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Dittatura o Democrazia?

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Monselice, 9 agosto 2019. - di Adalberto de' Bartolomeis

Caro Direttore, come "tradizione" e repubblicana consuetudine, il Parlamento chiude i battenti nel mese di canicola estiva, ad agosto, ma qualche giovane ministro, nonché vice presidente del presidente del C.d.M. ha già anticipato assunzioni di impegni da dolenti note, a partire dal mese di settembre p.v.

Il signor Luigi Di Maio, forse perché sente il peso di due cariche che si è attribuito e quindi la responsabilità istituzionale conferitagli, ha preannunciato che, sensibile ai ceti sociali, indubbiamente meno abbienti, poveri, verso i quali ha promulgato patti o contratti sociali, come il reddito d'inclusione e di dignità, avendo, forse, studiato Rousseau, ma più Marx penso, ha in animo, con tutta probabilità, di riformulare una seconda rivoluzione di ottobre.

La prima, quella del 1917, ricordata come la rivoluzione di Lenin, dopo lo sterminio degli Zar, anticipava una ferrea dittatura sovietica, dove non potevano esistere differenze di condizioni sociali: tutti dovevano essere uguali. Non poteva essere ammesso che, di fronte allo Stato di un regime comunista, esistesse un ceto medio, una borghesia o il ricco. L'intera popolazione aveva un salario comune e chi produceva di più quel di più lo Stato non lo riconosceva.

Soltanto che i capi di quella rivoluzione, nel succedersi, rendendo nullo, anche con la soppressione degli individui, qualsiasi tentativo che potesse ricordare forme di capitalismo, si dimenticavano che comunque c'erano sempre gli emarginati, chi moriva di fame.

Non sembra essere ancora il caso nostro, salvo che i "clochard"ci sono: esistono, ma loro non vengono nemmeno menzionati, per cui il germe di quella società potrebbe esistere anche qui.

E allora il ministro del lavoro che vuole fare? Cogliere da un'ideologia di estrema sinistra, ma con rigore dittatoriale, da regimi sud americani di estrema destra, l'idea che chi è ricco in pensione non solo è un "parassita sociale" perché gode di un privilegio che lo Stato gli conferisce, mese per mese, dopo che ha lavorato e naturalmente maturato il diritto, diciamo, a non fare niente, io dico invece meritarsi il giusto riposo, ma con 4.000 euro al mese è inammissibile ricevere un assegno del genere nei confronti di chi non arriva a 400 €, sempre al mese.

È evidente che il confronto è sproporzionato, ma è altresì evidente che, intanto, non sarebbe corretto, tutto d'un tratto, decurtargli tale assegno per darlo ad una platea di persone che, sicuramente, sfortunate, si sono trovate in condizioni completamente diverse: o hanno versato pochi contributi, o ancora si sono trovate perennemente senza lavoro, oppure hanno lavorato in nero, o risultano volutamente disoccupate.

La casistica c'è e induce a porsi queste domande. "Preleva ai ricchi per aiutare i poveri", giustificando pure che il sistema di contributi versati era pure sbagliato per cui dovrebbe applicarsi un nuovo sistema di calcolo retroattivo sul percepito, forse, risparmiandogli al "ricco"anche una restituzione, ma abbassando però l'assegno di pensione che riceve.

Poiché tutto mi fa pensare che vada in porto questa manovra del tutto illiberale ed anticostituzionale, visto che il governo è formato da due maggioranze ideologicamente opposte, una realtà credo unica al mondo che si è riuscita a fare in Italia, con questo particolare Esecutivo, a nessuno di questi signori che comandano sui cittadini gli viene in mente che lo Stato ha numerosi capitoli di bilancio, molti inutili perché le spese sono tante e appunto inutili, per cui se di prelievi devono essere fatti per compensare un chiaro disagio economico e sociale, ma perché mai non possono essere eliminate certe voci di spesa che rappresentano fondi strutturali, per cui il prelievo andrebbe fatto lì e non nelle tasche dei cittadini?

Dittatura o Democrazia?