Ven08182017

Last update09:39:11

Back Magazine Magazine Attualità Competenza e stile

Competenza e stile

  • PDF
Valutazione attuale: / 3
ScarsoOttimo 

Dalla letteratura alla musica e al linguaggio cinematografico, dall'ortografia alla grammatica, in radio e televisione, e sulla carta stampata

Verona, 19 aprile 2017. - di Sergio Stancanelli

Rai 1. Per "Milleunteatro" (già "Prima della prima") assistiamo alle prove della fiaba dei fratelli Grimm "Hänsel e Gretel" sceneggiata ed allestita nel teatro Valle di Roma dalla compagnia Raffaello Sanzio per la regia di Chiara Guidi e Romeo Castellucci e l'interpretazione dei loro figli Demetrio e Teodora.

In un italiano sgangherato e zeppo di «eh», la regista, insieme col marito, ci spiega il lavoro in corso, insistendo sul fatto che la rappresentazione «segue alla lettera il testo degli autori». Evidentemente, il testo del quale i coniugi si servono non è quello che noi conosciamo. Hänsel e Gretel, nella fiaba dei Grimm, si perdono nel bosco dove si sono avventurati in cerca di fragole. La storia dei genitori che non hanno i mezzi per sostentare i figli, della matrigna cattiva, dei sassolini per ritrovare la strada, che i Castellucci impiegano nella loro rappresentazione, è quella di Pollicino, "Petit Poucet", di Charles Perrault (musicata da diversi compositori, primo fra i quali, ad insaputa dei redattori del Dizionario Utet "I titoli e i personaggi", Maurice Ravel).

Ancora per "Milleunteatro": "Le smanie per la villeggiatura" di Carlo Goldoni dal teatro La pergola di Firenze. Il regista Massimo Castri usa un linguaggio lercio, schifoso e puzzolente da far invidia a Luca Barbareschi. E, come quello, sgrammaticato: - Perché te fai finta di non capire - .

Scomparso quale sprovveduto lettore delle locandine dei concerti sinfonici, dopo alcuni mesi Fabio Badalassi ricompare nella imprevedibile veste di critico musicale. Con interlocutore Gianfranco Capitta, presenta le sei composizioni finaliste del concorso internazionale Master Price in Londra, e con largo impiego di eeeh disseminati ogni tre parole ci informa che «la partitura dell'italiano Daniele Gasparini consiste in Variazioni su un tema per celeste». Celeste è Aida: lo strumento si chiama celesta. Secondo la locandina, le composizioni vengono eseguite dall'Orchestra sinfonica della B.B.C. diretta da maestri diversi: secondo il presentatore invece, dalla London symphony orchestra con unico direttore Daniel Harding. Dopo aver detto peste e corna di ciascuna e di tutte le composizioni eseguite, arrivati alla pagina dell'australiano Carl Vine, il novello presentatore dice che «il finale sembra tal quale quello della "Settima" di Shostakovich».

E' difficile riuscire a convincersi che il petulante commentatore sia in possesso almeno d'una pur vaga idea di come suoni il finale della Sinfonia di cui parla (quella celeberrima "di Leningrado"), la quale all'ascolto, a giudizio del cronista che la conosce a memoria, ha a che fare con la musica appena eseguita tanto quanto un razzo interplanetario abbia a che vedere con un palo telegrafico. Ravvisa anche, il concionatore, somiglianze con Stravinskij, innegabilmente possibili, mentre non rileva la derivazione più evidente e pacificamente ammissibile, quella da Roussel.

Gigliola Cinguetti, che tiene una rubrica sul quotidiano "L'arena" di Verona (non è di questi giorni, sto consultando la raccolta), mette a confronto Totò con Mussolini, e scrive che «il Duce ha le palle». C'è da credere che usando siffatto disinvolto linguaggio l'ex canterina si senta scrittrice "à la page": che, traduco, vuol dire con le palle. Per altro, parla delle «carrellate» degli operatori del cinegiornale "Luce" sulle folle plaudenti, e qui sorge il dubbio se volesse dire proprio quel che ha detto, o se intendesse parlare di panoramiche, che son tutt'altra cosa, anche se è frequente che chi usa questi termini prelevandoli dal linguaggio cinematografico ne ignori il rispettivo significato e li confonda l'un con l'altro.

"L'arena", "La cartella vuota dell'Ente lirico", sommario: «... protagonisti di primo piano come Mischa Meisky... ». Se è questo il modo in cui il critico musicale che scrive conosce i protagonisti di primo piano, figuriamoci gli altri: non è un refuso per Maisky (in lèttone Miša Maiskis), il titolista ha ripreso lo svarione dal testo dell'articolo.

Ancora da "L'arena", occhiello "A Buona domenica zuffa tra un'astrologa e un chiromante", titolo "Dice «Vogliamoci bene» e partono sberle in diretta tv", testo «Torneranno in video alle 19 scortati da Costanzo, e Solange (che è una donna, n. d. c.) chiederà pubblicamente scusa di cuore a Sirio, che gli risponde con termini di pace» (mi limito a segnalare lo svarione grammaticale, sorvolando sul risponde al presente anziché al futuro, che forse è un refuso).

