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“Burri alla prova del fuoco”

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Vi racconto come nacquero i sacchi che diedero notorietà al medico-pittore

Verona, 10 settembre 2018. - di Sergio Stancanelli

Un servizio di tre pagine a colori dedicato all'artista Alberto Burri recentemente pubblicato su "il Venerdì" (22 giugno), ha suggerito ad alcuni lettori - cito per tutti il dottore Raffaele Coluccino onde smentire l'ipotesi che d'altri non si tratti se non di me medesimo, - di chiedermi conferma di quanto a suo tempo da me pubblicato in merito su giornali e riviste.

Sì, confermo, è tutto vero, e ne è testimone la signora Gabriella Bairo, titolare della galleria "Motivi d'arte" di Rapallo, che all'epoca abitava in Perugia ed era cliente del negozio di carbonaio di cui si tratta. Traggo l'articolo a mia firma dalla rivista "VeronArte", organo della Società belle arti di Verona, numero di marzo 2002.

Vi racconto come nacquero i sacchi che diedero notorietà mondiale ad Alberto Burri., «la cui ricerca – secondo l'"Enciclopedia di Repubblica" (vol.3, pag.556) – costituisce un momento fondamentale all'interno del panorama dell'informale europeo, per la sua scelta materica ed espressiva». C'era una volta in quel di Perugia un medico il quale si dilettava di pittura, ed ogni due anni mandava alla Commissione selettiva della Biennale d'arte di Venezia un suo paesaggio ad olio di fattura tradizionale, che puntualmente non veniva accettato.

Se ne sdegnava l'artista, e tanto più in quanto alla mostra venivano poi ammessi lavori che, a suo giudizio, con l'arte nulla avevano a che fare. Si era ai primi anni Cinquanta quando il medico-pittore disse agli amici: - Questa volta da Venezia sentirete parlare di me. Metterò pubblicamente alla berlina quegli "esperti" che di arte nulla capiscono - . Si recò dal carbonaio che aveva bottega sotto a casa sua e gli chiese di cedergli in sacco vuoto. - Gliene cerco uno sano e glielo lavo bene, dottore – disse il negoziante - . – No, mi serve lacero e sporco - . – Va bene, dottore, come vuole lei - . Fu così che il pittore Albero Burri fece lussuosamente incorniciare un sacco da carbone lercio e tutto strappi, e lo affidò ad un corriere, destinazione Venezia.

Si fregava le mani, il medico burlone, aprioristicamente divertito del suo oltraggio a una Giuria incompetente, del quale si sarebbe parlato in tutt'Italia: lo scandalo avrebbe travolto gli organizzatori della Biennale. Ma, come si sa, le cose andarono diversamente: la Giuria, competente o no che fosse, assegnò il primo premio al sacco di Burri. Questi per un po' di tempo scomparve dalla circolazione, e quando tornò a farsi vedere era onusto d'una fama che aveva fatto il giro del mondo. Da allora abbandonò la medicina ed i paesaggi per la sacchenteria.

“Burri alla prova del fuoco”