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“America d’altri tempi” III

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Sedici incisioni statunitensi dal 1818 al 1846 da una mostra di centotrentotto.Libri ricevuti

Verona, 3 agosto 2018. - di Sergio Stancanelli (continua da "Trentino libero" 17 luglio 2018)

31. "Giornata d'elezioni", 1818 circa. Incisione (incompleta) di Lawson da J. L. Krimmell. Gallerie Kennedy di New York. «Quando visitò gli Stati uniti nella prima metà del secolo XIX, lo storico francese Alexis de Tocqueville ebbe ad osservare che il popolo americano aveva una irreprimibile tendenza al mutamento e alla libera espressione della propria personalità, quali che ne potessero essere le conseguenze. Le frequenti e dibattutissime elezioni che si svolgevano per accertare gli orientamenti dell'opinione pubblica, parvero al Tocqueville addirittura piccole rivoluzioni. In un certo senso, aveva ragione: l'affermarsi rapido di uno spirito democratico che non era stato previsto nei suoi sviluppi di dettaglio quando la nazione fu costituita, prese l'aspetto di una continua, pacifica rivoluzione, che continua tuttora. Sul fondo di questa veduta si nota lo storico palazzo dello Stato o palazzo dell'Indipendenza di Philadelphia, nel quale fu promulgata la Dichiarazione d'indipendenza, e che oggi è per il popolo americano uno dei più importanti monumenti della sua storia. »

32. "La città di Washington", 1833. Acquatinta di William J. Bennett da G. Cooke. Biblioteca del Congresso. «All'epoca in cui venne eseguita questa stampa, la capitale degli Stati uniti era una cittadina modesta ben lontana dal rappresentare la realizzazione pratica del progetto grandioso che l'aveva ispirata. Gli unici edifici di un certo rilievo, qui riprodotti, sono sullo sfondo la Casa bianca ed il Campidoglio, ed in primo piano gli stabilimenti dell'Arsenale militare marittimo (con le bandiere). Qualche anno più tardi, il Dickens, non senza esagerazione, paragonava Washington ad uno dei sobborghi più poveri di London. Eppure proprio in quegli anni i princìpi democratici dello Stato americano venivano tradotti in una comune prassi politico-sociale, e cittadini di tutti i ceti partecipavano alla vita della democrazia con un interesse sempre più vivo che agli elementi conservatori sembrava – come del resto era – veramente rivoluzionario. »

33. "A caccia di voti", 1853. Litografia del Regnier da George Caleb Bingham. Galleria d'arte dell'università Yale. «Quando George Caleb Bingham componeva le sue scene di vita contemporanea nello stato del Missouri, gli istituti della democrazia politica americana erano ancora in corso di elaborazione pratica. Pochi erano coloro i quali fingevano di credere che il voto sollecitato al cittadino singolo fosse sempre attribuito saggiamente, o che il parere della maggioranza fosse sempre automaticamente il metodo più pratico ed efficace di governo per una massa larga di gente dai precedenti, dagli interessi e dai pareri diversi, che doveva con pazienza e disciplina, per via di compromessi e accordi, imparare a vivere assieme ed a forgiarsi un destino comune. »

34. "Il ballo dei mietitori", 1849. Litografia di Leon Noel dal quadro di William Sidney Mount. Galleria d'arte dell'università Yale. «La democrazia in America non si trasformò in un modo di vivere caratteristico e nazionale se non circa mezzo secolo dopo la Dichiarazione d'indipendenza. E soltanto attorno al 1820-30 la stessa parola democrazia cominciò ad essere accettata universalmente (in precedenza le si attribuiva il significato di un sovversivismo pericoloso), e il senso d'eguaglianza, nella teoria politica come nella pratica sociale, divenne il leit-motiv della vita americana. Soltanto allora gli artisti, pittori ed incisori, cominciarono a intravedere nelle piccole cose della vita quotidiana soggetti idonei su cui esercitare le loro abilità. William Sidney Mount fu tra i primi a riconoscere, nell'ambiente rurale che lo circondava, la poesia del lavoro umano; molti dei suoi quadri furono presto riprodotti in stampe popolari. »

35. "L'università della Virginia in Charlottes ville", 1856. Litografia di E. Sachse & aiuti. Galleria d'arte dell'università Yale. «A giudizio di molte delle influenti personalità che contribuirono a creare gli Stati uniti, l'istruzione doveva essere generale, libera alla portata di tutti e di tutti i ceti, se si voleva che il nuovo esperimento democratico avesse successo. E così come il concetto del suffragio universale e insieme con esso, anche questo principio trovò crescente ed energica attuazione negli anni successivi alla nascita della nuova nazione. L'università della Virginia, inaugurata nel 1825, realizzava in parte il vasto e capace disegno di educazione popolare sognato da Thomas Jefferson, che n e progettò anche gli edifici. Doveva essere un centro libero e non confessionale di studï elevati, mantenuto a spese dello stato della Virginia. Da allora in poi le università di Stato si sono affermate quale eminente ed importantissimo strumento di cultura. »

