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“Il segno dell’Ottocento”

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Fra gli autori, Domenico Bellini, Antonio Mancini, Francesco P. Michetti, Giuseppe De Nittis, Attilio Pratella, Gaetano Previati, Giovanni Segantini. In Castelvecchio a Verona 78 pastelli e disegni a matita o a penna di 56 artisti

Verona, 26 novembre 2017. - di Sergio Stancanelli

Con l'intervento di una folla impensabile per una mostra d'arte, si è inaugurata nel pomeriggio di ieri 24 novembre nella sala Boggiàn del museo di Castelvecchio in Verona una esposizione dal titolo "Il segno dell'Ottocento" che allinea 78 disegni a matita o a penna e pastelli di ben cinquantasei autori del secolo XIX provenienti dalla locale Biblioteca civica, dal Gabinetto disegni e stampe dei Musei d'arte civici di Verona, e dalle collezioni d'un banco che si cela sotto la sigla BPM.

Fra gli autori, trovano posto nomi di vasta notorietà quali Gaetano Previati, Alfredo De Simoni, Giovanni Segantini, Domenico Bellini, Francesco Paolo Michetti, Federico Faruffini, Attilio Pratella, Fausto Zonato, Ambrogio Riva, Vincenzo Dattoli, Antonio Mancini, Pietro Maria Ronzoni, Giuseppe De Nittis, Angelo Dall'Oca Bianca e Henry Coleman.

Promossa dalla Direzione musei d'arte, monumenti e biblioteca civica del Comune, curata da Elena Casotto insieme con (meglio che insieme a) Sara Rodella, ufficio stampa Alberta Faccini, per la direzione di Agostino Contò e Margherita Bolla, la mostra rimarrà aperta tre mesi, sino al 25 febbraio dell'anno prossimo. L'ingresso, euro 7.50, dà diritto alla visita dell'intero museo.

La cronaca annota che l'inaugurazione ha avuto luogo in una stanzetta di piccole dimensioni la quale dieci minuti prima dell'orario fissato era già completa nei posti a sedere e stipata di folla all'in piedi. Intervenuto insieme con l'amica miniaturista Nelly Pederzoli, figlia del pittore Vasco, e rimasto con lei e con numeroso altro pubblico in piedi nella stanza adiacente – abbiamo avuto dalla cortesia di una addetta due seggiolini onde poterci sedere – , ignoro chi abbia tenuto le conversazioni inaugurali, né nel locale dove ci trovavamo si udiva una parola di quel che veniva detto.

Nelle illustrazioni due dei disegni esposti nella mostra.

“Il segno dell’Ottocento”