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Ricordo di una maestra di pianoforte

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Verona, 9 marzo 2018. – di Sergio Stancanelli

A beneficio di mio fratello Aldo, per quanto io ricordi, nostro padre acquistò un pianoforte. Era, ed è, un Fiedler di Leipzig verticale di buon pregio, che tiene l'accordatura a lungo (anche oggi ch'è poi rimasto in mio possesso, dopo qualche decennio è ancora accordato, salvo un sol per mettere a posto il quale un accordatore mio amico m'ha chiesto 200 euro sicché il sol se ne resta come sta e giace, vittima devo dire della mia pigrizia poi che potrei io stesso provvedere alle sue modeste necessità).

Correvano i primi anni '4o ed imperava la canzone "ll valzer delle candele", una composizione di Cedric Dumont costruita su un motivo preesistente, che fu determinante nel successo del film "Il ponte di Waterloo" di Mervyn Le Roy. Io m'acquistai lo spartito per canto e pianoforte, e nota per nota, dito per dito, decifrai, dopo la bella melodia, la struttura – invero assai semplice – dell'accompagnamento: ed imparai a suonarla, dapprima timidamente, poi trionfalmente.

Insieme con il pianoforte aveva fatto il suo ingresso in casa nostra un'insegnante, Elvira Rusconi, dalla quale mio fratello ed io cominciammo ad imparare i primi elementi della tecnica pianistica. O fors'anche qualcosa di più, com'è vero che anni dopo Aldo, trasferito a Trieste, sarà per venticinque anni maestro del coro nella chiesa dedicata ai Ss. Ermacora e Fortunato nel rione di Roiano. Ma io volevo comporre, e dopo qualche canzone m'impegnai con un poemetto, la poesia finale della raccolta "Toi et moi" di Paul Géraldy.

Non senza cimentarmi nell'esecuzione dell'adagio dalla "Sonata op.27 n.2" di Beethoven.

"Il valzer delle candele" è nella tonalità di fa maggiore, ed io scrissi – ed in sèguito scriverò – monotonamente in fa, maggiore o minore. Il pianista più noto in Genova dove abitavamo era il maestro Mario Moretti, del quale leggevo spesso il nome nelle notizie sul quotidiano locale "Il secolo XIX", specialmente in recital quale accompagnatore di cantanti (ma lo ricordo anche al piano in "La sagra della primavera" di Stravinskij). Io mi presi l'ardire di telefonargli e di presentarmi a lui, con lo spartito per canto e pianoforte del mio poemetto, e con l'esecuzione di "Al chiaro di Luna", di cui mi corresse la diteggiatura.

"Toi et moi" lo riscrisse ex novo, rispettando il canto ma correggendo l'armonizzazione: non priva, non ebbe ritegno a dirmi – su mia richiesta – di ingenuità (avevo messo al basso accordi di cinque note). Divenimmo amici, dandoci del tu. La maestra Rusconi, non più mia insegnante, mi disse, con evidente afflizione: - Tu ora studi col maestro Moretti - . – Sì - , le risposi con alterigia, come a dire la sua pochezza nei confronti dei miei valori. Fu una malvagità, dovuta a presunzione – del tutto ingiustificata – ed a cafoneria, il cui rimorso non mi ha mai abbandonato.

Ricordo di una maestra di pianoforte

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