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Boeri: “Senza aumento età pensionabile assegni più bassi”. Quindi non ce le pagano gli immigrati?

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Trento, 10 agosto 2017. - di Filippo Burla*

Date una bussola a Tito Boeri. Preso dalla smania di un'ormai evidente tentativo di scalata politica – nel campo buonista radical chic, ca va sans dire – non sa più che pesci pigliare e, dimentico del suo ruolo puramente "tecnico" di presidente dell'Inps, perde la rotta infilando una contraddizione dietro l'altra, smentendosi più volte nel giro di poche settimane.

Proviamo a ricapitolare. Era il giugno di quest'anno quando Boeri, preso da smania sostituzionista, ci spiegava con dovizia di particolari che senza gli immigrati il nostro sistema pensionistico sarebbe andato a gambe all'aria. "Se chiudessimo le frontiere ai migranti non saremmo in grado di pagare le pensioni", annunciava di fronte alla platea del quotidiano La Repubblica, ben conscio che il pubblico fosse molto sensibile (quanto poco informato) sul tema e strappando così gli applausi di circostanza.

Pochi giorni dopo – siamo a luglio – l'economista bocconiano lancia un nuovo carico: chiudere le frontiere costerebbe all'Inps qualcosa come 38 miliardi di euro, una cifra da far traballare non solo l'ente pensionistico ma probabilmente l'intero bilancio dello Stato. Vero? Falso? Più la seconda, dato che Boeri sembra non conoscere minimamente la differenza fra sistema retributivo e contributivo, dimenticandosi che quanto gli immigrati versano non rimane nella disponibilità discrezionale dell'istituto, ma prima o dopo avranno pieno diritto a chiedere indietro quanto versato – fermo restando che tra prestazioni assistenziali e sussidi già percepiscono somme mensili in misura, almeno percentualmente, superiore ai cittadini italiani.

Oggi, ciliegina sulla torta, arriva la chiosa. Siamo nel bel mezzo del dibattito sul rispetto o meno degli scalini di aumento dell'età pensionabile e Boeri se ne esce con un'ultima perla: "È pericolosissimo toccare questo meccanismo perché può avere sia effetti in avanti che all'indietro", spiega, avvisando che se l'adeguamento previsto dalla Fornero e legato all'aspettativa di vita non sarà rispettato "avremmo un ulteriore aggravio di spesa pensionistica che noi stimiamo in 141 miliardi di euro". Quello di Boeri con le cifre dev'essere un rapporto complicato. E non è l'unico, perché a questo punto delle due l'una: o gli immigrati ci pagano davvero le pensioni (e sembra siano gli unici a farlo, come se gli altri lavoratori non versassero un euro di contributi), oppure il loro apporto all'Inps è trascurabile e quindi bisogna comunque spostare più in là le lancette dell'orologio prima di consentire l'agognato buen retiro. Con le conseguenze già sperimentate: più stress per chi deve forzatamente restare al lavoro ben oltre le normali soglie fisiche di tolleranza, minor ricambio generazionale e dunque disoccupazione giovanile fissa agli insostenibili rivelli record odierni. In ogni caso, a perderci sono gli italiani.

* Classe 1987, da quel "Mondo piccolo" della Bassa Parmense celebrata dal genio italico di Giovannino Guareschi. Lauree in Scienze Politiche ed in Economia Aziendale. Eterodosso quanto bassa, cresciuto sui grandi temi della politica industriale e dell'imprescindibile intervento pubblico. Sogna la rifondazione dell'Iri e l'Italia quarta potenza economica del mondo. scrive su Primano Nazionale, organo sovranista

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