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L'italiano si identifica anche nel camaleonte

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Monselice, 19 luglio 2017. - Adalberto de' Bartolomeis

Egregio Direttore, Curcio Malaparte, una personalità volubile, femminea, ostentato macho, assertore di tutto e contro tutto. Interventista nella prima guerra mondiale, ufficiale negli alpini, fascista strano, "sui generis", adulatore e sostenitore delle idee e contemporaneamente accusatore, oppositore. Una personalità molto complessa, un groviglio tra furbizia, cultura, scaltrezza, sempre a momento opportuno o più, opportunistico. Una persona, certo, di cui non ci si poteva fidare.

Controverse furono le sue posizioni, tutte, a partire dal l'assassinio di Matteotti nel 1924 ad essere, poi, attestati gli eventi infausti del regime e di una guerra che seminava morti dappertutto, ufficiale di collegamento con gli anglo-americani dopo il "patatrac" del 1943. Infine, vagabonda, sempre come un convulso intellettuale del '900 dal comunismo per l'amicizia, addirittura, con Palmiro Togliatti, fino a tornare ad una sorta di destra moderata e poi accendersi per il maoismo nel 1957, intraprendendo un viaggio in Russia de in Cina. Morì con il suo destino, carico di contraddizioni, di aver voluto turbare e disturbare.

Lui lo sapeva e continuava a ripetere: " sarò sconfitto ad Austerlitz ma non a Waterloo. Io dico che potrebbe essere interpretato come un grande incompreso, infedele è poco coerente. Non certo riflettesse una cristallina linearità di spirito. Ha impersonificato quel caratteristico, modulare, spirito di tanti italiani di sempre.

L'italiano si identifica anche nel camaleonte