36. "Comizio in campagna", 1853. Litografia di John Sartain da George Caleb Bingham. Galleria d'arte dell'università Yale. «Anche questa vivace rappresentazione di un comizio rurale fa parte delle scene di vita nel Mid-west americano, dipinte verso la metà del secolo XIX da George Caleb Bingham, pittore e ritrattista che, nativo di quella regione, si interessò attivamente di politica nello stato del Missouri. Il suffragio universale era apparso pregiudizievole ed azzardato a molti degli estensori della Costituzione: ma al tempo in cui il Bingham ritraeva queste scene, il diritto di voto era già stato esteso quasi tutte le classi di cittadini, e la fede nella sovranità popolare quale rimedio contro i mali politici e sociali stava rapidamente assumendo il fervore d'una religione. »

37. "Elezioni di contea", 1851. Incisione di John Sartain da George Caleb Bingham. Galleria d'arte Corcoran. «Le elezioni amministrative in un piccolo villaggio del Mid-west di cent'anni or sono facevano affluire alle urne cittadini d'ogni ceto, spesso in stato di eccitazione considerevole. La zona geografica cui l'incisione si riferisce, sita al centro del continente americano, era allora una terra nuova e quasi vergine: ma gli ideali della sovranità popolare erano già stati tradotti in realtà politica valida sino agli estremi confini del Paese. Il voto non veniva ancora dato con la procedura segreta che più tardi sarebbe stata adottata, ma gli Stati uniti stavano già evolvendo rapidamente – e talvolta tumultuosamente – nella democrazia più compiuta che mai il mondo avesse visto. »

38. "Distribuzione dei premi della Associazione artistica americana", New York 1847. Litografia di Sarony & Major da T. H. Matteson. Biblioteca del Congresso. «Verso la metà del secolo XIX l'Associazione artistica americana portò migliaia di cittadini della provincia a contatto – spesso per la prima volta – con le arti figurative. I membri dell'Associazione, sparsi per tutto il Paese, ricevevano ogni anno riproduzioni di quadri moderni di autori americani: i quadri, scelti dai dirigenti dell'organizzazione – eletti dai soci – venivano esitati direttamente dagli autori. Si teneva anche un'esposizione, e la notte di Natale alcuni dipinti, acquistati con la rimanenza delle quote sociali, venivano estratti a sorte fra i soci. »

39. "Cortei di macellai", Philadelphia 1821. Acquatinta di J. Yearger da J. L. Krimmell. Gallerie Kennedy inc. di New York. «L'origine di questa splendida processione – dice la leggenda di questa stampa – si ritrova nel costume di trasportare al mercato della carne mandrie di bestiame da esposizione che per numero, qualità, beltà e varietà non hanno pari in altro macellato d'alcun tempo in questo Paese. La campagna attorno a Philadelphia era in quel tempo la meglio coltivata e la più redditizia di tutta l'America. I numerosi agricoltori tedeschi immigrati nella zona lavoravano la terra ed allevavano il bestiame con instancabili e pazienti cure, non comuni nell'America di quell'epoca in cui il contadino sfruttava il terreno sino ad esaurimento per poi muovere verso le terre vergini disponibili nell'ovest. In un paese con così bassa densità di popolazione, la quantità del prodotto pareva allora assai più importante della resa per ettaro. »

40. "Si taglia il ghiaccio del lago Rockland", 1840 circa. Litografia di G. & W. Endicott da John W. Hill. Biblioteca del Congresso. «Gli americani hanno una vera passione per le bibite ghiacciate, ed è una passione che dura da moltissimo tempo, dovuta probabilmente alle frequenti giornate torride estive. Intorno al 1820 venne ideata una macchina per tagliare il ghiaccio, di funzionamento assai economico, che ridusse il costo del ghiaccio in maniera tale da farne un genere di largo consumo per tutto l'anno. Sorsero grosse società commerciali che provvedevano ad esportare il ghiaccio all'estero, sino in India, dove giungeva a bordo di grossi velieri. Quando l'autore della guida Baedeker per gli Stati uniti si recò in America, ebbe ad osservare che il tintinnio del ghiaccio nei bicchieri risuonava di continuo negli alberghi americani. »

41. "Che tempi!", 1840. Litografia di H. R. Robinson da Edward W. Clay. Museo della città di New York. «I tempi, nel 1840, erano difficili, e questa vignetta politica non lascia dubbi in proposito: gli operai sono disoccupati o inattivi, una povera vedova chiede l'elemosina, i monti di pietà fanno affari, le navi sono ferme in porto, le fabbriche sono chiuse, e vi sono ancora altri sintomi della crisi economica. L'autore del disegno, nella speranza di influire sull'andamento dell' elezione presidenziale del 1840, ha deliberatamente esagerato gli effetti del panico economico che aveva colpito gli Stati uniti tre anni prima, rivelandosi per quei tempi come la più grave fra le periodiche interruzioni che si verificavano nello sviluppo economico della Nazione. Le ripercussioni della crisi erano particolarmente sentite dalla numerosa popolazione che affollava la città e viveva ormai lontana dalle fonti naturali di lavoro e di sostentamento. »