Da "La repubblica". In un articolo con cui si ripromette di chiarire le idee a chi si permette di condividere l'ostracismo agli insegnanti pederasti, Umberto Galimberti scrive: «... e siccome di manifestazioni di intolleranza la nostra scuola non ne è priva... ». Ad esser privo di qualcosa è con evidenza chi scrive, e quel che gli manca è la cognizione delle più elementari esigenze della grammatica.

"Sette". "Lettere personali" di Isabella Bossi Fedrigotti. «Da qualche tempo sui giornali compaiono troppe espressioni in inglese, senza relativa traduzione in italiano», firmato Osvaldo da Milano. Risposta: - Sì, non sarebbe male usare meno parole straniere, o almeno mettere la traduzione - . Medesima rubrica, risposta della titolare ad un'altra lettera (di Marco da Mirano): - Nulla è perduto, il feeling può nascere ogni giorno - .

In "Blue tango", fumetto settimanale su "Sette", Sergio Staino così fa ridere il protagonista: «Ha! ha! ha!». Accanto a lui, un ragazzo emette un punto interrogativo. Anche noi lettori.
Ancora "Sette". Titolo: "Che c'azzecco con la Marini?".

Da una registrazione di "Piccoli Mozart". Mike Bongiorno – che tra l'altro non sapeva pronunciare correttamente i nomi dei compositori - : «Eseguirà uno Scherzo e una Tarantella di Wieniaski». Si tratta, come tutti – o quasi tutti – sanno, d'un solo pezzo, il celebre "Scherzo tarantella" di Henryk Wieniawsky.
Su "Primo piano": «Di paragoni con Gilles, Jacques Villeneuve non vuole sentirne parlare».

Da "Il regno del Sud" (Format, testo anonimo): «Per un abito civile gli hanno chiesto trentamila lire, e lui non ce l'ha».
"Striscia la notizia", Ezio Greggio: «Mi dispiace perché se eri qui la potevi fare te».
(programma non identificato perché già in corso) La compagna di Gabriele La Porta: «Michelangelo, accanto alla Notte ci mette una civetta».

"Macbeth", in diretta dalla Scala, direttore Riccardo Muti, non è citato il maestro del coro. Poi didascalia: «Altro maestro del coro Piero Corradino Giovannini».

"Amico flauto". Renzo Arbore: «Sentiamo dal maestro Ferrio cosa ne pensa del flauto».

"Maurizio Costanzo show": «Camilleri, per che cosa lei venderebbe l'anima al diavolo... se la venderebbe?».
Titina De Filippo intervistata da Mario Riva ("Filumena in arte Titina", registrazione): - Allora un attimo di concentramento – (in luogo di concentrazione).
"Anna Karenina", regia di Sandro Bolchi. V puntata.
– Quando non c'eri te, e quello là in arrivo, forse l'avrei già finito, il mio libro - .
VI puntata
- Io qui sola e te in campagna... - .
- A me non mi è mai importato niente, Alessio - .
- Una vita della quale non sai più che cosa fartene - .

Canale 5, presentazione del ciclo di film "Cattivi maestri", prolusione a "Zabriskie point" di Michelangelo Antonioni, Paolo Liguori a Lidia Ravera: «A quei tempi, quando uscì "Porci con le ali", te eri convinta di fare un'operazione culturale?» (!!).

Film "Ci troviamo in galleria" di Mauro Bolognini (1953).
- Eh, caro, quando c'eri te... - .
- Ce la saluti te, Caterina - .

"Autostop" di Dick Powell (1956).
- Spiacente, signora – (che vuol dire non piaccio) (il funzionario delle corriere a June Allison che ha perso la corriera).

Film "Signori si nasce" di Mario Mattoli (1960). - Il mio libretto degli assegno ce l'hai te? - (è Totò che parla).
- Sentimi te, caro (la prima donna della compagnia).
- I fiori sono sempre stati la mia passione, a te ti piacciono? - .

"L'amaro sapore del potere" di Franklin J. Schaffner (1964).
- E gli hai detto che avrei accettato? Allora ci parlerai tu – (con lui).
- Sono spiacente di averti deluso - .

"Lasciami baciare la farfalla" di Hy Averback (1968).
- Oh, scusami, sono veramente spiacente – (Peter Sellers)

"Quando muore una stella" di Robert Aldrich (1968).
- Senza di lei non sei niente neanche te - .

"Il pifferaio di Hamelin" di Jacques Demy (1972).
- Parlaci tu, è il tuo alchimista - .

"Padre Daens" di Stun Conin (1993).
- Se volete che i vostri padroni vi aspettano... - .
- Sentimi bene, caprone rosso, io a lei non gli ho fatto niente. E neanche te, vero? - .
- Voi credete che davvero quelli vi stanno a sentire? - .
- Stai zitta pure te che scioperi.
- Fermo te, che ci prendi per scemi - .
- Reverendo Daens, sono veramente spiacente - . - A te non ti serve il carbone - .
"Ricordando Hemingway" di Randa Haines (1993). - Di questo se ne discuterà sabato - .
"Sister act 2" di Bill Duke (1993).
– Oh, no! guai in vista - . – Dici? - . – Guarda te - .

"Due madri per Zachary" di Peter Werner (1996).
- Perché non provi a parlarci anche tu? – (con lei).

 

Competenza e stile