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Cantonate a gogò

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Sui giornali, in televisione, alla radio, al cinema. Cede alla lettura on-line, la carta stampata – In vendita a 25 centesimi l'uno, i libri in una libreria di Verona

Verona, 10 agosto 2017. - di Sergio Stancanelli

Avevo cominciato a scrivere questo ennesimo articolo elencando gli errori riscontrati leggendo giornali e riviste e man mano pazientemente annotati, quando mi sono reso conto che la lunghezza degli elenchi ed il loro progressivo prevedibile ulteriore allungarsi dà materia per una serie interminabile di articoli molto simili fra di loro e di lettura ad un certo momento poco allettante, perché gli errori, specie presso una stessa testata, sono ripetitivi, di scarsa rilevanza, e qualche volta dovuti, non ad ignoranza o a distrazione, bensì semplicemente a refusi sfuggiti all'attenzione del proto e del correttore.

Aboliti questi ultimi con la trasmissione via e-mail dei testi, restano gli interventi del computer, restio ad accettare parole che non sono incluse nel suo vocabolario ed inesorabilmente testardo nello scriverle in modo errato ma che lui crede giusto (provate a fargli scrivere Rommel, il nome del maresciallo tedesco: lui scriverà Rimmel, e se non state accorti, sul giornale comparirà il maresciallo Rimmel). A quelli istituzionali del computer s'aggiungono gli errori di battuta dell'operatore che danno luogo a parole estranee al discorso che state svolgendo ma che fanno parte del repertorio in dotazione alla macchina: così, dopo la comparsa del mio articolo "Giornalismo e lingua italiana" (Trentino libero 15 giugno), dovetti intervenire presso la redazione affinché sostituisse il termine errato «collegi» con quello giusto colleghi.

In considerazione di ciò, ho deciso di rinunciare a pubblicare i miei ulteriori numerosi e lunghi appunti relativi ad errori riscontrati su giornali e riviste così come alla radio, alla televisione e al cinema, e di cestinarli, salvando solo quelli che costituiscono oltraggi all'ortografia o alla grammatica italiane, o testimonianza d'ignoranza inammissibile presso chi esercita il mestiere di giornalista. D'altra parte, è tutta la cultura ad essere in crisi. Scriveva Eugenio Scalfari su "l'Espresso" del 30 maggio 2013 a proposito d'un articolo di Vittorio Feltri che su "il Giornale" stroncava il Salone del libro di Torino, reo d'essere stato monopolizzato dalla cultura di sinistra e in particolare dal Partito democratico di cui il Salone ha rappresentato il pre-congresso: «I libri sono in crisi da anni, è un fenomeno diffuso in tutto il mondo, dovuto in parte alle ristrettezze economiche ma in parte – come è dimostrato dall'analoga crisi dei giornali – dalle nuove tecnologie della comunicazione». Non tutti sentono il bisogno di provare il piacere della carta, di tenere il foglio fra le mani, magari con la sola sinistra mentre la destra è impegnata ad impugnare un lapis – come una volta a scuola rosso e blu – per segnare gli errori od anche solo i concetti discutibili. A Verona, nella già culturalmente gloriosa libreria di Bruno e Marisa Ghelfi in via Roma, dove si davano convegno gli scrittori e le persone di cultura e dove al piano inferiore esponevano i futuristi ed i più grandi nomi delle arti plastiche e figurative contemporanee (il cronista vi curò fra l'altro una personale di Enzo Benedetto), i libri vengono offerti ad euro 2 cadauno – e così pure i cd di musica classica - , mentre nella meno nota libreria di via Barbarani un cartello in vetrina avverte «10 libri a scelta euro 2.50».

Ed ora, un'occhiata alle annate di giornali e riviste. "l'Espresso", stesso numero dal quale ho prelevato l'intervento dello Scalfari, rubrica "Passioni Beauty" (sic), titolo "A tutto Sole", in tutte maiuscole, sicché non c'è il rischio di scrivere un nome proprio con l'iniziale minuscola, come invece avviene nel testo altamente culturale di Raimonda Boriani: «... raccoglie gli atteggiamenti della popolazione nei confronti dell'esposizione al sole. La crema protettiva è lo strumento più utilizzato dal 78% degli intervistati».
«... dobbiamo ridurre proporzionalmente la quantità di tempo al sole, afferma il direttore della Clinica dermatologica degli Spedali civili di Brescia». «Insomma, applicare un velo appena arrivati in spiaggia e poi starsene ore al sole e fare i bagni senza ripetere l'applicazione, non difende la pelle».

Stessa testata, stessa data, rubrica "Cultura", occhiello "Mostre", titolo "I cavi del Madre", testo «Il duo artistico Giovanna Bianco e Pino Valente è protagonista d'una mostra che il museo Madre ha allestito alla stazione napoletana di Mergellina». La mostra, a beneficio dei visitatori, è allestita nella stazione, non alla.

