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La gloria. Un monologo inedito

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Trento, 12 dicembre 2014. - di Massimo Sannelli

ASPETTARE

Aspetto il Maestro. Tra poco arriverà il Maestro. Il Maestro, che è anche l'Autore, è un uomo: è un uomo e crea le sue opere. Le opere del Maestro sono difficili da capire.
Io non sono qui per capire. Sono una modella e un'attrice, e mi chiamo Gloria. Prima mi chiamavo Laura e il cognome non lo dico, ora sono Gloria, Gloria e basta, perché devo lavorare: il nome Gloria mi porterà fortuna ed è internazionale. Tutti lo capiscono, come lo capisco io.

Ora sono qui, a Milano, zona viale Certosa. Bene, sono arrivata, entro. Buongiorno, vieni, mi dico

no, ora devi aspettare e ambientarti, tu ti spogli ed entri nella stanza; devi entrare nel ruolo, ok? Sei pronta, tutto bene? Pronta, sì, tutto bene. Il Maestro arriva tra dieci minuti, tu ambièntati, lui arriva quando vuole. Va bene. Faccio tutto.

Mi è chiesto di essere una donna giovane, una specie di allieva; poi devo sedurlo. Allora dovrò essere infantile e rabbiosa, nello stesso tempo. Il Maestro vuole rappresentare questo incontro tra un Maestro e un'allieva, una modella, io, Gloria. L'incontro sarà rappresentato, ecco perché serve una modella e un'allieva: in fotografia, in pittura, in un film. Mi ha chiamata e mi mette alla prova, eccomi qui. 

Questa parte richiede che stia un po' nuda. Non è mai un problema. Ci sono abituata, davvero. Bene, aspetto il Maestro, che arriverà tra poco: vuole che io mi ambienti qui, da sola, che io mi adagi sul divano, che è un pezzo della scena, e Gloria non perde tempo. Gloria è un'attrice e una modella. Mi hanno detto: il personaggio si chiamerà Lidia, il nome è leggero e mi piace. Mi spoglio lentamente.

MEDITARE E RESPIRARE

Bisogna meditare e respirare, se no come riesci a stare ferma?
Bisogna fare il gioco: vedo nero, vedo nero, vedo nero, vedo nero. Insomma: vedo nero. Respiro e le gambe non ci sono più, i piedi non ci sono più, le mani e le braccia non ci sono più, c'è solo il respiro. No, non è vero: non c'è solo il respiro. In me, dico. C'è anche il mio pensiero e il pensiero è un rullo e pesa.

Io non odio il pensiero. Io non sono una mistica. Se mi abbandono, non è mai un abbandono totale. Nemmeno quando faccio l'amore; e lo faccio, lo faccio, anche tanto. Ma io non perdo mai il controllo. Mai. Sono fatta così. Se mi accendo, lo decido io, tutte le volte.

Il mio corpo deve essere controllato e morbido. Il Maestro è molto severo. È gentile e durissimo, nello stesso tempo (tutto è sempre nello stesso tempo). Beh, sì, lui mi piace. E non poco, no, no. E io? Io gli piacerò? Non dico solo come modella. Vorrei piacergli come... beh, come Gloria... ma sì, come Laura... Laura ha un pensiero e il pensiero è un bel nastro sonante, pieno di campanellin, tin tin tin, ecco tutto. Devo ricordarmi queste parole: il pensiero è un nastro sonante, tin tin tin... e io sono brava, davvero. Devo rilassarmi e pensare. Devo meditare e respirare. Vedo nero, vedo nero, vedo nero. Le mani non ci sono più. OK, c'è solo il respiro, ce l'ho fatta.

LA POSIZIONE ERETTA

Ora mi alzo in piedi, perché il Maestro sta per arrivare. Sono già passati i minuti e manca poco tempo. Dai, ora arriva. Sei pronta? Sì, sì, sì, certo che sono pronta, in posizione eretta, il respiro è pieno, la pancia si alza nel respiro, e poi si abbassa, sono truccata, sono lucida, e sono quasi nuda come lei, che si chiama Lidia.

