima Mika Stoltzman, quanto sotto quello orchestrale.

Conclusione col noto "Concerto per clarinetto" del Copland (20'), solista un anziano Richard Stoltzman, non sappiamo se consanguineo della precedente solista: interpretazione magistrale, ed applausi a non finire, approdati ad un bis (6') eseguito in duo dal clarinettista insieme con la percussionista. Al termine – erano le ore 22.25 –, come gli spettatori iniziavano ad alzarsi, alcuni strumentisti dell'orchestra – ho notato fra gli iniziatori i contrabbassisti – , palesando evidenti predilezioni sopite ma latenti, hanno preso a ritmare sui loro strumenti senza l'apporto di melodia né tanto meno di armonia, quasi sino ad allora avessero suonato per costrizione e di malavoglia, ed ora potessero sfogarsi. Non pochi spettatori hanno iniziato ad assecondarli battendo le mani ritmicamente nella consueta maniera demenziale tipica del frastuono che prende luogo della musica: agli altri, dopo una iniziale perplessità, non è rimasto che alzarsi ed avviarsi all'uscita. Peccato, eravamo entusiasti nell'illusione di giovani intelligenti che non hanno ceduto al diffuso gusto della musica-fracasso e sanno quale sia la musica vera. E' di conforto l'avere notato che alcuni – in particolare violiniste e violiste – non partecipavano all'orgia fracassona e ne attendevano passivamente il termine per avviarsi a lasciare il palcoscenico.

Al Filarmonico,  un’orchestra Machiavelli di giovani nel più bel concerto della stagione 2017