Ancora lo stesso settimanale di quel 30 maggio: rubrica "Economia festival di Trento", titolo "Sovranità cercasi", testo «Governi sono dovuti intervenire per salvare istituzioni finanziarie dieci volte più grandi di loro. E hanno scoperto che l'unico modo per affrontare il problema era gestire la crisi insieme agli altri [governi, suppongo] rinunciando a un pezzo di sovranità pur di non perderla del tutto». E' il sunto d'un colloquio con Colin Crouch di Roberta Carlini. L'autore dovrebbe scoprire che l'avverbio insieme regge la preposizione con.

Andiamo avanti col numero del 13 giugno, pagina "Economia", rubrica "Opere pubbliche", titolo "Maledetto stretto", testo di Gianfrancesco Turano, il quale non è da meno, e scrive: «A vincere è il consorzio Eurolink guidato con il 45% da Impregilo insieme a due imprese italiane».

E indietro d'una settimana con quello del 6 giugno, pagina "Economie", rubrica "Solidarietà", titolo "Turisti sessuali: con i mondiali", testo di Antonella Barina, la quale gareggia con i colleghi che precedono: «Mentre in Brasile il numero degli avventori italiani svetta in città come Recife, Natal, Fortaleza insieme a quello dei tedeschi e dei portoghesi, è ai primi posti anche in Colombia e nella Repubblica dominicana».

Stessa data, rubrica "Viaggi Passioni", titolo "Oltre Romeo e Giulietta", autore Gigi Padovani, che scrive: «Il pellegrinaggio di turisti in via Cappello, nel centro della città scaligera, continua senza sosta per visitare la casa dei due sfortunati amanti». Tanto sfortunati che una casa in comune non l'hanno mai avuta: in via Cappello c'è la casa di Giulietta.

Pagina "Società", rubrica "Personaggi", titolo "E' arrivata un'altra Casta", testo di Alessandra Bianchi: «L'altra Casta è bella come la prima: occhioni blu, labbra da sogno, fisico mozzafiato». Quotidianamente non manca mai qualcosa che mozzi il fiato. Da sottolineare che chi sogna labbra e si ritrova col fiato mozzato di fronte al fisico di una donna, è una donna.

Pagina "Economia", autore Leonardo Maugeri, titolo "L'Europa sogna il sole ma va avanti a carbone", testo «... peccato che le centrali a gas siano integrabili con le rinnovabili, in quanto possono compensare immediatamente la caduta di produzione elettrica da fonti intermittenti come il sole, quando il sole non c'è». Qui al titolista van riconosciute le attenuanti generiche, perché non ha fatto altro che adeguarsi al testo che gli è stato affidato da titolare. A meno che il titolo non sia un parto dello stesso autore del testo.

Andiamo ancora indietro con "l'Espresso" del 23 maggio, rubrica "Settimo cielo", titolo "Non è tutt'oro quel che Francesco", autore Sandro Magister, che scrive: «Boff ha lasciato da tempo il saio, si è sposato, e all'amore per Marx ha sostituito quello ecologista per madre terra e fratello sole ». Terra e Sole sono nomi propri e vanno scritti maiuscoli.

Un po' di pagine più avanti, rubrica "Scienze", occhiello "Cosmologia", titolo "Sette misteri fra la terra e il cielo". L'autore è Marco Cattaneo, che nel suo articolo scrive correttamente maiuscolo il nome del nostro pianeta. Più sotto è riprodotta la copertina del libro "50 grandi idee Terra", e accanto trova posto un articolo di Giancarlo Sturloni: anche qui il pianeta sul quale viviamo gode dell'iniziale maiuscola che gli compete. L'unico incompetente in materia risulta il titolista. Mi piace segnalare che nella pagina c'è anche una fotografia del matematico e filosofo Piergiorgio Odifreddi, una delle poche persone per cui nutro una stima incondizionata (ne ho citato un passo in "Amore criminale", "Trentino libero" 6 agosto).

Ancora "l'Espresso" del 23 maggio, rubrica "Economia no profit", titolo "Welfare porta a porta", sommario "Decolla il fundraising", di Maurizio Maggi, esperto di lingua inglese, di cui l'articolo è una saga: «Avrebbe potuto stupire, il governo Letta, inventandosi un dicastero senza portafoglio, ma in grado di raccogliere i suoi fondi direttamente dagli italiani. Un ministero del Fundraising, insomma». Un ministero di cosa, non so e non capisco. Un'amica mi suggerisce: non capisci? vuol dire un ministero del cavolo. «Le fondazioni bancarie hanno erogato in un anno per il welfare 380 milioni di euro, ricorda il Presidente del consorzio sociale Idee in rete». Non so cosa sia il welfare – che è scritto minuscolo e dunque certamente è meno importante del Fundraising ch'è scritto maiuscolo – : il dizionario m'informa che si tratta del benessere, tanto piacere. «Non a caso tutte le più grandi realtà internazionali del no profit, da Amnesty Internationala (sic) SavetheChildren, già dispongono di specialisti del legacy fundraising che in Gran Bretagna cattura il 65% dei lasciti». E' una ricca serie di parole inglesi giustamente in rapporto con la Gran Bretagna, non vedo cosa c'entrino con cittadini italiani lettori d'un settimanale italiano. «Tra i fundraiser saliti sul palco del festival [del fundraising] c'era anche Francesca De Marco, californiana di origini campane, chiamata a Milano dalla Bocconi per occuparsi della raccolta fondi». Sempre a raccogliere, mai qualcuno che si occupi di distribuire.