Ora diciamo che Lidia sono io. Entro nell'opera del Maestro. Voglio esserci. Anch'io vorrei essere allieva di questo Maestro. Lui non è il migliore, a dire il vero. Non è questo che conta, ora: è uno dei migliori, certo, ma a me importa che sia il migliore per me. E io? Io sarò la migliore per lui, è chiaro. È tutto chiaro e semplice.
Una bella voce si imposta e spacca tutto.

La voce deve essere educata.
Come sono lucida, wow.

Ma un corpo fermo ha la forma che gli dai. Non si muove, non si muove. Il corpo di Lidia non è più il corpo di Laura, o di Gloria.
Basta così: una modella deve essere muta e morbida. Io sono muta e morbida. Ecco, la porta si apre, io sono pronta e lui arriva. Il Maestro arriva, da solo. Siamo soli.

FELICE DI PARLARE

"Tu sei Gloria?", "Sì, io sono Gloria".
"Sei pronta?", "Sì, Maestro, sono pronta".
"Stai lavorando, in questo periodo?", "No, Maestro, non sto lavorando, ma vorrei lavorare con lei".
"Bene. Spero che si possa lavorare insieme".
Queste sono le prime parole, le annoto bene, le segno nella mente, ok, il Maestro è bello, ancora giovane, gli occhi sono scuri e non si abbassano mai, mi guarda con gli occhi negli occhi, non è vile come molti uomini. Quasi tutti gli uomini sono deboli ma lui non è. E io sono qui, sono in piedi accanto a lui, che è in piedi. Non mi fa cenno di sedermi, e per questo non mi muovo. Sono dritta e mostro le tette. E penso, sì. Penso come una bambina e penso che staremmo bene insieme. Penso che sognare non costa niente e pensare è meglio che sognare. Penso e vedo: il Maestro ha osservato un po' come sto nuda, è normale perché è un uomo anche lui. È un uomo ed è un maschio. La sua educazione lo rende preciso e gentile, ma non è debole, come tanti. No, è un uomo. Mio Dio, se è un uomo. E mi guarda, mi guarda.
A me piace essere guardata.

TUTTO IL TEATRO È IL MONDO

Il Maestro fa un gesto.
Significa che vuole il silenzio. Conosco quel gesto, è un gesto famoso: è un atto di comando e significa silenzio. Bene, ora facciamo silenzio. So che dopo il silenzio non mi darà il via, ma aspetta che io inizi. Ecco, mi sento pronta e inizio ad obbedire.
Mi suggerisce gesti e posizioni. Io eseguo.
Mi dice come tenere gli occhi. Io eseguo.
Mi dice di metterci l'anima. Non capisco. Eseguo qualcosa. Ci provo.
Mi tocca, mi sposta, a volte va bene e a volte no.
Il Maestro parla di Lidia, il mio personaggio. Dice che è una donna facile. Ha molti uomini e li ama tutti, sempre, tutti. Io sono nella situazione ideale per creare la tensione. E io, cazzo, so creare la tensione. Davvero? Davvero. So creare la tensione. E giustamente. E naturalmente. Penso che mi sto eccitando, eh?
Sì, Laura, tu ti stai eccitando. Sì, Gloria. Bravissima. E anche lui si eccita: anche lui, come te.

