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«Ossessioni»

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Monselice, 6 dicembre 2017. - di Adalberto de' Bartolomeis

Fissarsi su qualcosa che non c'è, non esiste, ma non sussiste, può degenerare nel volere vedere cose, fatti, situazioni gravi, la cui gravità o non ha fondamento di esistere, oppure potrebbe manifestarsi una tendenza, anche in mala fede, nel dimostrare che un ipotetico pericolo per la società, in questo caso, debba essere perseguito a tutti i costi, addirittura con esemplare virulenza.

Mi riferisco ad un continuo fenomeno politico da parte di alcune autorità di governo nel volere continuare a demonizzare lo spauracchio di un ritorno al fascismo in ogni dove, dalla piccola spiaggia di Sottomarina la scorsa estate, ai monumenti che ci sono sempre stati e nessuno ha mai pensato di abbatterli quando, forse, poteva esserci anche una parvenza di ragione nel farlo, ma immediatamente dopo la guerra però!

Mi riferisco ai vari monolitici obelischi, alcuni con sbiadite, altre meno, scritte del regime fascista, di cui sono piene le piazze, i palazzi, le stesse stazioni ferroviarie e le vie, in tutta la Penisola, fino a giungere ad una bandiera acquistata ad un mercatino da un carabiniere che, qualcuno, a mio parere, di proposito, per avere sbirciato dall'esterno dentro la camerata di una caserma, dove attualmente alloggia, ora questo militare, abbia scientemente calcolato l'obiettivo di fare scatenare un putiferio, quasi che questo giovane carabiniere debba rischiare persino la "corte marziale, se esistesse ancora, per "reato di alto tradimento, con fucilazione alla schiena" e forse quel "qualcuno" non indugerebbe ad applicarla tale"sanzione", per monito ossessivo di qualcosa che non c'è, non esiste, ma sempre quel "qualcuno" vede fascismo ed ora persino nazionalsocialismo dappertutto. È così.

Non mi sento di difenderlo ugualmente questo giovane perché in una camerata di caserma il posto letto deve stare in ordine, con la mobilia che lo Stato pone in prestito, come dotazione individuale, per riporre vestiario, come previsto dai regolamenti. Quindi, da ciò che ho desunto, non mi sembra nemmeno che ci siano gli estremi per infliggergli pesanti procedimenti disciplinari. A mio avviso sarebbe già sufficiente un richiamo verbale o al massimo scritto. Il gesto lascivo e superficiale in un contesto che richiede la massima cura dell' ordine e della forma, può dare luogo al massimo ad un richiamo, verbale o scritto. Una sanzione di corpo, insomma.

L'esposizione di una riproduzione di una bandiera del II Reich, tedesca, quindi, che era in vigore dal 1871 al 1918 non ha nulla di apologetico, come l'accostamento ad un poster di un leader politico in carica sono convinto che ha solo evidenziato una disinvolta forma di esuberanza di una persona giovane che è lungi a pensare che intenzionalmente fomenti chissà quali "disegni eversivi".

Sono state fatte dichiarazioni mosse da istinti decisamente sproporzionati che non trovano alcuna attinenza con derive di destre xenofobe o rigurgiti di nostalgie che non possono esistere. Sempre a mio avviso sembra che si tenda a volere a tutti i costi sperare quasi che arrivi costantemente un pretesto per approfittare nel perseverare a parlare di fascismo o di nazismo: movimenti che sono sepolti nella storia.

Pertanto, a mio parere, si potrebbe evidenziare, invece, una tendenza esagerata, a volere manifestare da parte di alcune autorità pubbliche ed istituzionali atteggiamenti ego distonici e perciò non in linea alla realtà, non sapendo appropriatamente distinguere entità di manifestazioni che non hanno nulla di eversivo, ma tuttavia, però, le si devono punire ugualmente e questo per "il bene della collettività", senza pensare che la collettività si aspetti ben altro che venga risolto in questo Paese, i cui problemi non sono certo pretesti per scivolare, spiace dirlo, nel ridicolo e in un imbarazzante questione, che in questo caso è solo di carattere culturale.

Dispiace che se ne dia tanto peso e che telegiornali e stampa parlino pure troppo, ma quando si espongono alcune autorità dello Stato, non posso negare d'ipotizzare che loro stessi approfittino per sparare il cosiddetto carico da novanta, in cui si evince una palese matrice ideologica di appartenenza ad un orientamento politico, anche questo, non più in linea con i tempi, per cui la libertà di pensiero o di altro tipo di manifestazioni vengono molto soppesate, troppo ed il confine del loro limite è che nuocciano, facciano danno alla società, mentre si potrebbe pensare, tutt'altro che le loro reazioni sproporzionate possano invece fare morire la stessa democrazia.

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