42. "Davanti alla dogana", New York 1845. Litografia di Robert Kerr. Biblioteca del Congresso. «Come si vede da questa stampa, il tipico businessman americano era già ritenuto un buon soggetto da caricature più di un secolo fa. Generalmente parlando, era un tipo talmente preso dalle attività quotidiane della sua azienda che non trovava tempo per svagarsi; le occasioni di migliorare la sua posizione, così numerose in una società nuova, si traducevano per lui in una continua febbre che lo teneva in attività incessante, preso alla gola dai suoi affari. Come personaggio, è ancora riconoscibile nelle vignette dei nostri giorni. Il palazzo della Dogana di New York, costruito sullo stile di un tempio ellenico, rimane tuttora a testimonianza dell'entusiasmo per l'architettura greca che invase gli Stati uniti nella prima metà del secolo XIX. Da un lato le simpatie per la Grecia che combatteva la sua guerra d'indipendenza, dall'altro un vivo interesse per le democrazie antiche dell'Ellade, contribuirono a dare a questo stile architettonico – con tante varianti locali – una popolarità diffusa in tutta l'America. »

43. "Verso la chiesa", Westfield Farms, Massachusetts, 1853 (?). Litografia di F. Gleason del 1875 (?) dall'originale di George H. Durre. «Federico il grande sosteneva che è diritto di tutti andarsene in Paradiso per la strada preferita: questo principio, rilevava cinquant'anni fa lord Bryce – uno degli osservatori più acuti di cose americane – , era stato pienamente applicato negli Stati uniti. La profonda, diffusa influenza della religione nella vita americana, ancora colpiva il nobiluomo inglese. Il campanile del tempio protestante che sorgeva al centro di tutte le vecchie città della Nuova Inghilterra, è divenuto una specie di simbolo storico di quello spirito di religiosità che imbeveva anche genti di diversa fede, venute più tardi in America da terre lontane, e sistematesi in zone remote del Paese. »

44. "Riunione evangelica all'aperto", 1830-35. Litografia di Kennedy & Lucas da A. Rider. Biblioteca del Congresso. «Le condizioni sociali in America facilitavano gli esperimenti più disparati in materia di pratiche religiose, molte delle quali apparivano strane o addirittura assurde ai viaggiatori di altri paesi, dove il costume religioso era parimenti ingenuo ma più fermamente stabilito. In epoche diverse, territori del Nuovo mondo furono investiti da ondate di protestantesimo evangelico che erano una sorta di reazione ai culti divenuti troppo formalistici. Nelle funzioni all'aperto si svolgevano sovente cerimonie di reviviscenza improntate ad un ritorno alle origini così frenetico da sembrare al profano quasi un'orgia barbarica. Ma nel West, dove le famiglie erano sovente isolate per lungo tempo in zone selvagge, la solitudine poteva diventare disperazione, e queste riunioni occasionali assumevano così un valore sociale importante. D'altronde, quello era un mondo turbolento, e le sfrenate manifestazioni collettive contribuivano a dare sfogo a passioni che altrimenti avrebbero potuto trovare sbocchi più pericolosi. E in ogni caso quelle cerimonie permettevano al Vangelo di giungere là dove i normali servizi religiosi non penetravano. »

45. "La marcia dei mormoni verso l'Utah", 1870. Incisione di A. B. Houghton. Museo d'arte Metropolitan di New York. «I mormoni erano una delle numerose sette religiose animate da ideali utopistici che costituirono nel Nuovo mondo comunità separate, nella ricerca di una vita migliore. Questa tendenza verso idealistiche organizzazioni comunitarie ebbe all'atto pratico una parte notevole nella storia degli Stati uniti. Impossibilitati a realizzare il loro sogno nelle zone più popolose d'America, i mormoni – che praticavano la poligamia – si stabilirono in una zona quasi desertica a ovest delle Montagne rocciose. Qui, in pochi anni, crearono una comunità agricola vasta e prospera con centro in Salt Lake city, che divenne meta di folti gruppi di proseliti anche dall'Europa, sino a che, col passar del tempo e a somiglianza di altri gruppi congeneri, anche i mormoni divennero parte integrante della Nazione americana. »

46. "Giuramento anti-alcoolico", 1846. Litografia di J. Ropes. Biblioteca del Congresso. «L'America è stata ritenuta sempre il terreno ideale per gli esperimenti di riformatori umanitario-sociali d'ogni specie: sono pochi i profeti di nuove formule per salvare la società, risolverne i problemi e correggerne i vizi, che non abbiano avuto agio di farsi ascoltare e di crearsi un sèguito di qualche genere. Verso la metà del secolo XIX il filosofo e saggista Ralph Waldo Emerson osservava che tutta la nazione sembrava sicura che ogni malizia particolare s'avviasse ad una fine rapida. Da un opuscolo di una società di temperanza dell'epoca, la stampa riproduce la scena di un ubriacone pentito che firma la sua dichiarazione d'indipendenza dal dominio di re Alcol. »

3 – continua

“America d’altri tempi” III

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