ATTI IMPURI

Ora io sono Lidia e devo sedurre il Professore, il Maestro. È una finzione, una prova, e dopo sarò scelta, è certo. Potrebbe accadere nella realtà, non è vero? È vero, è vero. Devo avvicinarmi a lui, e lui sarà esitante, ed ecco che il Maestro fa bene la parte, ed esita; devo toccarlo, e il Professore sarà turbato, e il Maestro è bravo, è turbato, e io sono brava a toccarlo, dolcemente: il mio personaggio non manca di grazia, mai; cazzo, tocco un uomo, ma io so come toccarlo. E odio le parole, in quei momenti.
Io, Laura, non parlo, quando tocco un uomo. Sono muta e morbida.
In ogni caso, una modella non può parlare. È muta e morbida.
Non mi piace l'uomo che mi tocca e mi parla. Lo voglio muto e forte.
Ora mi faccio toccare e lascio che lui si abitui a me. È eccitato e si vede, ma conserva un po' di educazione. Mi piace questo. Mi piace una passione con un po' di controllo. E io mi controllo? Vediamo: Laura, il Maestro ti piace e lo sai. L'hai saputo subito. Anche tu gli piaci. Bene, noi andiamo avanti. Perché il nome di Lidia assomiglia al mio vero nome, Laura? Che cosa è questo, un gioco?

NASCERE DI NUOVO

Non è un gioco: è un lavoro.
Ora abbiamo finito la prova. Dopo l'ultima parola – che ha pronunciato lui, mentre io lo toccavo – c'è il silenzio.
So che ama il silenzio e lo impone prima di ogni prova, ma anche dopo. Vuole che tutti restino immobili, dopo, come in una fotografia. No, no, no, come in un quadro. Insomma, si sta immobili in qualunque quadro e in qualunque foto. E lui è un artista, no? Un autore, un regista. Fa tutto lui, tutto lui, come gli scemi, ah ah ah.
Io sono ancora un personaggio, finché lui non farà un gesto, che significa: basta, abbiamo finito, ora puoi essere Gloria o Laura, insomma abbiamo finito la prova, la parte è tua e tu sei grande.
Ma non fa quel gesto.
Non lo fa, non fa niente di niente, e rimane seduto, con gli occhi appesi al vuoto. Non guarda niente, credo. Non guarda neanche me e penso che vorrei baciarlo, adesso. Baciarlo, sì. Non sta guardando nessuno e qui ci siamo solo noi. Quando fa i provini alle donne non vuole nessuno intorno. Nessuno. Non fa filmare e non fotografa le donne. Però tocca.
E io vorrei quel gesto: la rottura del silenzio. Vorrei interrompere questa corrente e parlare con la mia bocca, vorrei baciarlo, dico la verità, vorrei baciarlo senza finzioni, io e non Lidia. Io non sono Lidia.

IL SILENZIO

Ora si può parlare. Finalmente. Parla lui, di colpo: "Bene. Noi abbiamo finito. E ora puoi andare".
Come? Ora posso andare? E non mi dice altro? No, sta per dire qualcosa, ecco che cosa mi dice, e io ascolto e registro come una macchina, e io sono una macchina, ora. Quello che dice è terribile: "Ascoltami. Quando reciti sei fredda. Fingi bene, ma non è quello che voglio. Devi muovere i muscoli, devi sorridere, quando reciti. Se no, io non posso amarti. Tu sei fredda, e per questo io non posso fingere di amarti. Tu sei tecnica e sei brava, ma io – vedi – odio la tecnica. Sì, io odio la tecnica".
E poi?
Niente da fare, saluto, esco, vado via, mi faccio suora, mi ammazzo, mi sposo, mi tocco la figa da sola, che cosa faccio ora? Non lo so.
Mi giro un istante prima di chiudere la porta.
Il Maestro è solo. Forse non pensa a niente. Forse non pensa a niente, come uno che dorme. È sdraiato sul divano, molto composto, con gli occhi aperti. Guarda il soffitto. Ora lui è una statua orizzontale sul divano, ed è bellissimo, è solo, non mi vuole bene, non mi vuole, vuole che io me ne vada perché io sono brava e fingo bene. Ecco perché non vado bene. Ma lui non fingeva, capisco, non fingeva per niente. No, non fingeva. Io sono un'artista controllata e lui non lo è. Chiudo, esco, salvo. Il Maestro è passionale, troppo duro, e non è neanche intelligente. Anzi: lui odia l'intelligenza. Peggio per lui. Io sono intelligente e lui non lo è. Ma lui è forte, e io ho finito.

La gloria. Un monologo inedito

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