Stessa data, rubrica "Tecnologia", occhiello "Social media", titolo "Su Twitter è tutta un'altra musica", testo da non perdere, è tutto una goduria: «Twitta, file-sharing, Web, social network, marketing, Twitter, fan, twittare, hashtag, trendig topics, You Tube, microblogging, social media». Tralascio le parole italiane che si trovano qua e là sperdute fra quelle britanniche perché a questo punto c'è da credere non interessino a nessuno, diversamente il settimanale italiano, che per vivere deve vendere, parlerebbe in italiano.

Volto pagina e trovo, ancora sotto "Tecnologia", "Un bando internazionale rivolto a team di giovani creativi", «Non è uno slogan, dieci giovani team under 30 ci stanno lavorando, il progetto Ch'ange makers for Expo 2015 è nato, Telecom ha avviato una partnership con Make a cube», quest'ultimo è il primo incubatore specializzato in imprese ad alto valore ambientale e culturale. Ambiente e cultura britannici, devo supporre.

E' un numero, quello del 23 maggio, estremamente generoso nel darmi materiale per trovare a ridire. Nella didascalia di una foto leggo: «Un'immagine de "Il futuro" tratto da "Il romanzetto Lumpen" di Roberto Bolaño». Una preposizione de in italiano non esiste.

16 maggio, rubrica "Reportage" (sic); titolo, occhiello e sommario tutt'assieme: "In ogni abitazione c'è un piccolo museo con tanto di bandiera italiana, rosario, statue dei santi, ricette di cucina siciliana. E c'è ancora chi parla il dialetto degli avi". Dove, non è detto (a Santa Clara, nome attuale dell'antica colonia Trinacria, 250 chilometri a nord di Asunción, capitale del Paraguay).

Stessa testata, stessa data: rubrica"Mondo ambiente/una denuncia", titolo "Anche i Verdi inquinano", sommario "Negli Usa gruppi ecologisti e fondazioni investono nelle aziende petrolifere. La famosa scrittrice qui fa nomi e cognomi. E lancia una campagna perché tutto questo non succeda più". Chi sia la famosa scrittrice non vien detto nel sommario: ma né pur nel testo, sì che sorge il dubbio si tratti della stessa firmataria del pezzo, per la cronaca Naomi Klein, e che titolo e sommario siano editoriali.

Passo a un'escursione nelle novità librarie. Ponte alle grazie annuncia l'uscita di "La quinta mafia", un'inchiesta di Marta Chiavari. Ilda Boccassini dichiara: «Nel corso delle indagini non c'è stato un solo imprenditore che abbia denunciato e ammesso di aver subìto minacce, anche quando c'erano prove documentali incontrovertibili. In Lombardia l'omertà non è accettabile». Nelle altre regioni sì?

Fondazione Arena di Verona, per la Stagione artistica 2010/2011, informava che «Vittorio Bresciani e Paolo Valerio daranno voce a "Les preludes", poema sinfonico n.3 di Franz Liszt, e a due episodi dal Faust di Nikolas Lenau». "Les préludes" vuole un'accento acuto sulla prima -e-, e "Due episodi dal Faust di Nikolaus - Nikolaus, non Nikolas - Lenau" è il titolo di un'altra composizione (parimenti per orchestra nella versione originale) del Liszt.

Acustica service di Verona (Italia) mi scrive: «Gentile Signora/Egregio Signore, Le chiedo cortesemente un minuto del Suo tempo». A parte la differenziazione che le signore sian gentili mentre i signori sono egregi, non mi pare corretto che chi mi chiede un minuto del mio tempo si autoqualifichi cortese. Cortese semmai sarò io se glielo concedo.

Direttamente dal nostro quotidiano on-line, titolo "Nazionalismo di ritorno", nel testo «prèmiere famme» (in luogo di première femme). Se il francese non lo conosci, perché non scrivi in italiano?

Chiudo in allegria. Da "La settimana enigmistica", rubrica "Humour": - Il colmo per un matematico? Avere i calcoli! - . Versione del cronista: Dal medico. – Dite tre volte trentatré – . – Novantanove – .
– Avete i calcoli – .

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